La crisi dell’ex Ilva torna al centro del dibattito politico e sindacale con un confronto serrato che mette in evidenza tutta la fragilità di uno dei dossier industriali più complessi del Paese. Questa mattina, in videoconferenza, una delegazione del Partito Democratico guidata dalla segretaria Elly Schlein ha incontrato i rappresentanti nazionali di FIM, FIOM e UILM, insieme a esponenti istituzionali e territoriali, per fare il punto su una situazione definita “estremamente grave”.
All’incontro hanno partecipato, tra gli altri, Antonio Misiani e Andrea Orlando per il Pd, i segretari regionali e locali del partito, amministratori pugliesi e liguri, nonché i vertici sindacali Ferdinando Uliano, Michele De Palma e Davide Sperti. Un parterre ampio che riflette la portata nazionale della vertenza, che coinvolge non solo Taranto ma l’intero sistema industriale italiano.
I sindacati hanno presentato un documento unitario, lanciando un allarme netto sulle condizioni dell’ex Ilva e chiedendo alla politica uno scatto di responsabilità. Quattro i pilastri indicati come imprescindibili: salvaguardia dell’integrità del gruppo, risanamento ambientale, decarbonizzazione dei processi produttivi e piena tutela dei livelli occupazionali. Obiettivi che, secondo le organizzazioni dei lavoratori, devono procedere insieme, senza scorciatoie né compromessi al ribasso.
Dal fronte politico, il Partito Democratico ha espresso forte preoccupazione per la gestione della crisi da parte del governo. Nel mirino, in particolare, il ministro delle Imprese Adolfo Urso, accusato di aver condotto una strategia inefficace e tardiva. Schlein ha parlato di una sequenza di errori e inadempienze che avrebbero aggravato una situazione già critica, denunciando il tentativo dell’esecutivo di attribuire alla magistratura responsabilità che, invece, sarebbero politiche.
Il punto più critico, però, riguarda l’assenza della presidente del Consiglio dal confronto diretto sulla vertenza. Per la segretaria dem, Giorgia Meloni deve assumere un ruolo attivo e diretto nella gestione di quella che viene ormai definita “la più grande crisi industriale, ambientale e occupazionale del Paese”. Una richiesta che suona come un appello ma anche come una sfida politica aperta.
Il Pd ha ribadito la necessità di un intervento pubblico forte, indicando nella guida dello Stato la condizione essenziale per affrontare la fase più acuta della crisi. Solo successivamente, secondo i dem, potrà aprirsi a un coinvolgimento di investitori privati, all’interno però di un quadro chiaro e regolato. Centrale resta anche il tema della transizione: abbandono progressivo del ciclo integrale e percorso strutturato verso la piena decarbonizzazione, accompagnato da un piano sociale capace di proteggere lavoratori diretti e indotto.
Infine, il Partito Democratico ha confermato il proprio sostegno alla mobilitazione dei lavoratori, assicurando un monitoraggio costante degli sviluppi della vertenza. Un segnale politico che si inserisce in un contesto sempre più teso, dove il futuro dell’ex Ilva continua a rappresentare un banco di prova decisivo per la politica industriale italiana.
