La tensione tra Italia e Russia torna a salire, segnando un nuovo capitolo nelle relazioni già fragili tra Roma e Mosca. A dieci giorni dall’espulsione di due funzionari russi accusati di spionaggio nella Capitale, il Cremlino ha risposto con una misura speculare: l’allontanamento dell’addetto militare italiano a Mosca e di un suo collaboratore.
Una decisione che il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha definito senza mezzi termini “priva di qualsiasi motivo” e riconducibile a una “plateale ritorsione”. La reazione russa era stata annunciata e si inserisce in una dinamica ormai consolidata di reciprocità diplomatica, ma secondo la Farnesina il parallelismo tra i due casi non regge.
Nel suo intervento sui social, Tajani ha sottolineato la differenza sostanziale tra i due episodi: “I funzionari russi espulsi dall’Italia erano stati colti in flagranza mentre svolgevano attività di spionaggio contro la nostra sicurezza nazionale”. Una precisazione che punta a legittimare l’azione italiana come misura difensiva, in contrasto con quella russa, considerata invece arbitraria.
L’origine della crisi risale al 9 luglio, quando un’indagine della procura di Roma ha portato alla luce un presunto sistema di raccolta illegale di informazioni sensibili. Al centro dell’inchiesta, due addetti militari dell’ambasciata russa, Ivan Petrovich Gorbachev e Mikhail Vasilyevich Astakhov, accusati di attività di intelligence clandestina. Le prove raccolte dagli investigatori sono state definite “schiaccianti” e hanno spinto il governo italiano a intervenire con decisione.
La Farnesina aveva quindi disposto l’espulsione immediata dei due funzionari, imponendo loro di lasciare il territorio nazionale entro tre giorni. Una scelta accompagnata da toni duri: Tajani aveva parlato di “ingerenza grave e inaccettabile”, inserendo l’episodio nel più ampio contesto della cosiddetta “guerra ibrida” che Mosca condurrebbe nei confronti dei Paesi occidentali.
La risposta russa non si è fatta attendere. Mosca aveva promesso una reazione “adeguata”, arrivata puntualmente con l’espulsione dei diplomatici italiani. Nel frattempo, il confronto si è acceso anche sul piano politico e comunicativo, con dichiarazioni polemiche da parte russa nei confronti del governo italiano, accusato di non disporre di figure comparabili alla leadership del Cremlino.
L’escalation ha reso necessario un ulteriore passaggio diplomatico: il ministero degli Esteri italiano ha convocato l’ambasciatore russo a Roma, nel tentativo di contenere una crisi che rischia di avere ripercussioni più ampie sugli equilibri bilaterali.
In un contesto internazionale già segnato da profonde tensioni, il caso riaccende i riflettori sul ruolo dello spionaggio nelle relazioni tra Stati e sulla fragilità dei canali diplomatici, sempre più esposti a logiche di confronto diretto.
