12 Agosto 2026, mercoledì
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Spionaggio e diplomazia, nuova frattura tra Roma e Mosca: espulso l’addetto militare italiano

Dopo il caso di spionaggio scoperto nella Capitale, il Cremlino reagisce con una mossa speculare. Tajani: “Ritorsione plateale e ingiustificata”

La tensione tra Italia e Russia torna a salire, segnando un nuovo capitolo nelle relazioni già fragili tra Roma e Mosca. A dieci giorni dall’espulsione di due funzionari russi accusati di spionaggio nella Capitale, il Cremlino ha risposto con una misura speculare: l’allontanamento dell’addetto militare italiano a Mosca e di un suo collaboratore.

Una decisione che il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha definito senza mezzi termini “priva di qualsiasi motivo” e riconducibile a una “plateale ritorsione”. La reazione russa era stata annunciata e si inserisce in una dinamica ormai consolidata di reciprocità diplomatica, ma secondo la Farnesina il parallelismo tra i due casi non regge.

Nel suo intervento sui social, Tajani ha sottolineato la differenza sostanziale tra i due episodi: “I funzionari russi espulsi dall’Italia erano stati colti in flagranza mentre svolgevano attività di spionaggio contro la nostra sicurezza nazionale”. Una precisazione che punta a legittimare l’azione italiana come misura difensiva, in contrasto con quella russa, considerata invece arbitraria.

L’origine della crisi risale al 9 luglio, quando un’indagine della procura di Roma ha portato alla luce un presunto sistema di raccolta illegale di informazioni sensibili. Al centro dell’inchiesta, due addetti militari dell’ambasciata russa, Ivan Petrovich Gorbachev e Mikhail Vasilyevich Astakhov, accusati di attività di intelligence clandestina. Le prove raccolte dagli investigatori sono state definite “schiaccianti” e hanno spinto il governo italiano a intervenire con decisione.

La Farnesina aveva quindi disposto l’espulsione immediata dei due funzionari, imponendo loro di lasciare il territorio nazionale entro tre giorni. Una scelta accompagnata da toni duri: Tajani aveva parlato di “ingerenza grave e inaccettabile”, inserendo l’episodio nel più ampio contesto della cosiddetta “guerra ibrida” che Mosca condurrebbe nei confronti dei Paesi occidentali.

La risposta russa non si è fatta attendere. Mosca aveva promesso una reazione “adeguata”, arrivata puntualmente con l’espulsione dei diplomatici italiani. Nel frattempo, il confronto si è acceso anche sul piano politico e comunicativo, con dichiarazioni polemiche da parte russa nei confronti del governo italiano, accusato di non disporre di figure comparabili alla leadership del Cremlino.

L’escalation ha reso necessario un ulteriore passaggio diplomatico: il ministero degli Esteri italiano ha convocato l’ambasciatore russo a Roma, nel tentativo di contenere una crisi che rischia di avere ripercussioni più ampie sugli equilibri bilaterali.

In un contesto internazionale già segnato da profonde tensioni, il caso riaccende i riflettori sul ruolo dello spionaggio nelle relazioni tra Stati e sulla fragilità dei canali diplomatici, sempre più esposti a logiche di confronto diretto.

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