La partita per il controllo di EasyJet entra nella fase decisiva. Castlelake, investitore statunitense con una lunga esposizione nel settore aeronautico, ha raggiunto con la compagnia britannica un’intesa di principio sui termini finanziari di una possibile offerta in contanti per l’intero capitale non ancora detenuto dal fondo. La proposta — la quinta dopo una serie di rilanci — valuta le azioni 6,90 sterline ciascuna e spinge il dossier oltre la soglia dei 5 miliardi di sterline, fino a circa 5,5 miliardi su base pienamente diluita.
La reazione del mercato è stata immediata: a Londra il titolo EasyJet è balzato di quasi il 10%, segnale che gli investitori considerano l’accordo preliminare un possibile punto di svolta dopo settimane di pressione crescente. Non si tratta ancora di un’offerta vincolante: l’annuncio resta nell’alveo delle comunicazioni previste dal City Code britannico sulle acquisizioni e non equivale alla dichiarazione formale di intenzione definitiva prevista dalla Regola 2.7. Ma il passo politico e finanziario è pesante: il consiglio di amministrazione ha fatto sapere che, alle condizioni economiche indicate, sarebbe orientato a raccomandare l’operazione agli azionisti, salvo l’accordo su tutti gli altri termini, inclusa l’alternativa in azioni non quotate parziali.
Dal muro contro muro alla trattativa
Il cambio di tono è significativo. Nelle settimane precedenti EasyJet aveva respinto più proposte, giudicandole insufficienti e opportunistiche, arrivate in un momento di mercato non favorevole per il comparto aereo. Castlelake, dal canto suo, aveva scelto di rendere pubblica la pressione negoziale, invitando gli azionisti a valutare direttamente il merito dell’offerta. Il quinto rilancio ha però spostato l’equilibrio: il prezzo incorpora un premio rilevante rispetto alle quotazioni precedenti all’emersione dell’interesse del fondo e offre al board un argomento più solido per aprire alla raccomandazione.
La variabile regolatoria e il nodo europeo
Il dossier resta comunque tutt’altro che chiuso. Castlelake ha promesso di impegnarsi con “best endeavours” per ottenere le autorizzazioni necessarie, ma il tema regolatorio sarà centrale. Le compagnie aeree europee devono rispettare vincoli stringenti su proprietà e controllo, e proprio per questo la struttura dell’operazione dovrà dimostrare di essere compatibile con le norme Ue. Da Bruxelles, per ora, non arrivano valutazioni di merito: la Commissione europea ha fatto sapere che il caso non è stato ancora notificato. In parallelo, la compagnia sottolinea che il potenziale nuovo azionista sostiene il piano di modernizzazione della flotta, considerato essenziale per competitività, efficienza e sostenibilità di lungo periodo.
Lo sciopero in Italia e il calendario dell’offerta
La notizia arriva inoltre in una giornata delicata sul fronte industriale, segnata dallo sciopero nazionale di 24 ore di piloti e assistenti di volo EasyJet in Italia, proclamato per protestare contro lo stallo del rinnovo contrattuale del personale navigante basato nel Paese. Un incrocio non secondario: mentre gli azionisti guardano al premio offerto e alla possibile uscita dalla Borsa, dipendenti e sindacati chiedono garanzie sul lavoro, sui salari e sulle prospettive operative.
Il prossimo passaggio è fissato al 3 agosto, termine entro il quale Castlelake dovrà decidere se formalizzare l’offerta o ritirarsi. Fino ad allora, la vicenda resterà sospesa tra finanza, regolatori e relazioni industriali. Per EasyJet, nata come simbolo della democratizzazione del volo low cost europeo, si apre una scelta di identità: restare società quotata, esposta alla disciplina quotidiana del mercato, oppure affidarsi a un proprietario privato per finanziare una nuova stagione di investimenti. Il decollo, questa volta, non dipenderà solo dalle piste.
