Cresce la trasparenza, ma resta la sfida dell’equilibrio nei conti dell’Obolo di San Pietro, il fondo che sostiene direttamente la missione del Papa e le opere di carità della Chiesa universale. Nel 2025 le entrate si sono attestate a 57,6 milioni di euro, a fronte di uscite pari a 59,8 milioni: un disavanzo contenuto che segna però un netto miglioramento rispetto all’anno precedente, quando la forbice tra incassi e spese era stata ben più ampia.
I dati emergono dal Rapporto annuale 2025 del Fondo, che fotografa una situazione complessivamente stabile sul fronte delle donazioni, ma più virtuosa nella gestione delle risorse. Nel 2024, infatti, le entrate avevano raggiunto quota 58 milioni di euro, mentre le uscite si erano spinte fino a 75,4 milioni. Un calo significativo della spesa, dunque, che ridimensiona il deficit e segnala un maggiore controllo nella distribuzione dei fondi.
Entrando nel dettaglio, nel corso del 2025 sono stati erogati complessivamente 54,5 milioni di euro. La parte più consistente – 41,2 milioni – è stata destinata al sostegno delle attività della Santa Sede, a servizio diretto della missione apostolica del Pontefice. I restanti 13,3 milioni hanno finanziato interventi di assistenza concreta, indirizzati alle fasce più vulnerabili in diverse aree del mondo, confermando la vocazione solidale del Fondo.
Sul versante delle entrate, il contributo principale continua a provenire dalle diocesi, che rappresentano il 63,6% del totale. A seguire, il sostegno di donatori privati, fondazioni e istituti religiosi, a testimonianza di una rete globale di partecipazione che alimenta l’Obolo.
Il meccanismo di raccolta resta quello consolidato: le offerte dei fedeli vengono raccolte nelle parrocchie di tutto il mondo in occasione della solennità dei Santi Pietro e Paolo, per poi essere convogliate alla Santa Sede tramite le Rappresentanze Pontificie. Fa eccezione l’Italia, dove le diocesi provvedono direttamente all’invio. A queste si aggiungono le donazioni effettuate attraverso bonifici, assegni, piattaforme digitali e, non da ultimo, i lasciti testamentari.
In un contesto economico internazionale segnato da incertezze, la geografia dei donatori resta sostanzialmente invariata: gli Stati Uniti si confermano il primo Paese per contributi, seguiti da Italia e Brasile. Un segnale di continuità che, accanto alla maggiore disciplina nelle uscite, contribuisce a delineare un quadro meno critico rispetto al recente passato, pur lasciando aperta la necessità di garantire nel tempo la sostenibilità del Fondo.
