29 Giugno 2026, lunedì
HomeMondoEconomia nel MondoVolkswagen accelera la cura dimagrante: fino a 100mila esuberi. Già definiti 37mila...

Volkswagen accelera la cura dimagrante: fino a 100mila esuberi. Già definiti 37mila addii

Dalla Germania segnali sempre più netti: il colosso dell’auto stringe sui costi tra chiusure, uscite volontarie e tensioni sociali. Berlino: “Serve competitività, ma evitare stop agli impianti”

Volkswagen prepara una delle più imponenti ristrutturazioni industriali della sua storia recente. Secondo indiscrezioni rilanciate dal Financial Times e dal quotidiano economico tedesco Handelsblatt, il gruppo automobilistico starebbe valutando un piano di riduzione del personale fino a 100mila unità, accompagnato dalla possibile chiusura di quattro stabilimenti in Germania. Una prospettiva che segna un salto di scala rispetto agli obiettivi già noti e che apre una nuova stagione di confronto – potenzialmente duro – con i sindacati.

Il ridimensionamento, se confermato, andrebbe ben oltre il piano già delineato dall’azienda, che prevedeva il taglio di circa 50mila posti di lavoro entro il 2030. Ma la ristrutturazione è già in corso: secondo fonti aziendali citate da Handelsblatt, sarebbero stati definiti gli accordi per l’uscita di circa 37mila dipendenti, una parte significativa del totale previsto nel programma iniziale.

Una riduzione già avviata

Nel dettaglio, circa 27mila lavoratori lasceranno il gruppo entro la fine dell’anno su base volontaria, mentre il restante contingente di uscite è programmato entro il 2027. Il piano coinvolge trasversalmente diversi marchi del gruppo – Volkswagen, Audi, Porsche – oltre alla divisione software Cariad, da tempo sotto pressione per ritardi e costi elevati.

In termini organizzativi, questo significa che quasi tre quarti delle riduzioni previste sono già state strutturate. Tuttavia, l’eventuale ampliamento del piano fino a 100mila posti rappresenterebbe un salto qualitativo e quantitativo senza precedenti per la casa di Wolfsburg.

Non sarebbe la prima volta che Volkswagen rivede al ribasso o al rialzo i propri target occupazionali: storicamente, molte decisioni sono state rimodulate dopo lunghe trattative con le rappresentanze dei lavoratori, tradizionalmente molto influenti nel modello industriale tedesco.

Il contesto: transizione e dismissioni

La stretta sui costi arriva in un momento di trasformazione radicale del settore automobilistico, tra elettrificazione, digitalizzazione e concorrenza globale sempre più aggressiva. A incidere anche operazioni straordinarie come la recente cessione della divisione dei motori marini Everllence al fondo statunitense Bain Capital, che porterà nelle casse del gruppo circa 7,4 miliardi di euro.

Se confermata, la riduzione fino a 100mila dipendenti supererebbe i precedenti storici delle grandi ristrutturazioni industriali: dai 74mila posti tagliati da General Motors negli anni Novanta ai circa 60mila esuberi annunciati da IBM nel 1993.

Berlino tra cautela e allarme

Dal governo federale arrivano segnali di preoccupazione, ma anche prudenza. Il portavoce dell’esecutivo, Sebastian Hille, ha sottolineato come il contesto economico tedesco sia “molto impegnativo, per non dire difficile”, ribadendo che la competitività resta una priorità centrale per l’azione del governo.

Il cancelliere Friedrich Merz, ha ricordato Hille, insiste “in quasi tutti i suoi interventi” sulla necessità di recuperare competitività sui prezzi, mentre l’esecutivo è impegnato in misure per rafforzare la base industriale del Paese.

Allo stesso tempo, Berlino evita di entrare nel merito delle indiscrezioni: “Cerchiamo di evitare ogni chiusura di stabilimenti in Germania”, ha precisato il portavoce, pur riconoscendo che le decisioni finali spettano alle aziende e devono essere prese secondo criteri economici e in dialogo con le parti sociali.

Anche il ministero delle Finanze conferma il quadro di difficoltà: condizioni economiche complesse in Germania e in Europa, con interventi già in campo per alleggerire i costi energetici e sostenere la competitività, oltre a strategie commerciali per aprire nuovi mercati e contenere la pressione delle importazioni.

Una partita ancora aperta

Il destino del piano Volkswagen resta dunque legato a molte variabili: dall’evoluzione del mercato globale dell’auto alla capacità del gruppo di reggere la transizione tecnologica, fino – soprattutto – all’esito del confronto con i sindacati.

Se i numeri circolati dovessero trovare conferma, la ristrutturazione segnerebbe un passaggio epocale non solo per il gruppo, ma per l’intero sistema industriale tedesco, mettendo alla prova uno dei suoi pilastri storici: l’equilibrio tra competitività economica e tutela sociale.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti