Una condanna che pesa sul piano politico e simbolico, ma che non chiude la partita più importante: quella per l’Eliseo. Marine Le Pen incassa in primo grado una pena a quattro anni di reclusione — due dei quali con sospensione condizionale — al termine del procedimento sui presunti impieghi fittizi al Parlamento europeo. Tuttavia, sul fronte elettorale, la leader del Rassemblement National conserva la possibilità di candidarsi alle presidenziali del 2027, avendo già scontato la quota effettiva della sanzione di ineleggibilità.
La decisione della Corte d’appello di Parigi arriva al termine di un lungo iter giudiziario che ha coinvolto, oltre a Le Pen, il partito e una decina di funzionari. Al centro dell’inchiesta, la gestione degli assistenti parlamentari tra il 2004 e il 2016: secondo l’accusa, sarebbero stati formalmente assunti come collaboratori degli eurodeputati del Front National, ma in realtà impiegati per attività interne al partito, con costi sostenuti dai fondi del Parlamento europeo.
La sentenza stabilisce anche una pena accessoria di ineleggibilità pari a 45 mesi, di cui 30 sospesi. Restano quindi 15 mesi effettivi, che la Corte considera già scontati a partire dal 31 marzo 2025. Un passaggio tecnico ma decisivo, che sul piano giuridico riapre a Le Pen la porta della competizione elettorale nella primavera del 2027.
Non è però solo una questione di diritto. Sul piano politico e personale, la situazione resta complessa. La leader dell’estrema destra dovrà infatti indossare un braccialetto elettronico per un anno, misura che rischia di incidere pesantemente sulla sua immagine pubblica e sulla conduzione di un’eventuale campagna elettorale. In passato, la stessa Le Pen aveva lasciato intendere la propria contrarietà a correre per l’Eliseo in simili condizioni.
Nel frattempo, dall’Eliseo arriva una linea di rigorosa neutralità. In visita ufficiale in Siria, il presidente Emmanuel Macron ha evitato ogni commento sul verdetto: “Ciò che è salutare per la democrazia è che il presidente della Repubblica non commenti le decisioni giudiziarie”, ha dichiarato durante una conferenza stampa con il presidente siriano Ahmad al-Sharaa. Una posizione istituzionale che, almeno formalmente, tiene separati i piani della giustizia e della politica, ma che non impedisce alla sentenza di riverberarsi già da ora sul futuro equilibrio della scena francese.
La partita, insomma, resta aperta. E il nome di Marine Le Pen, nonostante la condanna, continua a incombere sul prossimo appuntamento con le urne.
