8 Luglio 2026, mercoledì
HomeMondoCronaca nel MondoLondra riapre il dossier dei veleni russi: sanzioni contro la rete del...

Londra riapre il dossier dei veleni russi: sanzioni contro la rete del Novichok

Il Regno Unito colpisce laboratori e scienziati accusati di alimentare il programma chimico russo: nel mirino Novichok ed epibatidina, dai veleni di Salisbury alla morte dell’oppositore del Cremlino.

C’è una linea sottile, invisibile e tossica, che secondo Londra collega i laboratori militari russi alle strade tranquille del Wiltshire, alle stanze del potere europeo e alla cella artica in cui Alexei Navalny è morto nel febbraio 2024. È la linea dei veleni: il Novichok, marchio chimico di un’epoca tornata cupa, e l’epibatidina, tossina letale che il governo britannico attribuisce al repertorio clandestino di Mosca. Su quella linea il Regno Unito ha deciso di incidere un nuovo segno politico e giudiziario: sette individui e due istituti di ricerca russi sono stati sanzionati perché ritenuti coinvolti nella ricerca, nello sviluppo e nella produzione di agenti chimici impiegati negli avvelenamenti di Alexei Navalny e di Dawn Sturgess.

L’annuncio del Foreign Office arriva pochi giorni dopo una decisione analoga dell’Unione europea, che il 3 luglio aveva già colpito sei cittadini russi. La mossa britannica allarga il perimetro della risposta occidentale e trasforma il caso Navalny e la ferita ancora aperta di Salisbury in un unico atto d’accusa: non episodi isolati, ma tasselli di un metodo. «L’uso ripetuto di armi chimiche da parte della Russia costituisce una violazione oltraggiosa del diritto internazionale e una minaccia diretta alla sicurezza globale», ha dichiarato la ministra degli Esteri Yvette Cooper, legando le nuove misure anche alla necessità di dissuadere ulteriori impieghi di sostanze proibite.

Nel mirino finiscono l’istituto statale SC Signal e il GNIII VM, centro di ricerca e sperimentazione per la medicina militare. Insieme a loro, funzionari, dirigenti e ricercatori che Londra considera parte dell’architettura scientifica del programma chimico russo. Le sanzioni prevedono il congelamento dei beni e restrizioni ai viaggi: strumenti amministrativi, certo, ma con un messaggio politico netto. La scienza, sostiene il governo britannico, non può essere lo schermo dietro cui nascondere la fabbricazione di armi vietate dalla Convenzione sulle armi chimiche.

La memoria corre inevitabilmente a Salisbury, marzo 2018. Lì l’ex agente russo Sergei Skripal e la figlia Yulia furono avvelenati con il Novichok e riuscirono a sopravvivere. Non sopravvisse, qualche mese più tardi, Dawn Sturgess, 44 anni, madre britannica rimasta intrappolata in una tragedia che non la riguardava: entrò in contatto con una boccetta contaminata, scambiata per profumo, e morì nel luglio dello stesso anno. Quel flacone abbandonato divenne il simbolo più feroce di un’operazione clandestina capace di trasformare una cittadina inglese in zona contaminata e una vittima casuale in prova vivente — poi tragicamente morta — della pericolosità di un’arma chimica dispersa nello spazio civile.

Il secondo capitolo porta invece in Russia, fino alla figura di Alexei Navalny, il più noto oppositore di Vladimir Putin. Sopravvissuto a un avvelenamento nel 2020, incarcerato al rientro in patria e morto nel febbraio 2024 in una colonia penale in circostanze mai chiarite in modo convincente, Navalny è diventato per le capitali occidentali il nome proprio della repressione russa. Per Londra, il suo caso non appartiene soltanto alla cronaca giudiziaria o politica: entra nel dossier della sicurezza internazionale, perché chiama in causa sostanze letali, programmi di ricerca e responsabilità di Stato.

Il tempismo non è casuale. Alla vigilia del vertice Nato di Ankara, il Regno Unito sceglie di portare sul tavolo degli alleati non solo carri armati, missili e fronti di guerra, ma anche il capitolo più opaco della minaccia russa: quello delle armi chimiche, utilizzate o sviluppate al di fuori di ogni cornice legale. È una diplomazia della denuncia, che mira a isolare Mosca, colpire le sue reti tecniche e ricordare che la sicurezza europea passa anche dalla capacità di impedire che laboratori, tossine e agenti nervini diventino strumenti ordinari di intimidazione politica.

La risposta di Londra non chiude i casi, né restituisce vita alle vittime. Ma sposta ancora una volta il baricentro della contesa con il Cremlino: dalla guerra dichiarata in Ucraina alla guerra invisibile dei servizi, dei laboratori e delle sostanze proibite. Nel linguaggio asciutto delle sanzioni, il messaggio è più ampio: ogni veleno lascia una traccia, e ogni traccia può diventare prova politica.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti