Non solo razzi, satelliti e contratti governativi. La SpaceX che si prepara a sbarcare in Borsa potrebbe essere qualcosa di profondamente diverso da ciò che il mercato ha imparato a conoscere negli ultimi vent’anni. Se le cifre saranno confermate, la quotazione guidata da Elon Musk promette di riscrivere ogni record: una valutazione complessiva di 1.780 miliardi di dollari e una raccolta potenziale fino a 86 miliardi, quasi il triplo del primato stabilito nel 2019 da Saudi Aramco.
Numeri che, inevitabilmente, accendono interrogativi. Non tanto sulla portata industriale del gruppo, quanto sulla sostenibilità di una valorizzazione che appare già oggi estremamente ambiziosa. Tra gli osservatori più prudenti, Morningstar ha segnalato come i fondamentali attuali fatichino a giustificare una simile capitalizzazione. Ma è un altro elemento, emerso nelle ultime ore, a cambiare radicalmente la prospettiva.
Secondo quanto riportato dal Financial Times, Goldman Sachs — banca capofila dell’operazione — starebbe costruendo il racconto dell’IPO su uno scenario di crescita particolarmente aggressivo legato all’intelligenza artificiale. Una narrativa che sposta il baricentro della valutazione ben oltre la space economy.
Dentro la “nuova” SpaceX
L’immagine pubblica resta quella di sempre: l’azienda dei lanci riutilizzabili, delle missioni orbitale e della costellazione Starlink. Ma nelle proiezioni finanziarie che accompagnano l’IPO, il peso specifico delle diverse attività appare profondamente mutato.
Starlink rappresenta oggi il segmento più tangibile: connettività satellitare, base clienti in espansione e ricavi relativamente prevedibili. Le attività di lancio, pur centrali sotto il profilo tecnologico e simbolico, incidono meno nelle prospettive economiche di lungo periodo.
Poi c’è xAI. Ed è qui che il racconto cambia natura.
La società di intelligenza artificiale di Musk, ancora giovane e priva di una storia consolidata di ricavi, emerge come il vero fulcro della crescita futura. Accanto ad essa, un ecosistema fatto di data center, infrastrutture per l’addestramento dei modelli e persino l’ipotesi — ancora teorica — di portare capacità computazionale nello spazio.
La metamorfosi: da spazio a IA
Le stime presentate agli investitori delineano uno scenario difficilmente ignorabile: la divisione IA dovrebbe passare da 3,2 miliardi di dollari di ricavi nel 2025 a 322 miliardi nel 2030. Una crescita di circa cento volte in cinque anni.
Nello stesso arco temporale, i ricavi complessivi del gruppo salirebbero da 18,7 a 474 miliardi di dollari. Ma il dato più significativo riguarda la composizione interna: nel 2030 Starlink dovrebbe generare 144 miliardi, meno della metà rispetto alla divisione IA.
In altri termini, la space economy resta il volto pubblico di SpaceX, ma non il principale motore della sua valutazione. Il prospetto attribuisce all’intelligenza artificiale un mercato potenziale di 26.500 miliardi di dollari, contro circa 2.000 miliardi per le attività spaziali.
La scommessa Grok
Perché queste proiezioni si materializzino, xAI dovrà imporsi in un’arena estremamente competitiva, dominata da operatori come OpenAI e Anthropic. L’obiettivo implicito è trasformare Grok in una piattaforma di riferimento trasversale: dalla programmazione alla cybersicurezza, fino agli agenti intelligenti e ai chatbot.
Il percorso, tuttavia, appare tutt’altro che lineare. Nel 2025 la divisione IA ha registrato perdite per 6,4 miliardi di dollari e ha attraversato turbolenze manageriali significative, con l’uscita di tutti e dieci i cofondatori in meno di due anni.
Eppure, una parte del mercato guarda oltre. In questa lettura, xAI non sarebbe semplicemente una società di software, ma il cervello dell’intero ecosistema Musk: capace di alimentare robotica, guida autonoma e integrazione con Tesla. Una visione industriale potente, ma che sposta la valutazione su un orizzonte ancora più lontano e incerto.
Il nodo della credibilità
Il punto cruciale per gli investitori sarà distinguere tra ciò che è già misurabile e ciò che appartiene alla sfera delle aspettative. Quanto della valutazione di SpaceX poggia su ricavi visibili e quanto, invece, su una crescita futura dell’IA che presuppone esecuzione impeccabile, domanda sostenuta e margini elevati?
Il mercato si preparava a tre grandi debutti: OpenAI, Anthropic e SpaceX. Apparentemente, due storie di intelligenza artificiale e una di spazio. Ma alla luce delle ultime indicazioni, la distinzione si assottiglia.
SpaceX arriva a Wall Street con i razzi, ma si presenta agli investitori soprattutto come una scommessa sull’intelligenza artificiale. La vera domanda, ora, è se il mercato sarà disposto a sostenere contemporaneamente più narrazioni miliardarie fondate sulla stessa promessa. E se, dietro l’entusiasmo, non si stia già formando una nuova, potenziale bolla.
