Si apre con uno scossone il nuovo capitolo del risiko bancario italiano. Intesa Sanpaolo rompe gli indugi e lancia un’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria sull’intero capitale di Monte dei Paschi di Siena, riaccendendo la competizione nel settore e ridisegnando gli equilibri del credito nazionale.
L’operazione, dal valore complessivo di 30,6 miliardi di euro, arriva a poche ore dalla proposta di fusione avanzata da Banco Bpm e si configura come una contromossa destinata a cambiare radicalmente lo scenario. Il gruppo guidato da Carlo Messina mette sul piatto un concambio di 1,6 azioni proprie per ogni titolo Mps, accompagnato da una componente cash di 1 euro. Ai valori correnti, l’offerta incorpora un premio significativo: oltre il 12% rispetto all’ultima chiusura e fino a quasi il 19% se si guarda agli ultimi sei mesi.
Il mercato: Mps vola, Intesa arretra
La reazione di Piazza Affari non si è fatta attendere. Se da un lato il titolo Intesa Sanpaolo ha avviato la seduta in calo, appesantito anche dal clima internazionale segnato da nuove tensioni geopolitiche, dall’altro Monte dei Paschi ha registrato un balzo superiore al 9%, avvicinandosi rapidamente ai valori impliciti dell’offerta. Segno che il mercato considera concreta la possibilità di successo dell’operazione. Bene anche Mediobanca, già entrata nell’orbita di Mps nei mesi scorsi.
La sfida con Banco Bpm
Il blitz di Intesa si inserisce in una partita aperta. Solo poche ore prima, Banco Bpm aveva avanzato una proposta di aggregazione destinata a creare il secondo gruppo bancario italiano per dimensioni. Il progetto prevedeva sinergie complessive superiori a 1,1 miliardi di euro, tra risparmi di costo e crescita dei ricavi, con un forte accento sull’integrazione delle reti e sull’ottimizzazione dei prodotti.
L’ingresso di Intesa cambia però le regole del gioco: la banca torinese punta a un’integrazione più ampia e strutturata, con un disegno industriale che mira a rafforzare ulteriormente la propria leadership.
Sinergie, esuberi volontari e nuove assunzioni
Il piano industriale dell’operazione prevede sinergie di costo rilevanti, quantificate in circa 600 milioni di euro. Una parte consistente deriverà dalla riorganizzazione del personale, attraverso circa 6.800 uscite volontarie, compensate da altrettante assunzioni di giovani. Un turnover che, nelle intenzioni del gruppo, dovrebbe coniugare efficienza operativa e rinnovamento delle competenze.
Parallelamente, Intesa ha già siglato un accordo vincolante con Unipol per la cessione di circa 635 sportelli di Mps e di una quota significativa delle strutture centrali. Una mossa che punta a ottimizzare la rete distributiva e a facilitare l’integrazione.
Obiettivo delisting e nodo Generali
Tra i punti chiave dell’operazione c’è il delisting di Monte dei Paschi, considerato uno strumento per accelerare il processo di integrazione, eventualmente attraverso una fusione completa. Nel frattempo, il consiglio di amministrazione di Intesa ha dato il via libera all’acquisto del 3,01% di Assicurazioni Generali, accompagnato da un contratto derivato di copertura.
Si tratta di un’operazione tecnica, temporanea, finalizzata a preservare il trattamento contabile attualmente applicato alla partecipazione indiretta detenuta da Mps in Generali attraverso Mediobanca, pari a circa il 13%.
Una partita aperta
Il risiko bancario entra così in una fase decisiva. Da un lato, la proposta industriale di Banco Bpm; dall’altro, la potenza di fuoco di Intesa Sanpaolo, pronta a consolidare ulteriormente il proprio primato. Sullo sfondo, il destino di Monte dei Paschi, ancora una volta al centro di una partita che intreccia finanza, strategia e politica industriale.
Le prossime settimane diranno se prevarrà la logica della concentrazione guidata dal leader di mercato o se si aprirà spazio per una soluzione alternativa. Di certo, il sistema bancario italiano si prepara a un nuovo, profondo riassetto.
