Un’eccellenza sanitaria costretta a operare in condizioni indegne. È il paradosso che emerge dal reparto di Oncologia dell’ospedale “San Giovanni di Dio” di Crotone, finito al centro di una interrogazione urgente presentata dalla consigliera regionale del Movimento 5 Stelle, Elisabetta Barbuto, al presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto.
“Il diritto alla salute non può limitarsi alla somministrazione delle cure – attacca Barbuto – ma deve garantire il rispetto della dignità umana e l’idoneità degli spazi sanitari”. Parole nette che accompagnano una denuncia tanto politica quanto personale: la consigliera, infatti, conosce il reparto da paziente e parla di “una realtà di precarietà strutturale e degrado logistico” vissuta quotidianamente da malati e operatori.
Il quadro delineato è quello di una sanità a due velocità. Da un lato, un’équipe medica definita “straordinaria”, guidata dalla dottoressa Carla Cortese, capace di offrire professionalità, empatia e sostegno umano in un contesto difficilissimo. Dall’altro, una struttura giudicata inadeguata, con spazi insufficienti e condizioni che mettono a rischio i diritti basilari dei pazienti oncologici.
Tra le criticità più rilevanti, la convivenza forzata tra Oncologia e Nefrologia: una promiscuità che Barbuto definisce “inaccettabile”, soprattutto alla luce della fragilità immunitaria dei pazienti. La condivisione dei servizi igienici e degli spazi comuni rappresenta, secondo l’esponente pentastellata, una situazione incompatibile con gli standard minimi di sicurezza e assistenza.
Il problema si inserisce inoltre in un contesto di crescente domanda sanitaria. “Le richieste di prestazioni oncologiche sono in aumento – sottolinea Barbuto – e non si può affrontare un’emergenza comprimendo gli spazi e riducendo i servizi”.
Con l’atto ispettivo, la consigliera chiede l’immediato intervento del Servizio ispettivo regionale o, in alternativa, un mandato urgente all’Azienda sanitaria provinciale di Crotone per verificare la conformità dei locali. Una richiesta accompagnata da una clausola precisa: ogni eventuale intervento dovrà garantire la continuità terapeutica, evitando trasferimenti fuori provincia che aggraverebbero il peso già enorme sulle famiglie.
Nel mirino anche la gestione politica e amministrativa della sanità calabrese. “Non si può continuare a fare cassa sulla pelle dei cittadini né usare lo spirito di sacrificio dei medici come alibi per l’immobilismo istituzionale”, afferma Barbuto, chiedendo tempi certi per interventi di ristrutturazione, ampliamento e separazione definitiva dei reparti.
La vicenda di Crotone diventa così emblematica di una questione più ampia: quella di una sanità che, pur potendo contare su professionalità di alto livello, resta prigioniera di carenze strutturali croniche. E dove il rischio, sempre più concreto, è che a pagare siano i pazienti più fragili.
