L’allarme nelle exclave arriva mentre Frontex certifica un calo del 37% degli ingressi irregolari nell’Ue nei primi sette mesi dell’anno. Sullo sfondo resta lo scontro tra Roma e Berlino sui cosiddetti “dublinanti”.
Ferragosto ad alta tensione alle porte dell’Europa. A Ceuta e Melilla, le due exclave spagnole in territorio nordafricano, l’attenzione è concentrata sugli appelli che nelle ultime ore hanno rilanciato sui social l’ipotesi di un nuovo assalto alle frontiere proprio il 15 agosto. Dopo gli eventi di fine luglio, quando migliaia di persone tentarono di raggiungere le enclave spagnole, Madrid e Rabat hanno scelto la linea della massima prevenzione: valichi presidiati, controlli rafforzati e un imponente dispositivo di sicurezza.
Il timore è che il tam tam online possa trasformarsi in un nuovo tentativo di attraversamento di massa. Per questo il Marocco ha blindato l’area di Fnideq, la Castillejos spagnola, schierando centinaia di poliziotti, gendarmi e militari. Secondo le informazioni riportate dall’agenzia Efe, i controlli sono stati intensificati già lungo le strade provenienti da Tangeri, mentre reparti antisommossa sono stati posizionati a pochi chilometri dalla frontiera. Alcuni tratti della spiaggia sono stati chiusi e due grandi unità della Marina reale sono state dislocate al largo.
Secondo El Mundo, il dispositivo marocchino avrebbe superato i mille uomini. Rabat sostiene di avere adottato «tutte le misure necessarie» per impedire nuovi ingressi illegali e ha annunciato anche provvedimenti nei confronti di chi diffonde online appelli a partecipare agli attraversamenti.
Sul versante spagnolo, il dispositivo di sicurezza è stato ulteriormente potenziato: polizia e Guardia Civil sono passate da poco più di 1.100 uomini a circa 1.600, con altri 2.000 militari pronti a fornire supporto. Madrid punta contemporaneamente ad accelerare le procedure di espulsione dei circa 5mila migranti irregolari ancora presenti a Ceuta.
Il ministro dell’Interno spagnolo, Fernando Grande-Marlaska, ha scelto parole nette per scoraggiare nuovi tentativi: chi pensa di raggiungere l’exclave, ha avvertito, non resterà a Ceuta, non sarà trasferito nella penisola e non verrà regolarizzato.
L’allarme locale in un quadro europeo diverso
La pressione su Ceuta e Melilla si inserisce, tuttavia, in uno scenario europeo che racconta una storia in parte diversa. Gli ultimi dati di Frontex indicano infatti una sensibile contrazione degli attraversamenti irregolari verso l’Unione europea.
Nei primi sette mesi del 2026 sono stati registrati circa 61mila ingressi irregolari, il 37% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Una riduzione significativa che riguarda quasi tutte le principali rotte migratorie.
Il Mediterraneo centrale, storicamente uno dei principali corridoi verso l’Italia, registra un calo del 55%, con 16.454 attraversamenti. Sulla rotta del Mediterraneo orientale gli arrivi sono diminuiti del 28%, a quota 20.232. Ancora più marcata la flessione sulla rotta dell’Africa occidentale, scesa del 60% a 4.682 attraversamenti.
In diminuzione anche la rotta dei Balcani occidentali, che segna un -26% con 4.910 attraversamenti, e la frontiera terrestre orientale, in calo del 44% a 3.209.
C’è però un’eccezione significativa: la rotta del Mediterraneo occidentale verso la Spagna. Nei primi sette mesi dell’anno gli attraversamenti sono stati 11.217, il 37% in più rispetto ai 8.648 dello stesso periodo del 2025. Di questi, 8.648 sono avvenuti via mare e 2.569 via terra.
È l’unica tra le principali rotte migratorie verso l’Ue a registrare una crescita. E i numeri, precisa Frontex, non comprendono gli eventi più recenti verificatisi a Ceuta e Melilla. La fotografia dell’agenzia europea, dunque, potrebbe non riflettere ancora l’impatto delle tensioni esplose alla fine di luglio.
Secondo Frontex, la diminuzione complessiva degli arrivi è legata soprattutto al rafforzamento della cooperazione con i Paesi partner e alle misure preventive adottate nei principali Stati di partenza. Una dinamica che conferma quanto il controllo delle partenze e la collaborazione con i Paesi di transito siano diventati elementi decisivi nella gestione dei flussi.
Roma-Berlino, il dossier dei “dublinanti” resta aperto
Sul tavolo europeo resta intanto un altro fronte, questa volta politico e diplomatico, che coinvolge direttamente l’Italia e la Germania.
Roma ha comunicato ufficialmente a Berlino che non accetterà il rientro di alcuni migranti transitati dall’Italia, in relazione a casi precedenti al 12 giugno, data di entrata in vigore del nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo.
Per il governo italiano, queste situazioni rientrano nell’intesa sui cosiddetti “dublinanti” raggiunta con la Germania nel dicembre 2025. Nella comunicazione inviata alle autorità tedesche viene richiamato anche il meccanismo di compensazione collegato agli sbarchi in Italia effettuati da navi di Ong tedesche.
Per ora, però, da Berlino non è arrivata una risposta formale. Il dossier resta quindi sospeso, in attesa di capire se il governo di Friedrich Merz intenda replicare alle contestazioni italiane e con quale linea.
Anche Schengen resta nel mirino
A completare il quadro c’è infine la decisione italiana di mantenere temporaneamente sospesa la libera circolazione prevista da Schengen nei confronti della Spagna. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha ribadito che il provvedimento verrà revocato soltanto quando saranno completamente esclusi i rischi per la sicurezza nazionale.
Così, mentre a Ceuta e Melilla il Ferragosto viene vissuto con le frontiere praticamente militarizzate, i numeri europei raccontano una tendenza opposta: gli ingressi irregolari nel complesso diminuiscono, ma alcune direttrici restano sotto pressione.
La rotta spagnola è oggi il principale punto di attenzione. E proprio la combinazione tra un calo generale degli arrivi e la crescita concentrata su un singolo corridoio rende Ceuta e Melilla un osservatorio particolarmente sensibile: poche decine di chilometri di frontiera possono diventare, in poche ore, il punto di massima tensione di un fenomeno che su scala europea appare invece in arretramento.

