La Procura generale di Milano ribadisce, nero su bianco, il proprio orientamento favorevole alla grazia concessa lo scorso 18 febbraio a Nicole Minetti. Una conferma che arriva al termine di ulteriori accertamenti avviati in seguito alle recenti ricostruzioni giornalistiche sulla vita all’estero dell’ex consigliera regionale lombarda.
A firmare la nota è il procuratore generale Francesca Nanni, che in un documento di due pagine chiarisce come le verifiche disposte non abbiano prodotto alcun elemento in grado di modificare il quadro già delineato in precedenza. Al contrario, si legge, “i fatti riportati nelle notizie di stampa non corrispondono al vero” e non sono emerse circostanze tali da contraddire il patrimonio probatorio già acquisito nell’ambito della richiesta di clemenza.
Il supplemento istruttorio, sollecitato proprio dalle rivelazioni pubblicate nelle scorse settimane, ha passato al vaglio diversi aspetti della vita privata e delle attività di Minetti, oggi residente tra Uruguay e Spagna insieme al compagno Giuseppe Cipriani. Tuttavia, l’esito è netto: non risultano segnalazioni di reato, né procedimenti giudiziari pendenti, né tantomeno un coinvolgimento in indagini di qualsiasi natura nei Paesi indicati.
Particolare attenzione è stata dedicata anche alle accuse, rilanciate da alcune testimonianze, relative a presunte feste con droga e sesso cui Minetti avrebbe partecipato negli ultimi anni. Anche su questo fronte, la Procura generale parla di affermazioni “smentite” da numerose dichiarazioni raccolte nel corso delle indagini difensive e da quanto riferito ai Carabinieri da persone informate sui fatti.
Non solo. Le verifiche hanno riguardato anche la posizione familiare della coppia, con specifico riferimento al procedimento di adozione di un minore: anche in questo caso, sottolinea la nota, non sono emerse irregolarità.
La relazione conclusiva, trasmessa il 3 giugno al ministro della Giustizia Carlo Nordio e al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, rappresenta dunque una conferma sostanziale del parere già espresso mesi fa. Nessun elemento nuovo, nessuna ombra tale da rimettere in discussione la scelta del Quirinale.
Un passaggio che chiude, almeno sul piano giudiziario, il capitolo delle verifiche successive alla concessione della grazia, riaffermando la tenuta delle valutazioni che avevano portato alla decisione presidenziale.
