29 Giugno 2026, lunedì
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Crans-Montana, l’Italia scende in campo nel processo: richiesta di risarcimento e nuovi fronti d’indagine

Dopo la tragedia di Capodanno costata la vita a 41 persone, Palazzo Chigi si costituisce parte civile. Nel mirino anche la gestione dei soccorsi: la procura svizzera apre un secondo filone investigativo

L’Italia decide di intervenire direttamente nel procedimento giudiziario sulla tragedia di Capodanno a Crans-Montana, trasformando il proprio ruolo da osservatore a parte attiva. La Presidenza del Consiglio dei ministri, attraverso l’Avvocatura Generale dello Stato e con il supporto di uno studio legale svizzero delegato, ha formalizzato la costituzione di parte civile nel processo penale relativo al devastante incendio avvenuto tra il 31 dicembre 2025 e il 1° gennaio 2026.

Una scelta che affonda le radici non solo nella gravità dell’evento — 41 vittime e circa 150 feriti — ma anche nelle conseguenze dirette per lo Stato italiano. Come chiarito in una nota ufficiale di Presidenza del Consiglio dei ministri, la decisione è motivata dall’ingente impiego di risorse pubbliche mobilitate dal Servizio nazionale della Protezione civile, intervenuto per garantire assistenza sanitaria, psicologica e logistica ai connazionali coinvolti nella tragedia.

Ma il passo compiuto dal Governo non si limita alla tutela economica. Nell’atto depositato emerge una valutazione ben più incisiva sul piano delle responsabilità: il coinvolgimento delle autorità locali nella genesi dell’evento viene ritenuto “estremamente verosimile”. Un’affermazione che rafforza la richiesta di risarcimento nei confronti di tutti i soggetti ritenuti civilmente responsabili e che potrebbe incidere significativamente sugli sviluppi processuali.

Parallelamente, l’esecutivo italiano ribadisce l’intenzione di seguire da vicino ogni fase del procedimento in Svizzera, assicurando un monitoraggio costante e una linea di comunicazione trasparente. L’obiettivo dichiarato è duplice: da un lato sostenere le famiglie delle vittime e i feriti, dall’altro contribuire a fare piena luce su una vicenda che ha scosso profondamente l’opinione pubblica.

Intanto, sul fronte investigativo elvetico, il quadro si amplia. La procura del Canton Vallese, con sede a Sion, ha avviato un secondo filone d’inchiesta per verificare eventuali responsabilità dell’Organisation cantonale valaisanne des secours (Ocvs) nella gestione dei soccorsi durante le ore immediatamente successive al rogo.

A sollecitare questo nuovo approfondimento sono stati anche gli esposti e le segnalazioni presentate dai legali di alcune vittime e feriti. In particolare, gli avvocati Fabrizio Ventimiglia e Pierluca Degni, che assistono la famiglia di una giovane rimasta coinvolta nell’incendio, parlano apertamente di “rilevanti interrogativi” emersi dalle testimonianze e dai materiali raccolti.

Secondo quanto riferito, le criticità riguarderebbero le primissime fasi dell’emergenza: carenze di bombole di ossigeno, insufficienza di barelle e una limitata disponibilità di coperte termiche. Elementi che, se confermati, potrebbero aver inciso sull’aggravamento delle condizioni di alcuni feriti, trasformando eventuali inefficienze organizzative in fattori con un preciso peso causale.

L’attenzione si concentra dunque non solo sulle origini dell’incendio, ma anche sulla risposta del sistema di soccorso, in un intreccio di responsabilità che si preannuncia complesso. La prospettiva, sottolineano i legali, è quella di arrivare a un accertamento “pieno, rigoroso e definitivo” che coinvolga tutti i livelli, senza zone d’ombra.

A quattro mesi dalla tragedia, il caso di Crans-Montana si conferma così uno dei dossier più delicati sul piano giudiziario e diplomatico tra Italia e Svizzera: una vicenda in cui il confine tra responsabilità individuali e istituzionali resta ancora tutto da tracciare.

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