Davanti alla Porta 2 di Mirafiori torna ad accendersi la mobilitazione sindacale. L’11, 12 e 13 febbraio la FIOM Torino promuove un presidio permanente in corso Tazzoli 75, nel cuore simbolico di quella che per decenni è stata la capitale italiana dell’auto. Tre giorni di presenza continua per denunciare quello che il sindacato definisce un vero e proprio “terremoto industriale” che negli ultimi vent’anni ha impoverito lavoratrici e lavoratori, generato disoccupazione e segnato profondamente il tessuto economico e sociale del territorio.
Il luogo scelto non è casuale. Porta 2 rappresenta uno degli ingressi storici dello stabilimento simbolo dell’industria automobilistica torinese. Qui si concentrano oggi le preoccupazioni per il futuro produttivo, per la tenuta occupazionale e per la mancanza di una strategia industriale capace di garantire prospettive stabili in una fase di transizione complessa verso l’elettrico e le nuove tecnologie.
“Non ci rassegniamo”
Nel volantino che annuncia l’iniziativa, il messaggio è chiaro: “Noi non ci rassegniamo”. Il presidio permanente viene presentato come un atto di resistenza civile e sindacale, ma anche come un appello collettivo. La chiamata alla partecipazione è rivolta non solo ai metalmeccanici, ma a lavoratrici e lavoratori di ogni settore, studenti, artisti, intellettuali, giornalisti, rappresentanti delle istituzioni e cittadini.
Il sindacato parla di un territorio “mortificato” nella sua identità industriale, segnato dalla chiusura di attività e aziende e da una progressiva erosione del lavoro stabile. La mobilitazione, spiegano gli organizzatori, vuole riportare al centro dell’agenda politica il tema dell’automotive e della riconversione produttiva, chiedendo investimenti concreti, garanzie occupazionali e una visione industriale di lungo periodo.
Il nodo automotive
Il presidio si inserisce in un quadro più ampio di tensioni e interrogativi sul futuro dell’industria dell’auto in Italia. La transizione ecologica, la competizione internazionale e le scelte dei grandi gruppi industriali stanno ridisegnando la geografia produttiva europea. In questo scenario, Torino teme di perdere ulteriormente centralità.
Proprio per questo, domani è prevista una manifestazione sull’automotive indetta dai sindacati, che punta a coinvolgere migliaia di lavoratori e a sollecitare un confronto con il governo e con le aziende del settore. L’obiettivo è ottenere un piano industriale chiaro, investimenti su ricerca e sviluppo e il rilancio produttivo degli stabilimenti storici.
La presenza della politica
La mobilitazione ha già attirato l’attenzione del mondo politico. Oggi alle 13.30 sarà presente al presidio Chiara Appendino, che domani parteciperà anche alla manifestazione sull’automotive. Un segnale che conferma la rilevanza politica della vertenza e la centralità del tema industriale nel dibattito pubblico cittadino e nazionale.
La sfida, tuttavia, resta concreta e immediata: evitare che la transizione si trasformi in declino irreversibile. Per il sindacato, Mirafiori non è soltanto un sito produttivo, ma un simbolo identitario, un pezzo di storia collettiva che non può essere archiviato senza un progetto alternativo credibile.
“Perché il futuro è nostro. E ce lo vogliamo riprendere”, si legge in chiusura dell’appello. Parole che suonano come una rivendicazione, ma anche come una richiesta di responsabilità condivisa. Nei prossimi tre giorni, davanti ai cancelli di Mirafiori, si misurerà non solo la forza della mobilitazione sindacale, ma anche la capacità della città di immaginare il proprio domani industriale.
