Il cuore della vicenda – in ogni senso – è ora sotto sequestro. Non l’organo, già trapiantato, ma il dispositivo che avrebbe dovuto proteggerlo. I carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità di Napoli, su delega della Procura, hanno sequestrato il contenitore utilizzato per il trasporto del cuore poi risultato danneggiato e trapiantato a un bambino di due anni e quattro mesi, ricoverato in coma farmacologico nel reparto di terapia intensiva dell’Ospedale Monaldi.
L’attenzione degli inquirenti si concentra su quel box ad alta tecnologia progettato per garantire la corretta conservazione degli organi a temperatura controllata durante il trasferimento. Un sistema che, almeno sulla carta, dovrebbe assicurare condizioni ottimali fino all’impianto. Sarà una perizia tecnica, affidata a consulenti che verranno nominati nei prossimi giorni, a stabilire se il malfunzionamento sia dipeso da un difetto del dispositivo, da un errore umano o da una catena di responsabilità ancora da chiarire.
L’indagine e i sei indagati
L’inchiesta è coordinata dalla VI sezione “Lavoro e colpe professionali” della Procura di Napoli. Il sostituto procuratore Giuseppe Tittaferrante e il procuratore aggiunto Antonio Ricci, sotto la direzione del procuratore Nicola Gratteri, hanno iscritto nel registro degli indagati sei sanitari con l’ipotesi di reato di lesioni colpose.
Si tratta dei componenti delle équipe coinvolte nelle due fasi cruciali dell’operazione: da un lato i medici che hanno curato l’espianto del cuore a Bolzano, dall’altro quelli che hanno eseguito il trapianto a Napoli. Un atto dovuto, spiegano ambienti giudiziari, necessario per consentire accertamenti irripetibili e garantire il pieno diritto alla difesa.
Oltre al contenitore, i militari del Nas – coordinati dal tenente colonnello Alessandro Cisternino – hanno acquisito tutta la documentazione clinica e tecnica relativa al prelievo, al trasporto e all’intervento chirurgico. Cartelle, protocolli, registri di temperatura, comunicazioni operative: ogni passaggio è ora al vaglio degli investigatori.
Il nodo del ghiaccio secco
Secondo quanto emerso finora, il cuore sarebbe stato danneggiato dal ghiaccio secco utilizzato durante il trasferimento da Bolzano a Napoli il 23 dicembre scorso. Un elemento che potrebbe aver compromesso la corretta conservazione dell’organo, provocando lesioni da congelamento incompatibili con un trapianto ottimale.
Resta da accertare se l’impiego del ghiaccio secco sia stato previsto da protocollo, se sia stato utilizzato in modo improprio o se vi sia stato un errore materiale nella gestione del sistema di raffreddamento. La perizia sul contenitore sarà decisiva per stabilire se la temperatura interna abbia subito sbalzi o anomalie tali da compromettere il tessuto cardiaco.
Le condizioni del bambino
Dopo l’intervento, le condizioni del piccolo sono apparse da subito critiche. Attualmente si trova in coma farmacologico in terapia intensiva al Monaldi. Secondo quanto riferito al legale della famiglia da uno dei medici che lo hanno in cura, si registrerebbe un peggioramento dei valori epatici, segnale di una possibile sofferenza multiorgano.
La vicenda ha rapidamente assunto i contorni di un nuovo caso di presunta malasanità, riaccendendo il dibattito sui protocolli di sicurezza nel trasporto degli organi e sulla catena di responsabilità che accompagna ogni trapianto. Un settore ad altissima complessità, dove tempi strettissimi e procedure rigidissime non ammettono margini di errore.
Una filiera sotto esame
Il trapianto di organi è una macchina delicatissima che coinvolge più strutture, più équipe, più territori. Dall’espianto alla sala operatoria, ogni passaggio deve essere tracciato e certificato. In questo caso, l’asse Bolzano-Napoli diventa il perimetro di un’indagine che punta a ricostruire minuto per minuto il viaggio del cuore: modalità di imballaggio, scelta dei materiali refrigeranti, tempi di percorrenza, controlli intermedi.
La Procura vuole capire se si sia trattato di un tragico errore umano, di una falla nel sistema o di una concatenazione di omissioni. La risposta arriverà dagli accertamenti tecnici, mentre la famiglia del bambino attende verità e giustizia.
Intanto, in una stanza di terapia intensiva, la battaglia più importante resta quella per la vita.
