15 Agosto 2026, sabato
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Manovra sotto accusa, Zan all’attacco: “Dalla piazza al Palazzo, Meloni tradisce le promesse”

Dal voto di fiducia alle pensioni, dalle accise alla spesa sociale: l’europarlamentare Pd smonta punto per punto la coerenza rivendicata dalla premier e boccia una legge di bilancio giudicata “ingiusta e senza visione”.

Nel 2018 Giorgia Meloni parlava apertamente di “attacco alla democrazia” quando il governo di allora pose la fiducia sulla legge di bilancio. Oggi, da presidente del Consiglio, utilizza lo stesso strumento sulla sua manovra economica senza mostrare esitazioni. È da questa che Alessandro Zan, componente della segreteria nazionale del Partito democratico ed europarlamentare, fa partire una critica dura e articolata che va ben oltre il metodo parlamentare.

Secondo Zan, il nodo centrale non è soltanto la fiducia, ma il contenuto della manovra e, soprattutto, la distanza tra le promesse di ieri e le scelte di oggi. Meloni, sostiene l’esponente dem, ha costruito la propria carriera politica su una contrapposizione radicale, scendendo in piazza contro provvedimenti e governi, per poi adottare una linea diametralmente opposta una volta arrivata a Palazzo Chigi.

L’elenco delle contraddizioni, nella nota diffusa dal dirigente Pd, è puntuale. Opzione Donna, difesa con forza quando Fratelli d’Italia era all’opposizione, viene di fatto cancellata. Le accise sulla benzina, che Meloni prometteva di abolire, restano e vengono anzi incrementate. Le pensioni a 60 anni con 41 anni di contributi, cavallo di battaglia della campagna elettorale, lasciano il posto a un allungamento dell’età pensionabile.

Non va meglio sul fronte fiscale e della spesa pubblica. A fronte dello slogan “meno tasse”, Zan denuncia tagli a sanità, scuola e università, settori considerati strategici per la tenuta sociale e lo sviluppo del Paese. Una manovra che, secondo l’europarlamentare, finisce per mettere “le mani nelle tasche degli italiani” senza offrire risposte strutturali alle difficoltà economiche.

Il giudizio finale è netto: quella varata dal governo non sarebbe una legge di bilancio coraggiosa né riformatrice, ma una manovra “vuota e ingiusta”, incapace di dare una direzione chiara e destinata a scontentare tutti. Un atto che, conclude Zan, segna definitivamente la distanza tra la Meloni dell’opposizione e quella del governo, mettendo in discussione la coerenza politica rivendicata dalla premier.

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