Non si condonano gli uomini. E non si condonano le case. In Campania, però, la destra regionale sembra aver dimenticato questa distinzione elementare, riproponendo ogni elezione lo stesso copione: cento euro sulle pensioni minime e un condono edilizio che torna come un mantra. La promessa è semplice, ma le conseguenze sono complesse e concrete.
Edmondo Cirielli lo rivendica con orgoglio come priorità politica. Dal canto suo, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, intervenendo da Napoli, rilancia la difesa della riapertura del condono del 2003 e, nella stessa logica, mette sullo stesso piano le regolarizzazioni dei migranti e le sanatorie per le case abusive. Ma uomini e costruzioni non sono la stessa cosa. Chi fugge da guerre, persecuzioni o povertà cerca una vita dignitosa. Chi costruisce in zona a rischio o senza permessi scarica sull’intera collettività rischi enormi e costi pesanti, alimentando il dissesto idrogeologico e l’illegalità diffusa.
I numeri sono impietosi. In Campania, un edificio su due è abusivo. E dal 2004 al 2022, nonostante le leggi siano chiare, le demolizioni effettivamente eseguite sono state appena 236. La legge c’è, ma non si applica. Perché? La risposta è politica: il voto del cemento ha ancora troppo peso, e chi promette sanatorie sa che questa strada paga in termini elettorali.
«Non si tratta di questioni tecniche», sottolinea Sandro Ruotolo, europarlamentare e membro della segreteria nazionale del Pd. «È una questione politica, etica e culturale. Equiparare esseri umani e costruzioni abusive significa aver perso la misura delle cose e della dignità». La posizione del Pd è netta: le persone non si condonano, e le case illegali vanno demolite. È questione di civiltà democratica, di rispetto delle regole e di responsabilità verso la comunità.
La Campania non ha bisogno di promesse elettorali facili, né di scorciatoie che mascherano il vero problema. Ha bisogno di chiarezza, trasparenza e decisioni coraggiose, che sappiano distinguere tra diritto alla vita dignitosa e abuso edilizio. Solo così si potrà restituire credibilità alla politica, garantire sicurezza urbana e sociale e ripristinare il rispetto delle regole in una regione troppo spesso piegata a interessi immediati.
