In Italia l’allerta per il virus West Nile è tutt’altro che un’ipotesi remota o circoscritta. I casi accertati salgono di giorno in giorno, mentre le stime epidemiologiche delineano un quadro ben più ampio e silenzioso: almeno 10mila infezioni, in gran parte asintomatiche, potrebbero già essersi verificate dall’inizio del 2025. È questa la valutazione più accreditata tra gli esperti, basata su un rapporto statistico tra i decessi notificati e la prevalenza nota dell’infezione. Il picco, avvertono gli specialisti, è atteso tra la seconda metà di agosto e l’inizio di settembre, periodo in cui la densità delle zanzare Culex – vettori principali del virus – raggiunge il culmine.
Ad oggi, secondo l’ultimo bollettino emesso dall’Istituto Superiore di Sanità, i casi confermati sono 31, con una distribuzione che interessa principalmente le regioni del Centro-Sud, in particolare Lazio e Campania. Proprio in Campania si concentra il numero più alto di vittime: quattro dei nove decessi finora attribuiti al virus si sono verificati in questa regione. Altre segnalazioni arrivano dal Nord: in Lombardia, due nuovi casi sono stati diagnosticati nelle ultime ore – una donna di 38 anni a Milano e una 66enne a Pavia, ricoverata in ospedale. In Campania si registrano altri due positivi, uno dei quali in gravi condizioni. Un possibile caso è sotto esame anche a L’Aquila.
Ma al di là dei numeri ufficiali, a preoccupare è soprattutto l’imprevedibilità del virus e la rapidità con cui si diffonde in aree apparentemente non colpite. L’infezione da West Nile può decorrere senza sintomi evidenti, ma in una minoranza dei casi – circa l’1% – può evolvere in forme neurologiche gravi, come l’encefalite o la meningite, soprattutto nei soggetti anziani o immunodepressi.
La risposta sanitaria si sta articolando su più fronti. Particolare attenzione è rivolta alle donazioni di sangue: nelle province in cui è stata rilevata la presenza del virus, sono ora in vigore test obbligatori sulle sacche. Nelle aree ancora considerate indenni, invece, vige la regola della sospensione temporanea di 28 giorni per i donatori che abbiano soggiornato in zone a rischio. Una precauzione necessaria per evitare la trasmissione del virus attraverso emoderivati.
Nel tentativo di rafforzare il monitoraggio e anticipare nuovi focolai, la Federazione Italiana delle Aziende Sanitarie e Ospedaliere (Fiaso) ha attivato una rete nazionale di “ospedali sentinella”. Si tratta di una struttura capillare di sorveglianza epidemiologica, che aveva già dato prova di efficienza durante la fase più acuta della pandemia da Covid-19. “L’esperienza maturata in quel contesto – ha dichiarato il presidente della Fiaso, Giovanni Migliore – ci permette oggi di intervenire con tempestività e precisione anche in presenza di minacce meno mediatiche, ma non per questo meno insidiose”.
Le autorità locali, tuttavia, tentano di contenere l’allarme. In Campania, il presidente della Regione Vincenzo De Luca ha invitato alla calma, pur non risparmiando critiche al governo centrale: “Non c’è un’emergenza sanitaria – ha affermato – ma preoccupa l’incapacità dei dirigenti del Ministero della Salute”. Più rassicurante il tono scelto in Lombardia, dove il direttore generale del Welfare regionale, Mario Melazzini, ha parlato di una situazione “assolutamente sotto controllo”.
Dal mondo scientifico arriva un invito alla prudenza. “L’espansione del contagio potrebbe comportare un incremento proporzionale dei casi gravi e dei decessi – ha dichiarato Federico Gobbi, direttore del Dipartimento di Malattie infettive, tropicali e microbiologia dell’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar –. Sorveglianza e diagnosi precoce sono fondamentali per limitare l’impatto del virus”.
Il West Nile non è un virus nuovo per il continente europeo, ma la sua diffusione in Italia negli ultimi anni ha assunto una portata inedita. Fenomeni climatici come l’aumento delle temperature medie e la persistenza di condizioni ambientali favorevoli alle zanzare Culex contribuiscono ad amplificare il rischio, rendendo sempre più difficile prevedere e contenere l’insorgenza di nuovi focolai.
In questo scenario di incertezza, il rischio maggiore è abbassare la guardia. L’Italia ha ormai imparato, a proprie spese, che anche le minacce apparentemente minori possono degenerare se sottovalutate. La sfida del West Nile richiede risposte proporzionate, basate su dati solidi, capacità organizzativa e trasparenza istituzionale. Qualità che, in un’estate segnata da temperature estreme e stress sanitario, appaiono più che mai necessarie.
