CITTÀ DEL VATICANO – Un appello diretto e vibrante, rivolto a chi ha in mano le leve del potere. In occasione dell’udienza con i partecipanti al Giubileo dei governanti e degli amministratori pubblici, Papa Leone XIV ha tracciato con chiarezza la rotta etica che – a suo avviso – ogni azione politica dovrebbe seguire: difendere il bene comune e farsi carico delle fragilità sociali.
Parlando in inglese dinanzi a rappresentanti istituzionali provenienti da diversi Paesi, il Pontefice ha sottolineato come il compito della politica non possa ridursi alla gestione dell’interesse di parte:
“È vostra responsabilità promuovere e tutelare, al di là di qualsiasi tornaconto individuale o ideologico, il bene della comunità, soprattutto a favore dei più deboli ed emarginati”.
Nel cuore del discorso, il Papa ha rivolto un monito netto sulla crescente frattura economica e sociale che attraversa il mondo:
“Si tratta di adoperarsi affinché sia superata l’inaccettabile sproporzione tra una ricchezza concentrata nelle mani di pochi e una povertà che coinvolge una moltitudine senza voce”.
Le sue parole si sono fatte ancora più incisive nel richiamare all’ascolto delle periferie dell’umanità:
“Quanti vivono in condizioni estreme gridano per far udire la loro voce, e troppo spesso non trovano orecchie disposte ad ascoltarli”.
In un tempo segnato da instabilità globale, crisi economiche e tensioni sociali, Papa Leone XIV rilancia così una visione alta e inclusiva della politica, come servizio disinteressato, guidato da giustizia, equità e solidarietà.
Il messaggio, pur pronunciato con tono pastorale, è suonato come un richiamo preciso ai decisori pubblici a non abdicare alla propria missione: rendere il potere uno strumento di giustizia sociale. Un invito, in pieno spirito giubilare, a rimettere la dignità della persona – soprattutto quella più fragile – al centro dell’agenda politica.
