26 Ottobre 2026, lunedì
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Salerno: Vaticano la verità su Mons. Scarano: “Sta male!”

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di Rita Occidente Lupo

mons. scarano“Mons. Scarano sta male!” Una frase secca, asciutta, quella che l’avvocato difensore dell’alto prelato, penalista salernitano Silverio Sica, ha rilasciato nei giorni scorsi. E che ha aperto il fianco a gossip, dubbi e perplessità sugli arresti detentivi, che vedono il consacrato nel carcere ospedaliero di San Leonardo. Visite, quasi nulle, fatta eccezione di quelle dei suoi legali, dei sanitari che lo hanno in cura e di qualche familiare con permesso speciale, le condizioni fisiche e psicologiche dell’ex contabile dell’Apsa, sono realmente preoccupanti. Visitato in tarda mattinata dal direttore dell’Uosm, Antonio Zarrillo, un’ampia perizia,  con la quale concorda il team psichiatrico dell’azienda ospedaliera. “Oltre a depressione notevolmente peggiorata- riferisce Zarrillo- evidenti sintomi di psicosi marcata delirante, con idee persecutorie, di complotti e deliri di rovina, contro se stesso.” Perentorio lo psichiatra, che annota lapalissiani segnali allarmisti sulle condizioni generali del paziente, in uno stato di sofferenza globale. E lancia l’allarme, in quanto il quadro del Monsignore potrebbe ulteriormente precipitare ad horas, accusando la mancata adozione di provvedimenti, atti a scongiurare il peggio. Prevista un’eventuale denuncia al tribunale del malato, per le reali condizioni in cui versa il paziente, impossibilitato a reggere ancora la situazione carceraria. “Completamente incompatibile col suo stato psico-fisico-conclude Zarrillo- la prigionìa, che in attesa di processo, registra di giorno in giorno deficit anche sotto il profilo della lucidità mentale. Il mio appello, che si possa tempestivamente intervenire, assegnando i domiciliari all’alto prelato, che oltre a soffrire per la sua condizione di consacrato, non potendo più celebrare l’Eucarestia, lamenta l’umiliazione di una pena ancora in corso d’accertamento sulle sue reali responsabilità in merito.” Alla luce della misericordia, che contrassegna il Papato di Bergoglio, ancora non si comprende come ci sia nei confronti del Monsignore una chiusura così ermetica da parte della Chiesa medesima.

Rita Occidente Lupo

 

If lancia gli Stati generali del liberalismo

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Italia Futura si lascia alle spalla la presidenza di Nicola Rossi, che con una nota indirizzata al direttivo della fondazione creata da Luca Cordero di Montezemolo comunica le sue dimissioni, e si propone come primo soggetto aggregatore di “tutti coloro che si riconoscono nei valori e nell’ideale di una Ricostruzione Liberale del Paese” attraverso la convocazione degli “stati generali del liberalismo in Italia”. Un evento, spiega un post firmato dal direttore di Italia Futura Piemonte, Gabriele Molinari, e da Giovanni Susta che crei le premesse per “l’alternativa liberale all’attuale e composito coacervo di conservatorismi, prendendo magari a modello quel Valery Giscard d’Estaing che nei primi anni ’70 fece uscire la Francia dal gollismo con rinnovato spirito unitario di matrice liberale, popolare, riformatrice ed europeista”.

Così come è fallito, almeno a giudicare dalla parabola politica di Nicola Rossi, uscito a suoi tempo dal Pd, il tentativo di determinare una svolta liberale all’interno dei Democratici. Si spiegano così la crociata di Montezemolo contro i danni del bipolarismo aggressivo in salsa italiana, la creazione di Italia Futura e successivamente l’adesione a Scelta civica. Certo è che adesso i liberali, tramontata l’idea del Terzo polo alternativo al centrodestra e al centrosinistra cercano nuovi orizzonti. E mentre Montezemolo, il ministro della Difesa Mario Mauro e il leader di Sc Mario Monti guardano al Ppe e a una collocazione nell’ambito di un centrodestra deberlusconizzato, molti, al contrario, pensano a un dialogo serrato con il Pd di Matteo Renzi in  vista di una possibile alleanza elettorale.

Quagliariello, amnistia anche per Berlusconi

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«Se ci sarà una legge su amnistia e indulto dovrà essere applicata a tutti i cittadini, Berlusconi compreso». Lo ha detto il ministro delle Riforme, Gaetano Quagliariello, ospite di Faccia a Faccia, su Radio 24, commentando le parole del ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri, secondo la quale eventuali provvedimenti di clemenza non saranno applicati al leader del Pdl. «Credo che Cancellieri sia stata fraintesa, le sue parole sono state male interpretate», ha sottolineato. «Penso che nessuno possa ritenere che una legge possa non essere applicata a un solo cittadino».

No al congresso o il Pdl si spaccherà

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O il tandem Silvio Berlusconi-Angelino Alfano o il diluvio, cioè la scissione. Fabrizio Cicchitto, esponente di punta della colombe che hanno aiutato il segretario del Pdl Angelino Alfano a mettere in sostanziale minoranza politica, anche se non numerica, i falchi (o lealisti) raccolti intorno al Cavaliere, detta a Raffaele Fitto, che vuole l’azzeramento delle cariche e la convocazione immediata di un congresso, le sue condizioni per evitare la nascita di una nuova formazione: “La combinazione ottimale è il binomio Berlusconi-Alfano”, ha detto al Corriere della sera. “ Combinando la presenza dell’uno e dell’altro riusciremo ad avere, quando ci saranno le elezioni, una capacità concorrenziale  rispetto a Renzi”.

Berlusconi, qualora proponesse in modo esplicito il binomio in un quadro di rinnovata unità, potrebbe sbloccare questa situazione di impasse.  Altrimenti, e lo dico  a malincuore, meglio avere due partiti, uno moderato l’altro movimentista, federati fra loro e con altri movimenti del centrodestra che non un partito bloccato da una conflittualità cieca”.       Una posizione condivisa dal ministro delle riforme Gaetano Quagliariello, che ha detto: “Berlusconi e Alfano non sono incompatibili, ma è venuta meno la possibilità che Berlusconi sia il concorrente di Renzi nel 2015. L’unico leader che può convivere nel centrodestra con la leadership di Berlusconi è Alfano e in ogni caso è meglio fare due partiti piuttosto che correre il rischio del litigio permanente”. Quagliariello ha messo in evidenza la propria “incompatibilità politica” con falchi come “Denis Verdini e Daniela Santanchè”. E ha concluso: “Se la nuova Forza Italia sarà quella io non ci sarò”.

Alitalia, salvataggio in pista

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Oggi, alle 17 ci sarà l’assemblea degli azionisti ad approvare l’aumento di capitale deliberato venerdì dal cda, 300 milioni di euro indispensabili per evitare che gli aerei restino a terra definitivamente. Un calendario serratissimo, con l’incognita Air France-Klm. Il colosso franco-olandese, che ha detto sì alla ricapitalizzazione, potrebbe però decidere di non partecipare e di diluire quindi la sua quota dal 25% a poco più dell’11%. Una mossa dettata dalla riluttanza a investire altri 75 milioni dopo avere partecipato in febbraio con 38 milioni al prestito ponte a carico degli azionisti. Certo è che i soci italiani sono determinati ad andare avanti con o senza i francesi. Ambienti vicini alla compagnia hanno fatto sapere che l’operazione potrà essere condotta in porto anche se Af-Klm dirà no, ma sottolineano che la riunione odierna del consiglio di amministrazione servirà appunto per convincere il partner industriale a prendere parte all’operazione. Il ministro dei trasporti e delle infrastrutture Maurizio Lupi, non a caso, si è augurato che “l’Air France faccia la sua parte nell’aumento di capitale”, ma ha avvertito i francesi che “se non lo dovesse fare ridurrebbe la sua quota nel capitale sociale al 10-11% e non potrà partecipare ai vincoli del patto parasociale in termini di diritto di veto nelle alleanze strategiche o all’ingresso di nuovi soci.

Hanno deciso di fare una soluzione tampone, lo hanno fatto con Poste, lo potevano fare in altro modo, ma è evidentemente solo un tampone. Alitalia ha un senso solo se riesci andare verso il Medio e l’Estremo Oriente”, ha spiegato. Mentre il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, ha chiesto che si trovi al più presto un partner industriale straniero e ha bocciato Air France: “Non credo che i francesi di Air France facciano al caso nostro perché vogliono solo il loro hub, tant’e’ che hanno detto che aderirebbero all’aumento di capitale alla sola condizione che Alitalia non apra nuove tratte internazionali e non acquisti nuovi velivoli. Meglio allearsi con i tedeschi oppure con altre compagnie di altre realtà regionali.

Amnistia, su Renzi si scatena l’inferno

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Matteo Renzi dice no ad amnistia e indulto, il premier Enrico Letta non è d’accordo, i ministri Emma Bonino e Flavio Zanonato lo attaccano e  il sindaco di Firenze va da Lucia Annunziata per spiegare la sua posizione. Su Renzi, che a Bari ha presentato ufficialmente la propria candidatura a guidare il Partito democratico, si è scatenata una tempesta politica, in particolare sui contenuti sul messaggio rivolto alle camere dal presidente della repubblica Giorgio Napolitano. Renzi, che si era dichiarato contrario a ogni ipotesi di amnistia e indulto, intervenuto a In mezz’ora su Rai Tre ha spiegato: “Non ho parlato contro il presidente Napolitano, ho detto semplicemente che non sarebbe serio, educativo, responsabile sette anni dopo un indulto come quello del 2006 farne un altro.

Nella dialettica tra renziani, bersaniani e le altre correnti del Pd si è inserito perfino il capogruppo del Pdl alla camera, Renato Brunetta, che ha accusato Renzi di ogni nequizia, cioè di essere “per la droga libera, per l’immigrazione clandestina e  non solo”, perché “negando amnistia e indulto  dimostra di non volere alcuna riforma della giustizia: il messaggio del presidente della Repubblica era il caposaldo dell’azione di governo su questo tema che Letta aveva fissato chiedendo la fiducia”. Ma non è finita, perché Renzi, a Trento per la campagna per le amministrative del 27 ottobre è intervenuto di nuovo: “Non polemizzo con il presidente della Repubblica e il suo messaggio alle camere, ma il Pd ha il dovere come partito di discutere anche sulla Bossi-Fini e dobbiamo farlo superando la logica dell’emergenza”.

Liquidazioni ai manager, è Telecom Italia la società più generosa

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Telecom Italia spicca per essere stata negli anni la società più generosa con i suoi manager. La compagnia telefonica ha infatti girato ai top manager uscenti buonuscite di oltre 74 mln di euro. Come emerge da un’analisi condotta da Milano Finanza sulla base dei bilanci aziendali e dello studio sulle remunerazioni delle società quotate italiane del 2011 e 2012 di Frontis Governance, nel 2001 Colaninno, dopo due anni al vertice di Telecom, è uscito dalla compagnia con 25,8 mln. A livello generale il record assoluto è detenuto da Cesare Romiti, che quando disse addio alla Fiat nel 1998 incassò 101,5 mln. Seguono Alessandro Profumo, che ottenne 38 mln quando lasciò Unicredit e Matteo Arpe, che uscì da Capitalia con una liquidazione di 37,4 mln.

La Svizzera veste i panni di Robin Hood: prelievo forzoso sui ricchi per aiutare i disoccupati

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Chissà chi tra John Maynard Keynes e Friedrich Von Hayek sarebbe contento nel conoscere l’ultima trovata che arriva dalla piccola Svizzera. Dal 2014 entrerà nei 26 cantoni del Paese elvetico una riforma che promette di far discutere anche altrove. Dal prossimo gennaio partirà il prelievo forzoso dell’1% sui redditi superiori a 250mila euro. L’obiettivo è cercare di rifinanziare il fondo che funge da ammortizzare per i disoccupati che in questo momento naviga a vista, con un buco da 4 miliardi.

Il Governo punta a riportare i conti in ordine del fondo assicurativo a tutela dei “senza lavoro” nel giro dei prossimi 15 anni. E per questo chiede una mano ai ricchi. Una politica opposta al trickle-down (mettere i ricchi nelle condizioni di fare più utili perché poi questi a cascata arriveranno anche ai più poveri) tipica dell’impostazione economica neo-liberale.

Il fondo assicurativo ha incrementato il passivo negli ultimi anni, complice l’aumento del tasso di disoccupazione che attualmente viaggia al 3%. Un tasso straordinariamente basso se confrontato con il 12% italiano ed europeo ma oltre tre volte superiore rispetto al tasso a cui gli svizzeri sono stati abituati prima della crisi degli anni ’90 (inferiore all’1%).

E adesso lo Stato chiede una mano ai ricchi per riportare i conti in ordine e, allo stesso tempo, garantire la pace sociale.

Contributi, totalizzazione, ricongiunzione e riscatto

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Quante tipologie di contributi ci sono?
Esistono vari tipi di contributi: i contributi obbligatori (sono quelli principali); i figurativi; i volontari e i contributi per riscatti e ricongiunzioni. Le amministrazioni e gli enti iscritti detraggono mensilmente i contributi obbligatori dalla busta paga del lavoratore e, aggiungendo la quota a loro carico, li versano all’Inps, Gestione dipendenti pubblici. Per garantire il regolare flusso delle entrate si utilizzano procedure informatiche. I lavoratori iscritti, in possesso dei requisiti richiesti, possono presentare domanda per la copertura di periodi di astensione dal lavoro così come indicati dalla normativa di riferimento (congedo parentale, aspettativa per cariche pubbliche elettive, aspettativa sindacale ecc.), per la prosecuzione volontaria dei contributi e per la ricongiunzione e il riscatto di particolari periodi. Vediamo ora in concreto alcune specifiche situazioni. Un primo dubbio riguarda la durata della pausa pranzo. Questa pausa deve avere una durata non inferiore a trenta minuti e non superiore alle due ore. La collocazione temporale di tale intervallo, se diversa dalle due fasce attualmente esistenti (dalle 12,30 alle 14,30 oppure dalle 14,00 alle 16,00) deve essere stabilita in sede di contrattazione locale e può decorrere a partire dalle 12,00 compatibilmente con le particolari esigenze operative della struttura.

Totalizzazione dei periodi assicurativi

Quali sono le disposizioni previste dal decreto legislativo n. 42 del 2006 in materia di totalizzazione dei periodi assicurativi?
La norma stabilisce che quando il lavoratore abbia già raggiunto, in una gestione a carico degli enti previdenziali pubblici, i requisiti minimi richiesi per il diritto ad autonoma pensione “tale pro quota” sarà calcolata con il sistema di computo previsto dall’ordinamento della predetta gestione.
Diversamente, il trattamento pensionistico derivante da totalizzazione sarà determinato con il sistema di calcolo interamente contributivo.
Il pagamento degli importi liquidati dalle singole gestioni è effettuato dall’Inps. Si precisa che tale Istituto è l’ente pagatore anche nei casi in cui non è interessato alla liquidazione di alcuna quota di pensione.
Per completezza informativa va segnalato quanto segue. L’art. 1, comma 239, della legge 24 dicembre 2012 n. 228 ha introdotto a decorrere dal 1° gennaio 2013 (data di entrata in vigore della legge) un nuovo istituto di cumulo che consente agli iscritti presso due o più forme di assicurazione obbligatoria per invalidità, vecchiaia e superstiti dei lavoratori dipendenti, autonomi, e degli iscritti alla gestione separata di cui all’art. 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e alle forme sostitutive ed esclusive della medesima, di cumulare i periodi non coincidenti ai fini del conseguimento di un’unica pensione; tale facoltà può essere esercitata quando i richiedenti non siano già titolari di trattamento pensionistico in una delle predette gestioni e non abbiano maturato i requisiti per il diritto al predetto trattamento pensionistico, ferme restando le vigenti disposizioni in materia di totalizzazione dei periodi assicurativi di cui al decreto legislativo 2 febbraio 2006, n. 42 e di ricongiunzione dei periodi assicurativi di cui alla legge 7 febbraio 1979, n. 29.

Ricongiunzione

È possibile la ricongiunzione per un’unica pensione, di periodi assicurativi secondo l’art. 2 della legge n. 29 del 1979 per un dipendente in regime di part time iscritto Inpdap e contemporaneamente dipendente in un’attività commerciale con iscrizione Inps?
Tale possibilità scatta alle seguenti condizioni:
ol’accredito della contribuzione Inps presso questo Istituto potrà avvenire esclusivamente per la misura del trattamento pensionistico, essendo il periodo prestato con rapporto di lavoro part time con iscrizione alla Cpdel già interamente utile ai fini del diritto al trattamento di pensione;
oil periodo lavorativo risultante dalla certificazione dell’altro Istituto previdenziale, in relazione all’orario prestato, sommato a quello già valutabile ai fini della misura, presso questo Istituto, non potrà superare il corrispondente periodo che sarebbe stato accreditato nell’ipotesi di lavoro ad orario pieno.
Riscatto
Può un iscritto rinunciare al riscatto?
Con riferimento alla richiesta circa la vigenza e la perdurante attualità dell’orientamento interpretativo contenuto nella nota operativa n. 838M del 5 maggio 1999, si conferma che nulla è innovato rispetto alla possibilità per un iscritto Inpdap di rinunciare ad un provvedimento di riscatto anche dopo l’integrale pagamento del relativo onere, alle condizioni esplicitate nella nota richiamata.
In particolare:
° la rinuncia agli effetti di un provvedimento di riscatto è consentita a condizione che il periodo riscattato non sia stato già utilizzato per la determinazione del’ammontare della pensione;
° la possibilità di revoca parziale o totale di un periodo ammesso a riscatto non comporta per questo Istituto la restituzione del contributo di riscatto o il venir meno del provvedimento legittimamente adottato, ma consente la sola esclusione della valutazione del periodo ai fini pensionistici.
Va, inoltre, segnalato che la richiesta di rinuncia al riscatto, una volta accolta, non può essere successivamente revocata dall’iscritto e che le implicazioni a livello pensionistico conseguenti all’esercizio di tali rinunce devono essere valutate attentamente sia da parte dell’ente datore di lavoro che dai diretti interessati.

Il dirigente sbaglia strategia? Non è responsabile

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Non è responsabile per il mancato raggiungimento del risultato atteso, il manager di una società che fa scelte strategiche rivelatesi poi errate, se ha agito con la diligenza richiesta in riferimento sia alla sua qualifica professionale sia alla natura e alla difficoltà delle incombenze affidategli.
E’ quanto ribadito dalla sezione Lavoro della Corte di Cassazione nella recente sentenza n. 22965 del 9 ottobre scorso.

L’inosservanza dei doveri di diligenza comporta non solo l’applicazione di eventuali sanzioni disciplinari, ma anche l’obbligo del risarcimento del danno cagionato all’azienda per responsabilità contrattuale. Tuttavia, poiché non è possibile addossare al lavoratore subordinato una responsabilità che costituisca assunzione del rischio proprio dell’attività svolta dallo imprenditore, l’indagine relativa deve essere diretta ad accertare se l’evento dannoso subito dall’azienda sia correlato ad una condotta colposa del prestatore d’opera, se cioè si sia in presenza di un casus culpa determinatus ricollegabile, sulla base di un rapporto di causalità, ad una condotta colposa del dipendente sotto i profili della negligenza, dell’imprudenza o della violazione di specifici obblighi contrattuali o istruzioni legittimamente impartitegli dal datore di lavoro. Come criterio direttivo di tale indagine non può assumersi il parametro generale e costante della diligenza dell’uomo medio, ma occorre, invece, valutare la diligenza del dipendente in riferimento sia alla sua qualifica professionale sia alla natura delle incombenze affidategli, ed alle particolari difficoltà presentate dall’espletamento di queste (in tal senso, Cass. 1037 del 1977).”