26 Ottobre 2026, lunedì
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L’Unione Europea farà la fine dell’Unione Sovietica? (1)

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di Michele Imperio

Spagna, continuano le proteste contro il nuovo piano di austerità Sia la destra che la sinistra europea sono praticamente spaccate sulla questione del’euro, in bilico fra il convincimento di dover dare sostegno alle misure di austerità patrocinate dalla troika (U.E., B.C.E. e F.M.I.) che nel tempo arginerebbero la crisi (ma risultati in questo senso non se ne vedono, anzi laddove l’austerità viene applicata la situazione peggiora) e il convincimento contrario cioè quello che ritiene che proprio la moneta unica e le sue rigide regole sono la fonte dell’attuale disastro socio-economico europeo e che l’euro altro non sia che uno strumento monetario adottato per favorire la Germania e coltivare gli interessi dei grandi banchieri internazionali anglo-americani.

Nel REGNO UNITO cuore della finanza globale, il Partito conservatore, pur essendo critco nei confronti della U.E., non ha una situazione elettorale rosea. Il parito ha aderito ai piani di austerità voluti dalla U.E. ma queste politiche per bocca del suo stesso ministro delle Finanze, sono state definite un fallimento. Cameron ha annunciato ulteriori tagli alla spesa pubblica dell’1 per cento per il 2013 e del 2 per cento per il 2014, e un milione di posti di lavoro in meno nei servizi pubblici. Ma il p.i.l. non cresce e sale sempre di più nei sondaggi il consenso all’altro partito di destra il partito nazionalista dell’Ukip diretto dal noto europarlamentare anti-euro Nigel Farage e maractamente anti-euro e anti-U.E.

Mariano RajoyIl PARTITO POPOLARE di Spagna, tornato al governo poco più di un anno fa, ha dovuto affrontare crisi economica, bolla immobiliare, una disoccupazione che oscilla attorno al 25 per cento, un Pil in caduta libera, e il risanamento degli asset tossici o “problematici” individuati nei bilanci delle banche spagnole, che sono pari a 176 miliardi di euro per cui ha dovuto chiedere aiuti all’Unione Europea per avere i quali, il partito guidato da Mariano Rajoy ha dovuto accettare le imposizioni dell’Unione Europea e varare gravose misure di austerità. E per questo è già in forte perdita di consensi.

In Grecia ALBA DORATA partito di estrema destra nato nel 1993, alle elezioni parlamentari del 1996 ottenne lo 0,07% dei voti. Da allora, è cresciuto vorticosamente grazie soprattutto alla forte opposizione contro i provvedimenti della Troika (Ue, Bce, Fmi) e le politiche di austerity varate dal governo greco di Papandreou (fino al novembre 2011), di Papademos (fino al maggio 2012) e di Samaras (da giugno 2012). E’ al 6,9% dei consensi. Il leader del Movimento è oggetto di una feroce aggressione da parte di Polizia e Magistratura greca eed è stato addirittura arrestato.

In Italia alla domanda se l’appartenenza all’Unione europea sia una “buona cosa” solo il 38% degli italiani si riconosce in questa affermazione. Però contrariamete che in altri paesi manca un partito anti-euro di destra, se si sclude la Lega Nord la quale però chiede e raccoglie consensi solo nelle regioni settentrionali.

Solo in GERMANIA la destra filo-europeistia può sorridere. Il suo leader Angela Merkel è osannato dai tedeschi perchè ha fatto della Germania una nazione forte che ha imposto la sua leadership a tutta l’Europa. La situazione economica tedesca è stabile e, rispetto al resto d’Europa, un paradiso. La disoccupazione si attesta al 6,9 per cento, la produzione industriale è soltanto in leggera decrescita, il tasso di crescita dell’economia stazionario, ma il costo sui titoli di stato è un affare per la Germania, con i bund a 10 anni appena al di sopra dell’1 per cento (rispetto al 4 – 5 per cento di Italia e Spagna, e al 3,5 per cento della Francia). E tuttavia la CDU ha presidposto un piano B per l’uscita dall’euro se gli Stati Uniti e gli altri paesi europei dovessero insistere troppo per gli eurobond, ossia per l’accollo sulla Germania di tutto il debito pubblico europeo. Nel qual caso l’Unione Europea potrebbe dissolversi proprio per l’uscita del suo primo paese fondatore, appunto la Germania.

le pen Questo dominio tedesco sull’Europa contribuisce sicuramente a far sì che la situazione più critica per la destra filo-europeista sia in Francia. In FRANCIA i consensi del partito gollista (favorevole all’euro) calano giorno dopo giorno a fronte dell’inesorabile e prorompente aumento dei consensi stando ai sondaggi dell’altra destra della Francia, quella guidata da Marine Le Pen, rigidamente contraria alle politiche di austerità della U.E., che lei definisce ”Unione sovietica europea”. In Francia per la prima volta nella storia politica di questo paese, una coalizione diversa dal centro-destra moderato (i Gollisti dell’UMP) o dal centro-sinistra ufficiale (quella condotta dal Partito Socialista attualemnte al potere) è primo nei sondaggi elttorali. In realtà il Front Nationale riscuote soltanto il 23% dei consensi ma nei ballottaggi per le elezioni negli enti locali la tendenza è che i socialisti, generalmente esclusi dal secondo turno, optano in maggioranza per il Front Nastionale, piuttosto che per i gollisti. Quindi la vittoria della Le Pen alle prossime elezioni politiche del 2014 appare sempre più probabile, E poichè se la Le Pen vincesse, il suo primo impegno sarebbe quello di far uscire la Francia dall’euro, ecco che il castello dell’euro potrebbe cominciare a sgretolarsi proprio a partire dalla Francia.

Marine Le Pen è molto attiva nel suo impegno anti-europeo. Vuole chiaramente prendere in mano tutto il movimento anti-euro. In questo senso ha già coltivato legami con la destra austriaca del partito per la libertà, che ha conseguito un lusinghiero 21 per cento dei voti alle ultime elezioni politiche del mese scorso in Austria. Presto si recherà in Olanda per coltivare un’alleanza con Geert Wilders, leader del PVV, che al momento è in testa nei sondaggi in Olanda in vista delle prossime elezioni europee di maggio 2014. Wilders, a sua volta ha già creato collegamenti con Vlaams Belang in Belgio, il partito democratico in Svezia e con la Lega Nord in Italia. “Vogliamo fare tutto ciò che possiamo per trasformare le prossime elezioni europee in una frana elettorale europea contro Bruxelles,” ha detto Wilders.

Nigel Farage.Il nuovo blocco anti-UE si andrebbe ad aggiungere al gruppo euroscettico già esistente a Bruxelles, Europa, libertà e democrazia, che è dominato dal partito Indipendente del Regno Unito condotto da Nigel Farage (25% dei consensi in Gran Bretagna e sopravissuto a un grave attentato nel 2009, il suo elicotero precipitò mentre era in volo con lui salvo per mero miracolo).

orban attentato Anche in Ungheria si è registrato un attentato al leader del partito anti-euro e attuale premier Viktor Orban., il che va a riprova -se ce ne fosse bisogno – del carattere criminale di alcuni interessi che si celano dietro l’Unione Europea. In Ungheria l’area anti-euro è straripante grazie alla presenza di due partiti di centrodestra Fidesz e Jobbik, rigidamente ostili all’auro. Fidesz è un partito di centro-destra guidato da Viktor Orbán, al governo dall’aprile 2010. In un discorso pubblico tenuto il 15 marzo 2012, Viktor Orbán ha apertamente paragonato i burocrati europei ai membri dell’apparato sovietico, lasciando intendere un grande senso di disprezzo per l’ l’Unione europea. il suo partito ha raggiunto in Ungheria addirittura il 52% dei consensi. Il secondo partito anntieuropeista ungherese Jobbink è un movimento espressione dell’estrema destra, attivo nel panorama politico ungherese dal 2003. Jobbik è attualmente il terzo partito ungherese e detiene 47 seggi al Parlamento. Nei confronti dell’Unione Europea nutre una diffidenza ancora più forte di quella espressa da Fidesz: il 14 gennaio 2012, dopo una marcia per chiedere l’uscita dell’Ungheria dall’Ue, un parlamentare di Jobbik ha addirittura bruciato in pubblico una bandiera europea.

Michele Imperio 1. continua

LONDON SCHOOL OF ECONOMICS: NON RIMARRA’ NULLA, DELL’ITALIA. NEI PROSSIMI 10 ANNI SI DISSOLVERA’ di Roberto Orsi

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di ROBERTO ORSI

Volentieri riceviamo e pubblichiamo:

crisi-“Gli storici del futuro probabilmente guarderanno all’Italia come un caso perfetto di un Paese che è riuscito a passare da una condizione di nazione prospera e leader industriale in soli vent’anni in una condizione di desertificazione economica, di incapacità di gestione demografica, di rampate terzomondializzazione, di caduta verticale della produzione culturale e di un completo caos politico istituzionale. Lo scenario di un serio crollo delle finanze dello Stato italiano sta crescendo, con i ricavi dalla tassazione diretta diminuiti del 7% in luglio, un rapporto deficit/Pil maggiore del 3% e un debito pubblico ben al di sopra del 130%. Peggiorerà.

Il governo sa perfettamente che la situazione è insostenibile, ma per il momento è in grado soltanto di ricorrere ad un aumento estremamente miope dell’IVA (un incredibile 22%!), che deprime ulteriormente i consumi, e a vacui proclami circa la necessità di spostare il carico fiscale dal lavoro e dalle imprese alle rendite finanziarie. Le probabilità che questo accada sono essenzialmente trascurabili. Per tutta l’estate, i leader politici italiani e la stampa mainstream hanno martellato la popolazione con messaggi di una ripresa imminente. In effetti, non è impossibile per un’economia che ha perso circa l’8 % del suo PIL avere uno o più trimestri in territorio positivo. Chiamare un (forse) +0,3% di aumento annuo “ripresa” è una distorsione semantica, considerando il disastro economico degli ultimi cinque anni. Più corretto sarebbe parlare di una transizione da una grave recessione a una sorta di stagnazione.

manifestazione-cgil-a-roma-nel-2009Il 15% del settore manifatturiero in Italia, prima della crisi il più grande in Europa dopo la Germania, è stato distrutto e circa 32.000 aziende sono scomparse. Questo dato da solo dimostra l’immensa quantità di danni irreparabili che il Paese subisce. Questa situazione ha le sue radici nella cultura politica enormemente degradata dell’élite del Paese, che, negli ultimi decenni, ha negoziato e firmato numerosi accordi e trattati internazionali, senza mai considerare il reale interesse economico del Paese e senza alcuna pianificazione significativa del futuro della nazione. L’Italia non avrebbe potuto affrontare l’ultima ondata di globalizzazione in condizioni peggiori. La leadership del Paese non ha mai riconosciuto che l’apertura indiscriminata di prodotti industriali a basso costo dell’Asia avrebbe distrutto industrie una volta leader in Italia negli stessi settori. Ha firmato i trattati sull’Euro promettendo ai partner europei riforme mai attuate, ma impegnandosi in politiche di austerità. Ha firmato il regolamento di Dublino sui confini dell’UE sapendo perfettamente che l’Italia non è neanche lontanamente in grado (come dimostra il continuo afflusso di immigrati clandestini a Lampedusa e gli inevitabili incidenti mortali) di pattugliare e proteggere i suoi confini. Di conseguenza , l’Italia si è rinchiusa in una rete di strutture giuridiche che rendono la scomparsa completa della nazione certa.regolamento di dublino

L’Italia ha attualmente il livello di tassazione sulle imprese più alto dell’UE e uno dei più alti al mondo. Questo insieme a un mix fatale di terribile gestione finanziaria, infrastrutture inadeguate, corruzione onnipresente, burocrazia inefficiente, il sistema di giustizia più lento e inaffidabile d’Europa, sta spingendo tutti gli imprenditori fuori dal Paese . Non solo verso destinazioni che offrono lavoratori a basso costo, come in Oriente o in Asia meridionale: un grande flusso di aziende italiane si riversa nella vicina Svizzera e in Austria dove, nonostante i costi relativamente elevati di lavoro, le aziende troveranno un vero e proprio Stato a collaborare con loro, anziché a sabotarli. A un recente evento organizzato dalla città svizzera di Chiasso per illustrare le opportunità di investimento nel Canton Ticino hanno partecipato ben 250 imprenditori italiani.

emigrazioneLa scomparsa dell’Italia in quanto nazione industriale si riflette anche nel livello senza precedenti di fuga di cervelli con decine di migliaia di giovani ricercatori, scienziati, tecnici che emigrano in Germania, Francia, Gran Bretagna, Scandinavia, così come in Nord America e Asia orientale. Coloro che producono valore, insieme alla maggior parte delle persone istruite è in partenza, pensa di andar via, o vorrebbe emigrare. L’Italia è diventato un luogo di saccheggio demografico per gli altri Paesi più organizzati che hanno l’opportunità di attrarre facilmente lavoratori altamente, addestrati a spese dello Stato italiano, offrendo loro prospettive economiche ragionevoli che non potranno mai avere in Italia.

tecnocratiL’Italia è entrata in un periodo di anomalia costituzionale. Perché i politici di partito hanno portato il Paese ad un quasi – collasso nel 2011, un evento che avrebbe avuto gravi conseguenze a livello globale. Il Paese è stato essenzialmente governato da tecnocrati provenienti dall’ufficio del Presidente Repubblica, i burocrati di diversi ministeri chiave e la Banca d’Italia. Il loro compito è quello di garantire la stabilità in Italia nei confronti dell’UE e dei mercati finanziari a qualsiasi costo. Questo è stato finora raggiunto emarginando sia i partiti politici sia il Parlamento a livelli senza precedenti, e con un interventismo onnipresente e costituzionalmente discutibile del Presidente della Repubblica , che ha esteso i suoi poteri ben oltre i confini dell’ordine repubblicano. L’interventismo del Presidente è particolarmente evidente nella creazione del governo Monti e del governo Letta, che sono entrambi espressione diretta del Quirinale. L’illusione ormai diffusa, che molti italiani coltivano, è credere che il Presidente, la Banca d’Italia e la burocrazia sappiano come salvare il Paese. Saranno amaramente delusi. L’attuale leadership non ha la capacità, e forse neppure l’intenzione, di salvare il Paese dalla rovina. Sarebbe facile sostenere che Monti ha aggravato la già grave recessione. Letta sta seguendo esattamente lo stesso percorso: tutto deve essere sacrificato in nome della stabilità. I tecnocrati condividono le stesse origini culturali dei partiti politici e, in simbiosi con loro, sono riusciti ad elevarsi alle loro posizioni attuali: è quindi inutile pensare che otterranno risultati migliori, dal momento che non sono neppure in grado di avere una visione a lungo termine per il Paese. Sono in realtà i garanti della scomparsa dell’Italia.

In conclusione, la rapidità del declino è davvero mozzafiato. Continuando su questa strada, in meno di una generazione non rimarrà nulla dell’Italia nazione industriale moderna. Entro un altro decennio, o giù di lì, intere regioni, come la Sardegna o Liguria, saranno così demograficamente compromesse che non potranno mai più recuperare. I fondatori dello Stato italiano 152 anni fa avevano combattuto, addirittura fino alla morte, per portare l’Italia a quella posizione centrale di potenza culturale ed economica all’interno del mondo occidentale, che il Paese aveva occupato solo nel tardo Medio Evo e nel Rinascimento. Quel progetto ora è fallito, insieme con l’idea di avere una qualche ambizione politica significativa e il messianico (inutile) intento universalista di salvare il mondo, anche a spese della propria comunità. A meno di un miracolo, possono volerci secoli per ricostruire l’Italia.

Roberto Orsi

Anche il Qatar all’Expo

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Il padiglione del Qatar all’Expo di Milano avrà una superficie di 2.451 metri quadrati e sorgerà in posizione strategica, vicino all’ingresso Est del sito espositivo. Ieri il commissario generale del paese, l’ambasciatore del Qatar in Italia Soltan Saad Al Moraikhi, ha firmato con il commissario unico per Expo Milano 2015 Giuseppe Sala il contratto di partecipazione all’evento del 2015. Il documento che ufficializza la presenza del Qatar è il 75esimo contratto di partecipazione che la società Expo 2015 sottoscrive con i paesi che prenderanno parte alla manifestazione.

Carceri, 4.500 posti in meno disponibili

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Sono circa 4.500 in meno i posti in carcere disponibili rispetto al dato ufficiale, che indica come capienza regolamentare un totale di 47.599 posti. Sono 64.564 i detenuti nelle carceri italiane, di cui 24.744 in custodia cautelare e 38.625 condannati in via definitiva. A queste due categorie vanno, inoltre, aggiunti 1.195 internati. Per quanto riguarda, invece, i detenuti in attesa del primo grado di giudizio le cifre ammontano a circa 12.348, mentre 6.355 sono stati condannati in primo grado e sono in attesa della decisione di appello e 4.387 sono condannati in uno od entrambi i gradi di giudizio di merito e sono in attesa della decisione della Cassazione. Su un totale, poi,  di 38.625 detenuti condannati, 9.598 hanno una pena residua inferiore ad un anno, 7.735 tra uno e 2 anni e 5.689 da due a tre anni. Complessivamente, quindi, sono 23.022 quelli che devono scontare una pena residua inferiore ai tre anni. Questi i dati resi noti, ieri, dal Ministro della giustizia Anna Maria Cancellieri durante le audizioni che si sono svolte in Commissione giustizia alla Camera.

Autogrill conquista l’Eurotunnel

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Il gruppo Autogrill, attraverso la divisione HMSHost International, si è aggiudicato due nuove concessioni per le attività food & beverage nelle stazioni dell’Eurotunnel e all’interno dell’aeroporto britannico di East Midlands. Il primo accordo prevede la gestione per dieci anni di otto punti vendita che dal 2013 al 2023 si stima genereranno ricavi complessivi per circa 105 milioni di sterline. Il secondo contratto ha una durata di otto anni e riguarda sette locali dai quali si attendono ricavi totali per circa 70 milioni di sterline nel periodo 2013-2021. Il gruppo, con cinque locali sul versante britannico e tre su quello francese, sarà il principale fornitore dei servizi di ristorazione in entrambi i terminal del tunnel ferroviario che collega l’Inghilterra alla Francia.

Abu Mazen dal Papa

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E’ durato circa 30 minuti il colloquio privato tra papa Francesco e il presidente palestinese Abu Mazen nella Sala della Biblioteca, in Vaticano, alla presenza di un interprete dall’arabo all’italiano.”Spero di firmare con questa penna l’accordo di pace con Israele”, ha affermato il presidente palestinese, ricevendo in dono da papa Francesco la penna di rappresentanza a forma delle colonne tortili del baldacchino di San Pietro. “Certamente lei ha molte cose da firmare”, gli ha risposto il Papa mostrandogli il dono, al che Abu Mazen ha espresso la sua speranza di usare la penna per l’accordo con Israele. “Presto, presto”, ha quindi commentato il Pontefice. Nell’udienza in Vaticano, il presidente palestinese ha invitato papa Francesco a visitare la Terra Santa. Lo ha riferito lo stesso Abu Mazen al “ministro degli esteri” vaticano monsignor Dominique Mamberti: “E’ stato un piacere – ha detto commentando l’incontro – e l’ho invitato in Terra Santa”.

Obama «impressionato» da Letta; Italia nella giusta direzione

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«L’Italia sta andando nella giusta direzione con le riforme». Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti Barack Obama durante le dichiarazioni al termine dei colloqui bilaterali nello studio ovale della Casa Bianca con il premier Enrico Letta. Il presidente del Consiglio ha replicato commentando l’accordo raggiunto negli Stati Uniti sul tetto del debito, che secondo Letta stabilizza i tassi di interesse ad un livello basso, un fatto positivo anche per l’Italia.

«Non potrei essere più impressionato dalla sua integrità e leadership», ha aggiunto Obamarivolgendosi a Letta. Il presidente degli Stati Uniti ha anche aggiunto: le truppe italiane sono state «straordinarie» per contribuire a rendere l’Afghanistan più sicuro.

E ricordando in particolare il ruolo avuto da Roma in Libia, Siria e contro il terrorismo ha definito l’Italia «un partner eccezionale». Anzi, ha reso noto la Casa Bianca a margine dell’incontro, assieme a Stati Uniti, Regno Unito e Turchia, l’Italia svolge un ruolo di guida nell’assistenza alla Libia nei suoi sforzi di recupero della sicurezza e di ricostruzione delle sue istituzioni. Letta ha manifestato a Obama le preoccupazioni italiane sul Mediterraneo che, ha detto, «non può più essere un mare di morte ma di vita» per le tragedie dei migranti che necessitano risposte da parte di tutta l’Europa. Il premier italiano ha poi analizzato l’evoluzione della crisi: «I tassi di interesse ieri in Italia hanno toccato il livello minimo da due anni: è un importante traguardo, dobbiamo continuare su questa strada». E ancora: «Sarà una legislatura per la crescita, a partire dalla creazione di posti di lavoro per i giovani». E a proposito di crisi europea Obama ha sottolineato il «grandissimo interesse» degli Stati Uniti «a coordinare le nostre politiche per un’agenda improntata su una forte crescita».

Il presidente del Consiglio ha invitato Obama in Toscana: «So che il primo ministro è di Pisa, sono felice dell’invito e credo che lo saranno tutti nella mia famiglia. So che potremo gustare una cucina buonissima», ha detto l’inquilino della Casa Bianca.

Letta ha varcato il portone della West Wing della Casa Bianca insieme all’ambasciatore italiano a Washington, Claudio Bisognero alle 11,28 (le 17 e 28 ora italiana). Il premier è stato accolto da una funzionaria del cerimoniale della Casa Bianca mentre il presidente americano aveva da pochi minuti finito di parlare alla nazione dalla dining room della Casa Bianca a seguito dell’accordo alla Camera della notte scorsa che ha evitato il default americano.

Molti i temi su tappeto, dal negoziato per l’area di libero scambio Usa Ue alle misure di stimolo a crescita e occupazione alle crisi internazionali a cominciare da Siria, Iran e Libia, Paese quest’ultimo per il quale l’amministrazione Usa chiede un maggior ruolo politico dell’Italia.

Infrastrutture energetiche: l’inerzia della Regione legittima l’intervento dello Stato

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Con sentenza n. 239 dell’11ottobre 2013, la Corte Costituzionale ha dichiarato la legittimità dell’articolo 38, comma 1, del decreto legge 22 giugno 2012, n.83 (Misure urgenti per la crescita del Paese), convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1,della legge 7 agosto 2012, n. 134.

L’articolo in questione aggiunge il comma 8-bis all’articolo 1 della legge 23 agosto 2004, n. 239 (Riordino del settore energetico, nonché delega al Governo per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di energia) prevedendo una serie di procedure finalizzate a superare situazioni di stallo causate dall’inerzia delle amministrazioni regionali aventi competenza concorrente nell’autorizzazione o concessione relativa alla realizzazione di infrastrutture energetiche strategiche.

«Per le infrastrutture lineari energetiche di cui al comma 2, l’atto conclusivo del procedimento di cui al comma 2 è adottato d’intesa con le regioni interessate» (il successivo comma 6, sostituito dalla norma in esame, disciplina il procedimento in caso di mancata definizione dell’intesa nel termine prescritto per il rilascio dell’autorizzazione);(iii) la terza concerne «il mancato rispetto da parte delle amministrazioni regionali competenti dei termini per l’espressione dei pareri o per l’emanazione degli atti di propria competenza».

I giudici costituzionali hanno chiarito che nel caso in cui la legge preveda un’intesa “in senso forte” tra Stato e Regioni, il suo mancato raggiungimento non legittima, di per sé, l’assunzione unilaterale di un provvedimento da parte dello Stato. In tal caso devono essere previste procedure di reiterazione delle trattative al fine di garantire la bilateralità nell’assunzione del provvedimento e la salvaguardia della sfera di competenza costituzionalmente attribuita alla Regione in ossequio al principio di leale collaborazione (sentenza n. 179 del 2012 e sentenza n. 39 del 2013).

In applicazione di questi principi il Giudice adito ha ritenuto non fondata la questione di legittimità costituzionale poiché nel caso di specie solo nel caso di mancata adozione, entro i termini previsti dalla legge, degli atti di competenza delle singole Regioni e “…solo in caso di «ulteriore inerzia» delle amministrazioni stesse, a seguito dell’invito rivolto alle medesime di provvedere entro un termine non superiore a trenta giorni, prevede la rimessione degli atti alla Presidenza del Consiglio dei ministri, la quale decide in merito con la partecipazione della Regione interessata.

In definitiva la norma ha la funzione di superare situazioni di “stallo” causate dall’inerzia delle amministrazioni regionali aventi competenza concorrente nell’autorizzazione o concessione relativa alle opere da realizzare e, pertanto, non viola le competenze costituzionali della Regione, né si pone in contrasto con il principio di leale collaborazione, che anzi tende ad attuare.

Monti si dimette da Scelta civica: «Sfiduciato da 11 senatori, contro di me anche Casini e Mauro»

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Mario Monti lascia Scelta Civica. Lo comunica lo stesso ex premier attraverso una nota nella quale scrive di aver rassegnato «le dimissioni da presidente di Scelta Civica. La presidenza verrà assicurata dal vicepresidente vicario Alberto Bombassei, fino all’attivazione delle procedure previste dallo Statuto per la nomina del nuovo presidente. Domani lascerò il gruppo di Scelta civica del Senato e chiederò l’iscrizione al gruppo misto».

La presa di posizione di Monti arriva dopo una nota di undici senatori del partito che chiedevano di porre fine ai «distinguo e agli opportunismi« che avrebbero caratterizzato Scelta civica nella discussione sulla Legge di stabilità. Senatori che, ad opinione dell’ex premier, con la loro dichiarazione lo avrebbero di fatto sfiduciato. «Sulla base degli elementi resi noti dal Governo sul disegno di legge Stabilità approvato martedì sera ho avuto ieri scambi di opinioni all’interno di Scelta Civica, in particolare con i presidenti dei Gruppi parlamentari al Senato (sen. Susta) e alla Camera (on. Dellai), con i responsabili economici (sen. Lanzillotta, sen. Ichino, on. Zanetti) e con il portavoce politico (sen. Della Vedova).

Su tale base, nella serata di ieri ho rilasciato una dichiarazione come presidente di SC. Vi si esprimeva – spiega l’ex premier – una prima valutazione, secondo la quale il ddl Stabilità appare soddisfacente quanto al rispetto dei vincoli europei, timido per quanto riguarda la riduzione delle tasse, insoddisfacente per quanto riguarda l’orientamento alla crescita. In merito alla maggiore carenza riscontrabile a questo stadio – si richiamavano le proposte offerte alla considerazione del presidente Letta in un documento rimessogli lunedì («Elementi per un contratto di coalizione»)».

In questi giorni il sen. Mauro, con dichiarazioni ed iniziative, é venuto preconizzando, da un lato, una linea di appoggio incondizionato al Governo, posizione legittima – e naturale in chi fa parte di un governo – ma che non é la linea di SC, linea definita dai suoi organi direttivi e confermata nella proposta del «contratto di coalizione«; dall’altro, il superamento di SC in un soggetto politico dai contorni indefiniti ma, a quanto é dato capire, aperto anche a forze caratterizzate da valori, visioni e prassi di governo inconciliabili con i valori, la visione e lo stile di governo per i quali Scelta Civica é nata.

Per i quali ho accettato di impegnarmi, di impegnare il mio nome e, con esso, di favorire l’ingresso o il ritorno in Parlamento di candidate e candidati che si sono formalmente impegnati a battersi per realizzare quella che essi stessi hanno chiamato «Agenda Monti».

L’ex presidente del Consiglio assicura comunque che «nella mia veste di senatore a vita, non verrà meno il mio impegno per contribuire all’affermazione di quei valori e di quella visione per i quali, confido, quanti hanno aderito al progetto di Scelta Civica per l’Italia continueranno a battersi» .

Demansionamento: operazioni societarie e giudizio di equivalenza

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La Suprema Corte di Cassazione (sez. lav., 11 settembre 2013, n. 20829) è intervenuta in tema di modifica delle mansioni e risarcimento del danno.

Il caso affrontato dagli ermellini è quello di un lavoratore che, dopo un’operazione di acquisizione dell’istituto di credito di cui era dipendente da parte di un’altra banca di maggiori dimensioni, aveva subito un demansionamento e si era, di conseguenza, rivolto ai giudici per chiedere il risarcimento del danno.
La Corte d’appello ha accolto il ricorso del lavoratore constatando l’assenza di equivalenza tra le mansioni svolte come vicedirettore e responsabile di tutte le operazioni bancarie, rispetto a quelle successivamente assegnate limitate alla concessione di crediti.
La banca ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che il giudizio di equivalenza deve tener conto anche delle dimensioni e importanza della nuova organizzazione imprenditoriale.
La Suprema Corte ha però respinto il ricorso del datore di lavoro, posto che il giudizio di equivalenza si basa non su una pretesa «sovrapposizione» di realtà aziendali non comparabili per dimensioni e importanza, ma sulla verifica dei compiti svolti in concreto dal dipendente.