Tra il 2000 e il 2012, le fondazioni di origine bancaria hanno erogato risorse per complessivi 16,6 miliardi di euro e accantonato ulteriori risorse per l’attività erogativa futura per circa 1,9 miliardi, per un totale di 18,5 miliardi, assolvendo nel contempo agli obblighi di salvaguardia del patrimonio. È quanto si legge in un articolo pubblicato oggi nel periodico online delle fondazioni bancarie. A fine dicembre 2012, il valore del patrimonio degli 88 enti di matrice bancaria ammontava a 42,183 miliardi di euro (-2% a/a). Il calo complessivo di 851 milioni è pesato per il 77% su F. Mps, che «ha operato una svalutazione funzionale alle condizioni di contesto». Il totale dei proventi percepiti ha fatto registrare una crescita a/a del 24,1%, attestandosi a quota 1.532,6 milioni di euro. In particolare, le gestioni patrimoniali hanno restituito una redditività media del 4,3%, che corrisponde a 399 milioni di utili percepiti. Gli investimenti finanziari diversi da quelli partecipativi (interessi, proventi assimilati e risultato della negoziazione titoli) hanno invece dato un risultato positivo del 2,8%. Il rovescio della medaglia è invece costituito dai dividendi percepiti, in flessione a 751 milioni di euro dai precedenti 1,104 miliardi registrati al termine del 2011.
Eurostat: debito italiano secondo solo a quello greco. E continua a crescere
Il debito pubblico italiano, secondo solo a quello greco (169,1%), continua ad aumentare. Come segnala Eurostat, il debito dell’Italia si è attestato al 133,3% del prodotto interno lordo nel secondo trimestre del 2013 (in crescita di 3 punti percentuali rispetto ai primi tre mesi dell’anno quando era al 130,3%), confermandosi il secondo più pesante d’Europa e continuando ad aumentare a ritmi ben superiori rispetto alla media Ue e dell’Eurozona.
Il debito pubblico avanza ancora. Precipizio sempre più vicino.
di Michele Imperio
Il debito pubblico è a livelli record sul Pil a 133,3% nel secondo trimestre 2013, in crescita di 3 punti percentuali rispetto ai primi tre mesi dell’anno quando era ancora al 130,3%. del p.i.l. Più precisamente nello stesso periodo dello scorso anno il debito pubblico era di 1.982.898 milioni di euro, pari al 125,6% del Pil, nel primo trimestre di quest’anno era di 2.035.833 milioni, pari al 130,3%, del p.i.l. mentre nel secondo trimestre è arrivato a 2.076.182 milioni, ovvero al 133,3%. del p.i.l. Questo significa che il debito pubblico cresce a ritmi esponenziali e che noi cittadini pagheremo sempre più interessi sul debito. E significa pure che stiamo diventando sempre meno affidabili per i mercati e che quindi i più interessi saranno soggetti a un sempre maggior tasso di interesse. In altre parole stiamo precipitando. Ci stiamo suicidando. Siamo come quel suicida che corre verso il mare per annegarsi. Solo la Grecia (169,1%) sta peggio di noi.
Dopo Grecia e Italia, gli altri debiti pubblici più grandi dell’Eurozona in percentuale di Pil sono il Portogallo (131,3%) e l’Irlanda (125,7%). In questa particolare classifica dei disgraziati l’incremento più cospicuo del debito pubblico negli ultimi tempi è quello che si è registrato a Cipro (zona euro 10,8 punti percentuali in più), poi Grecia (zona euro +8,6), poi Slovenia (zona euro +7,9) poi Portogallo (zona euro +3,8). Poi noi.
Ma è tutta l’Europa che fa acqua. Tutto il debito pubblico aggregato dei 17 paesi dell’Eurozona è salito nel secondo trimestre del 2013 ed è ora al 93,4% del Prodotto interno lordo, segnando un incremento di 1,1 punti percentuali rispetto al primo trimestre dell’anno. Da segnalare che secondo alcuni economisti se il debito supera il 90% del p.i.l. il paese che ne è interessato non cresce più. Quindi nei paesi dell’eurozona abbiamo cominciato a scendere nel baratro. Se si considerano i 28 Paesi membri dell’Unione europea, il debito aggregato ha toccato quota 86,8% del Pil, a fronte dell’85,9% del Pil registrato nel primo trimestre 2013. Quindi il precipizio per i paesi U.E.ma non dell’eurozona è vicino. Rispetto al secondo trimestre del 2012, il debito pubblico aggregato della zona euro è aumentato di 3,5 punti percentuali, mentre quello dell’Ue è salito di 2,1 punti percentuali. Dunque chi non è nell’euro ma è nella U.E. sta un po’ meglio, ma è comunque malato. Per cui bisogna prendere atto di una cosa: l’U.E. non funziona e ancor meno funziona l’euro. O meglio l’euro funziona ma solo per la Germania con la quale gli altri paesi europei potranno competere sempre di meno.
Facciamo un esempio pratico. Qualche tempo fa la Grecia ha piazzato sul mercato primario 1,1 miliardi di euro in titoli a 6 mesi. Per finanziarsi è stata “costretta” a pagare sul mercato un tasso del 4,2% annuo. Lo stesso giorno la Germania ha collocato poco più di 4 miliardi di Bobl (il piccolo Bund) a 5 anni a un tasso medio dell’1%, Quindi avendo la stessa moneta della Germania la Grecia dilata il debito e paga interessi quattro volte superiori a quelli della Germania. La Germania invece non solo contiene il debito ma paga interessi quattro vote inferiori a quelli della Grecia. Non solo! Sia la Germania che la Grecia pagano questo rinnovo del debito a abnche prevaelntemente tedesche. Quindi a ogni rinnovo del debito la forbice tra Germania e altri paesi europei si allarga sempre di più. Quindi l’attuale gestioe del debito pubblico conviene alla Germania, la quale pur di conservrne l’attuale struttura, addirittura lo finanzia con acquisto di bond di paesi pigs da parte della BCE, tagli dei debiti dei apesi pigs e altro.
Cioè in buona sostanza sia nella zona U.E. ma ancor più nella zona euro il problema del contenimento del debito pubblico è un problema irrisolto, tranne che per la Germania.
Nel nostro libro “Come risanare il debito pubblico senza chiedere un euro ai cittadini” abbiamo proposto di scomporre le nazioni indebitate e far nascere al loro interno nei territori più sviluppati degli Stati a tempo determinato come a suo tempo fece Honk Kong che si sganciò per cento anni dalla Cina comunista. In questa maniera si creerebbero degli Stati a debito zero che potrebbero accollarsi il rinnovo del debito pubblico a tassi più bassi fino a concorrenza del 60% del loro rapporto debito-p.i.l.
Per l’abbattimento del debito pubblico invece proponiamo la scomposizione dell’Unione Europea in cinque consorzi europei uno anglofono, uno scandinavo, uno germanico, uno francofono e uno latino mediterraneo composto da Portogallo Spagna Italia Grecia e Cipro, con al creazione di quattro nuove banche centrali (la BCE dovrebbe amministrare soloi paesi germanici). Queste nuove banche centrali dovrebbero coniare quattro nuove monete diverse dall’euro e praticare una modesta politica monetaria espansiva. L’euro dovrebbe restare solo nell’Europa germanica. Una parte delle cedole di debito pubblico dei paesi che formano i nuovi consorzi europei dovrebbero essere convertite in azioni di queste nuove quattro banche centrali, tagliando così in grande misura il debito pubblico dei paesi interessati.
Comprendiamo che si tratta di proposte originali. Ma non vediamo altre proposte sensate all’orizzionte.
La proposta del fiscal compact elaborata dal presidente della BCE Mario Draghi ci sembra bizzarra. Essa – come è noto – prevede per l’Italia il pagamento di 45 miliardi di euro ogni anno per venti anni per abbattere il debito pubblico di 2.000 miliardi di euro di circa 900 miliardi dieuro onded far scendere il rapporto debito-p.i.l. al 60%. Ma poiché l’Italia ha ormai raggiunto il tetto massimo delle tasse, questi 45 miliardi annui per venti anni non possono che essere ricavati che da tagli di spesa pubblica. Senonchè complessivamente la spesa pubblica dello Stato ammonta a circa 700 miliardi di euro. Dunque dopo dieci ani il fiscal compact avrà abbattuto di oltre al metà la nostra spesa pubblica.
Mi chiedo: se li sa fare due conti Mario Draghi?
Michele Imperio
Equitalia: notifica via PEC per cartelle esattoriali
Il comunicato stampa del 24 giugno di Equitalia annuncia l’inizio della sperimentazione della notifica delle cartelle di pagamento attraverso la Posta Elettronica Certificata (PEC): i primi a riceverle ai propri indirizzi e-mail, in via sperimentale, saranno le persone giuridiche (società di persone e di capitali), con sede in quattro regioni pilota: Molise, Toscana, Lombardia e Campania.
Il contribuente potrà verificare in tempo reale i documenti inviati da Equitalia e avere la certezza del giorno e anche dell’ora esatta della notifica. Gli indirizzi e-mail PEC utilizzati sono quelli presenti negli elenchi previsti dalla legge, pertanto si consiglia di controllare la propria casella di Posta Elettronica Certificata per rimanere sempre aggiornati.
Tale modalità di notifica permetterà di ridurre l’uso della carta e della stampa con benefici per l’ambiente e risparmio dei costi.
Apprendistato le linee guida per la formazione, cosa cambia
Il d.L. 28/6/13 , n. 76, convertito in L. n. 9972013, ha stabilito che, entro il 30.9.2013, la Conferenza per i rapporti tra Stato, Regioni e Province autonome potesse adottare linee guida per l’apprendistato professionalizzante in vista di una disciplina maggiormente uniforme dell’offerta formativa pubblica di cui all’articolo 4 d. Lgs 14//9/11 n. 167. Nell’ambito delle linee guida, potevano essere adottate le seguenti disposizioni derogatorie del d. Lgs. n. 167/2011:
a) il piano formativo individuale, è obbligatorio esclusivamente in relazione alla formazione per l’acquisizione delle competenze tecnico-professionali e specialistiche;
b) la registrazione della formazione e della qualifica professionale a fini contrattuali eventualmente acquisita è effettuata in un documento avente i contenuti minimi del modello di libretto formativo del cittadino;
c) in caso di imprese multi localizzate, la formazione avviene nel rispetto della disciplina della regione ove l’impresa ha la sede legale.
In caso di mancata regolamentazione, per tutte le assunzioni in apprendistato professionalizzante o di mestiere trovano diretta applicazione le previsioni di cui alle lettere a), b) e c). La Conferenza, il 17 ottobre 2013, ha approvato una proposta di linee guida, che è stata trasmessa al Ministro per gli Affari regionali, in cui si prevede che:
1) l’offerta formativa pubblica è obbligatoria nella misura in cui sia disciplinata come tale dalla singola regione e sia realmente disponibile ovvero sia prevista come obbligatoria da parte del contratto collettivo;
2) essa è stabilita nelle seguenti misure (totali per il triennio): 120 ore per gli apprendisti con la licenza media; 80 ore per quelli con il diploma, e 40 ore se vi è il possesso della laurea;
3) le materie oggetto di insegnamento sono: sicurezza del lavoro; organizzazione e qualità; diritti e doveri; ecc.;
4) la formazione può essere realizzata anche in modalità a distanza (in base alla disciplina regionale) nonché direttamente da parte delle aziende che dispongono di luoghi idonei (distinti da quelli produttivi) e di personale adeguato;
5) il PFI è obbligatorio solo per la formazione mirata alle competenze tecnico-professionali e specialistiche;
6) la registrazione delle formazione viene effettuata in un documento avente i contenuti minimi del libretto formativo del cittadino o rispondente a quanto previsto dal contratto collettivo;
7) le imprese che hanno sedi in più regioni adottano la disciplina di quella in cui vi è la sede legale.
Antimafia, eletta la Bindi: ira del Pdl
Rosy Bindi (Pd) è stata eletta presidente dell’Antimafia con 25 voti. Otto voti sono andati a Luigi Gaetti (M5S). Ed è strappo nella maggioranza sulla nomina dell’esponente democratico. I presidenti dei gruppi parlamentari del Pdl, Renato Schifani e Renato Brunetta hanno annunciato in mattinata che avrebbero disertato i lavori dell’Antimafia se fosse passata la nomina targata Pd. E in una nota hanno annunciato così la non partecipazione al voto, stigmatizzando il mancato accordo sul candidato alla presidenza: «La delegazione del Popolo della libertà, in caso di elezione di un presidente nella seduta odierna non parteciperà ai lavori della Commissione per l’intera legislatura, denunciando con questo atto l’irresponsabilità del Pd e affermando la necessità di avere alla presidenza di una commissione così importante una personalità condivisa dall’insieme delle forze politiche». Bindi: no alle dimissioni, ma impegno per ricucire strappo La neopresidente Bindi (Pd), dal canto suo ha dedicato al Pdl la sua prima dichiarazione da numero uno dell’organismo bicamerale. «Il mio impegno – ha affermato – sarà cercare di superare questa fase di difficoltà. Mi adopererò per ricucire lo strappo di oggi. Ma ha chiso le porte sull’ipotesi dimissioni, chieste da alcuni esponenti Pdl come Fabrizio Cicchitto: «Non posso non rispettare le 25 persone che mi hanno votato – dice -. So che devo essere la presidente di tutti ma non lo posso fare se loro non mi riconoscono come tale». E a chi in Transatlantico le chiedeva se la sua elezione alla presidenza della commissione bicamerale sia stata, come accusa il Pdl, un nuovo episodio di patti non rispettati dal Pd ha replicato:«Se ci sono stati patti non ne ero a conoscenza».
L’ira del Pdl: si dimetta Il Pd, in un’assemblea avvenuta ieri sera, aveva ribadito all’unanimità la candidatura di Rosy Bindi, suscitando le ire del Pdl. Il partito di Berlusconi aveva deciso di fare un passo indietro la scorsa settimana in favore di Lorenzo Dellai, capogruppo alla Camera di Scelta Civica. Ma poi era saltato l’accordo di maggioranza, prolungando uno stallo che andava avanti da mesi. Oggi il Pdl è unito nella linea dello scontro con il Pd. Maurizio Gasparri commentando oggi l’elezione su twitter ha parlato di: «inaccettabile strappo del Pd pur di dare una poltrona a Rosy Bindi». Ha rincarato la dose la “colomba” Fabrizio Cicchitto: «Chi é stato eletto presidente in questo modo inusitato dovrebbe rimettere il suo mandato, perché si troverà a dirigere una Commissione così delicata priva di rappresentanza generale. Il gruppo Pdl -giustamente non prenderà più parte ai lavori della Commissione».
Apple, ecco iPad Air: più leggero, sottile e potente. iPad Mini con Retina display
Un flusso inarrestabile di novità. Nuovo iPad Air, nuovi iPad mini con retina, nuovi MacBook Pro Retina (tutti dal primo novembre a parte il mini più avanti sempre a novembre), nuovi Mac Pro (entro fine dell’anno). E poi software gratuito: Mavericks, ma anche iLife e iWork, che diventano gratuiti sia per iOS che per OS X. La fusione tra i due sistemi operativi non c’è, ma c’è un nuovo concetto che vede i prodotti di Apple basati solo sull’hardware e il business del software come un complemento, una ciliegina sulla torta – grande qualità ma gratuita e comunque quasi decorativa. Ma Apple non si ferma qui: dopo aver invertito un modello di business che era consolidato (il software non è più è il re, con buona pace di Microsoft), in realtà va avanti come un treno per quanto riguarda l’innovazione.
La prima presa di contatto con i nuovi iPad Air è fenomenale. Aver ristretto la cornice del 46% fa sembrare molto più filante la forma del nuovo tablet di Apple, che è leggerissimo rispetto alla generazione precedente e che dà l’idea di scomparire in tasca. La sicurezza di Apple fa tenere solo pochi minuti in mano il nuovo apparecchio, che entra in una arena affollata di prodotti di Amazon (i nuovi Fire HD) i nuovi Nokia phablet e i nuovi Surface di Microsoft. Un’arena in cui però i fondisti di Apple guidata da Tim Cook riescono a tenere il passo e stare una incollatura avanti la concorrenza. La sensazione è netta: l’iPad Air e il mini Retina sono due prodotti molto maturi e il processore a 64 bit promette di dare quella spinta che il sistema operativo e le app adesso gratuite delle due suite iWork e iLife richiede per diventare irraggiungibile. Soprattutto, come fa notare dal palco Phil Schiller a capo del marketing mondiale dell’azienda, tutto gratuito e collaborativo e online, a differenza della concorrenza (e appare sul maxi schermo l’icona di Office 365 a 99 dollari l’anno) fa pagare “piccoli capitali”.
Nuoro, 44enne ucciso a fucilate
Omicidio nelle campagne di Macomer, in provincia di Nuoro, dove un uomo di 44 anni, Gianni Nieddu, di Sedilo (Oristano) è stato ucciso con sei colpi di fucile. Il cadavere è stato trovato verso le 20:15, nella zona industriale di Tossilo, alla periferia di Macomer. Sul posto sono giunti i carabinieri di Macomer, che hanno recintato la zona, insieme con il magistrato di turno ed il medico legale. La vittima, che aveva precedenti penali per traffico di droga, potrebbe essere stato ucciso per un regolamento di conti. È il quinto omicidio compiuto quest’anno in provincia di Nuoro. L’uomo era in auto da solo, quando è stato raggiunto da uno o più killer. Ad agire sarebbero stati più di una persona. Nieddu è stato freddato a colpi di fucile, uno dei quali lo ha raggiunto in pieno volto.
Lieve scossa di terremoto anche in Umbria, magnitudo 2.6 vicino Spoleto
Una scossa di terremoto ha interessato la scorsa notte l’area di Spoleto, nel distretto sismico della valle del Topino. Il sisma, che ha avuto magnitudo 2.6, è stato registrato dall’INGV alle ore 5.45 ad una profondità di 8 km. I comuni più vicini all’epicentro sono Campello sul Clitunno, Castel Ritaldi, Sant’Anatolia di Narco e Spoleto (Perugia).
