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Incontro per la realizzazione dell’inceneritore a Giugliano (Na)

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Micillo_Romano_Nugnes_MoroneseVenerdì 25/10/13 i parlamentari del M5S, Micillo, Nugnes e Morones, hanno incontrato il Commissario Straordinario Prof. Ing. Carotenuto per la realizzazione dell’inceneritore da realizzare a Giugliano (Napoli). L’incontro è avvenuto in presenza dell’ assessore Giovanni Romano, il quale ha agevolato l’appuntamento con il Commissario, presso la sede della Regione Campania, in via de Gasperi a Napoli.

I parlamentari del M5S hanno apprezzato la disponibilità dell’assessore Romano, nonché quella del Commissario con il quale hanno a lungo interloquito in merito alla questione dello smaltimento delle Eco-Balle stoccate a Taverna del Re (Giugliano), ed hanno appreso con favore la posizione dello stesso di essere orientato affinchè si proceda all’apertura delle balle.

Operazione questa necessaria per il recupero della materia presente al loro interno e per appurare che vi siano o meno materiali tossico nocivi stipati al loro interno, cosa che ad oggi con le analisi effettuate su alcuni campioni non si è potuta accertare.

Il Commissario ha esposto nella sua relazione (prot. N°77/COMM/2013) e durante l’incontro con il parlamentari del M5S l’opportunità di suggerire il voler riconsiderare il progetto di costruzione di un impianto di incenerimento a Giugliano. Viste le numerose e partecipate manifestazioni cittadine, ed in quanto oggi sono disponibili tecnologie come la torcia al plasma che riuscirebbero ad ottenere rendimenti di conversione dell’energia elettrica diversi dalla combustione e quindi ben più alti, considerato che le balle presentano un basso potere calorifico che le porta al di fuori dei termini di legge che ne consentirebbero la combustione.

I parlamentari del M5S, hanno appreso con favore la notizia che il Commissario non sia orientato alla realizzazione dell’Inceneritore, ma hanno rappresentato durante l’incontro il convincimento che la soluzione migliore per il territorio sia il riciclo totale della materia senza alcuna forma di combustione, nemmeno ad altissime temperature, e che il progetto presentato la settimana precedente all’assessore Romano che prevede la realizzazione di un “distretto del riciclo” continui ad essere la soluzione auspicabile.

Avendo ottenuto finalmente le analisi chimico fisiche (sebbene parziali) il M5S potrà procedere all’elaborazione in maniera più accurata del progetto “distretto per il riciclo” oltre a produrre una stima economica complessiva del progetto, ed il tutto verrà nuovamente fatto pervenire in Regione.

Vale la pena ricordare che sin dal 2010 viene portata avanti questa ipotesi di riciclo totale , dal gruppo di attivisti che sarebbero poi diventati parlamentari.

I parlamentari del M5S attendono quindi di conoscere l’esito dell’incontro di Martedì che ci sarà con i tecnici nominati dal Ministro dell’Ambiente Andrea Orlando, per poi far visita nuovamente al Commissario e all’Assessore.

Riceviamo e pubblichiamo:

Ufficio Stampa

On. Salvatore Micillo

Associazioni Promozione Sociale, finanziamenti fino a 160.000 euro a progetti sperimentali di inclusione sociale

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Il Ministero del Lavoro finanzia progetti sperimentali da Associazioni di Promozione Sociale (A.p.S), anche in collaborazione con enti pubblici territoriali, rivolti a fronteggiare le emergenze sociali e favorire l’applicazione di metodologie d’intervento particolarmente avanzate. La dotazione finanziaria per l’annualità 2013 è pari a € 6.751.357.

Chi sono i beneficiari?

Possono presentare domanda di contributo le associazioni di promozione sociale, singolarmente o in forma di partenariato tra loro, che risultino iscritte nei registri di cui all’art. 7 della legge n. 383/2000 alla data di pubblicazione delle line di indirizzo per l’annualità 2013 ovvero al giorno 10 ottobre 2013.
L’associazione, singola o in partenariato, può presentare una sola richiesta di contributo.

Contenuto del progetto

Le iniziative per le quali viene presentata domanda di contributo possono riguardare la formazione e l’aggiornamento dei membri delle associazioni proponenti nonché l’informatizzazione dell’associazione e la produzione di banche dati.

Alternativamente, gli enti associativi in possesso dei requisiti richiesti dal bando per l’accesso ai contributi possono proporre progetti sperimentali che favoriscano l’applicazione di metodologie di intervento particolarmente avanzate relativi alle seguenti aree di intervento:

  • promozione dei diritti e delle opportunità per favorire la piena inclusione sociale delle persone con disabilità;
  • tutela e promozione dell’infanzia e dell’adolescenza;
  • progetti volti a favorire le pari opportunità e la prevenzione di ogni forma di discriminazione;
  • interventi per favorire la partecipazione delle persone anziane alla vita della comunità e per garantire loro la dignità e la qualità della vita se in condizione di non autosufficienza;
  • sostegno per favorire l’inclusione sociale dei cittadini migranti di prima e seconda generazione;
  • progetti volti a favorire l’inserimento nel mondo del lavoro di soggetti, in particolare giovani e over 50, che si trovano in condizioni di disagio sociale o che appartengono a categorie svantaggiate.

Ammontare del contributo erogabile

Il costo complessivo per la realizzazione di ciascun progetto non può
superare:

  • l’importo di € 150.000 per le attività di formazione, aggiornamento, informatizzazione (di cui un massimo di € 120.000 a carico del Ministero del Lavoro);
  • l’importo di € 200.000 per progetti sperimentali (di cui un massimo di € 160.000 a carico del Ministero del Lavoro);

Termine di presentazione delle domande di contributo

La domanda di contributo deve essere presentata attraverso la piattaforma www.direttiva383.it entro le ore 12,00 del 19 novembre 2013.

 

A BERLINO SI STA PREPARANDO LA GRANDE COALIZIONE “SERIA” MENTRE A ROMA L’IMMOBILISMO STA ALIMENTANDO LA SFIDUCIA

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Come mai la Germania non ha ancora un governo? I tedeschi sono andati alle urne il 22 settembre, oltre un mese fa, ma a Berlino non si è ancora insediato il nuovo esecutivo. Che si stiano italianizzando? Per loro fortuna, no. Non solo perché nessuno si sta strappando le vesti perché è passato tutto questo tempo, ma soprattutto perché stanno facendo un lavoro serio di preparazione della nuova maggioranza di grosse koalition: Cdu-Csu e Spd si sono chiusi in una stanza e stanno negoziando non solo l’agenda del governo, ma ogni singolo provvedimento che dovranno prendere insieme. Anzi, si dice che in taluni casi stiano addirittura predisponendo gli articolati di legge. Così, giusto per non sbagliare dopo. Cancelliere sarà ancora Angela Merkel, ma le nuove larghe intese si vanno componendo attorno a un programma di sviluppo, che somma l’esigenza democristiana di continuare a tagliare la spesa pubblica che non funziona con quella socialdemocratica di spendere di più per il sostegno ai salari, anche introducendo quello minimo. La formula politica è vincente: usare il ritorno dell’Spd per porre rimedio agli scompensi indotti dalle (giuste) riforme che Cdu-Csu fecero, il tutto con l’obiettivo condiviso di continuare ad accrescere il vantaggio competitivo del sistema produttivo tedesco.  

Insomma, a Roma c’è il governo ma, a furia di temporeggiare di fronte ai problemi, sembra che non ci sia, mentre a Berlino il governo non c’è ma sembra che già ci sia. E che l’Italia viva l’ennesima fase di sbandamento, lo rivela il fatto che dopo quattro mesi di rialzi in ottobre sia calato l’indice che misura la fiducia dei consumatori. Non abbiamo mai dato troppo peso agli indicatori economici relativi ai “climi di fiducia”, e non cambiamo idea ora.  Non c’era una spiegazione, semplicemente si credeva che fosse passato troppo tempo perché il ciclo economico non cambiasse traiettoria. In fondo la crisi politica che si era aperta dopo le elezioni di febbraio e con la maledetta complicazione istituzionale della successione al Quirinale, in primavera si era in qualche modo risolta, mentre il quadro macroeconomico europeo cominciava a dare significativi segni di miglioramento. Considerato che il desiderio di vedere la parola fine al brutto film che dal 2008 sta passando davanti ai nostri occhi era molto alto, alla fine per qualche tempo lo stato d’animo degli italiani è rimasto complessivamente preoccupato, ma anche aperto alla speranza che il cambiamento facesse capolino. Dietro la frase più gettonata – “così non si può più andare avanti” – c’era sì lo scoramento, ma anche la convinzione che sarebbe arrivato una sorta di “effetto rimbalzo”.

Ora non è più così. Sta tornando la sfiducia, si fa strada l’idea che quella finestra di speranza che si era aperta, o che ci si era immaginati si fosse aperta, si stia inesorabilmente chiudendo. La sensazione è che i piccoli miglioramenti registrati su produzione, fatturato e ordinativi delle imprese – per carità, solo qualche decimale, ma pur sempre positivi – stiano per lasciare spazio a nuovi rovesci. Prevale la percezione dell’immobilismo, del “tanto non cambia niente”. Si pensa che la dimensione dei problemi e il loro tasso di incancrenimento siano tali da non consentire a nessuno di risolverli. Un numero crescente di persone, soprattutto in posizioni apicali nel sistema socio-economico, si dicono convinte che l’Italia abbia superato il punto di non ritorno, che non ci sia più niente da fare. I meno scoraggiati sono quelli che si sono posti la domanda se la partita sia irrimediabilmente perduta, ma esitano a darsi una risposta. Taluni, pur essendo sinceri democratici, si dicono addirittura convinti che da questa situazione non si possa uscire senza una qualche forzatura. Per fortuna, sono ancora una minoranza quelli che ne fanno discendere decisioni drastiche, tipo chiudere l’azienda o andare all’estero.

A questo declino fa da sfondo un sistema politico e istituzionale, ma più in generale una classe dirigente diffusa, per nulla in grado di dare dei segnali, percepibili e credibili, che vadano in controtendenza. Il governo è suo malgrado prigioniero delle lotte intestine che si stanno consumando dentro Pd e Pdl, e non riesce ad alzare l’asticella della sua ambizione. Il Quirinale, dove si è spostata la quota sempre più residua di potere che in Italia rimane, è bersaglio di irresponsabili attacchi. Il Parlamento, popolato di figure di ultima fila, è totalmente privo di ogni funzione. I media, insieme causa ed effetto della decadenza del Paese, vivono una crisi che si sta già rivelando senza ritorno. Mentre imprenditori e lavoratori, che rappresentano ancora la parte più sana e più viva del Paese, hanno rappresentanze sociali che sono prigioniere dei vecchi rituali, come dimostra lo sciopero indetto dai sindacati contro una legge di stabilità che ancora non sappiamo come uscirà dal Parlamento.

Sappiamo che, come saggiamente suggerisce Stefano Folli, occorre distinguere tra l’apparenza di una recita politica sempre più sceneggiata, e la realtà delle cose. Principio che va prima di tutto applicato alla guerra interna al mondo berlusconiano, che certo non è finta ma che si vedrà se avrà davvero epiloghi concreti. Può darsi che la partita si giochi su questo campo. Noi siamo più propensi a pensare che, invece, il game decisivo sia quello che si svolge sul terreno dell’economia. Mario Deaglio, con la consueta acutezza, ha scritto che dopo la “legge di stabilità” ci vorrebbe una “legge di rilancio”. Ma come si può produrre un salto di paradigma come questo, nelle condizioni politiche e istituzionali date? Qualcuno osservando l’andamento dello spread, affida le speranze al sostegno internazionale di cui indubbiamente godono Giorgio Napolitano ed Enrico Letta. Si pensa, infatti, probabilmente a ragione, che il livello così basso del differenziale tra Btp e Bund sia determinato non da fattori economici, ma da valutazioni politiche che gli attori del mercato finanziario fanno e che rappresentano la certificazione degli endorsement che Europa e Usa hanno dato agli attuali inquilini di Quirinale e palazzo Chigi. Basterà? Diciamo che si tratta di una condizione necessaria ma non sufficiente. Occorre che la Merkel, non appena avrà formato il suo governo di grosse koalition, conceda a Roma qualcosa di più di uno spread non da strozzo. E bisogna che Letta prenda il coraggio a due mani di approfittarne. 

Assolto chi evade per la crisi

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Non è reato non versare le imposte a causa della crisi. Ma occorre dimostrare che non ci sia la volontà di evadere. È accaduto a un imprenditore informatico, alla guida di un’azienda in fase di fallimento, assolto dal giudice dell’udienza preliminare di Milano «perché il fatto non costituisce reato», pur avendo omesso di pagare 180 mila euro di Iva a causa della difficile situazione economica. L’imprenditore, tuttavia, aveva avvertito l’Agenzia delle entrate dell’importo dovuto. E così il gup milanese Carlo De Marchi ha accolto la tesi sostenuta dagli avvocati Luigi Giuliano Martino e Marco Petrone secondo i quali non c’era l’intento di evadere da parte del loro assistito, «altrimenti non avrebbe nemmeno fatto la dichiarazione dei redditi».

• Il caso. Dopo avere accertato la violazione, segnalata dall’Agenzia delle entrate, la Procura aveva avviato un procedimento penale per il reato di omesso versamento dell’Iva, punito con la reclusione da sei mesi a due anni. L’imprenditore era stato condannato alla pena, poi convertita in una multa di circa 40 mila euro, di sei mesi di reclusione. I legali Martino e Petrone si erano opposti al decreto chiedendo che si procedesse col rito abbreviato. Hanno potuto così dimostrare «che l’imprenditore non aveva versato all’erario l’imposta a causa della difficile situazione economica dell’impresa e, più in generale, della crisi finanziaria del paese». Gli avvocati hanno sostenuto, inoltre, che «l’Agenzia delle entrate era stata doverosamente informata dal contribuente dell’importo Iva dovuto, motivo per cui non vi era stato l’intento di evadere». In attesa delle motivazioni della sentenza, attese fra 30 giorni circa, il gup di Milano ha assolto l’imprenditore perché, pur essendo inadempiente, mancava l’elemento soggettivo del reato, cioè la volontà di omettere il versamento, e quindi la sua condotta non aveva rilevanza penale.

Carceri, Sabelli (Anm): l’amnistia non basta

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L’indulto e l’amnistia rischiano di essere soluzioni effimere al problema del sovraffollamento delle carceri. A meno che non siano accompagnati da “ampi rimedi strutturali”. Rodolfo Sabelli, presidente dell’Anm, Associazione nazionale magistrati, ha affrontato così, nel corso del suo intervento di apertura del congresso del sindacato delle toghe,  la questione delle misure richieste dal presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, per affrontare la questione del rispetto dei diritti umani dei carcerati italiani. Secondo Sabelli, che ha parlato alla presenza del ministro della giustizia, Anna Maria Cancellieri, i provvedimenti di clemenza dovranno in ogni caso essere esclusi per alcuni reati e “dovrebbero legarsi a misure e condizioni che tengano in debito conto le ragioni della vittima del reato e siano dirette, nei casi appropriati, a favorire azioni riparatorie e il reinserimento sociale del reo”.  Il presidente dell’Anm ha poi respinto gli attacchi della politica alla magistratura, e senza citare il caso Silvio Berlusconi ha affermato: “La magistratura e l’Anm non sposano ideologie politiche e non sono al servizio di alcuna parte politica, basta con gli attacchi scomposti alle sentenze, delle quali si impone il rispetto. L’Anm rifiuta una tale visione distorta della magistratura associata, che non solo offende l’etica del magistrato e i valori su cui si fonda la nostra Associazione, ma costituisce un attacco grave e inaccettabile alla giurisdizione e alla sua legittimazione”.  Il presidente si è anche schierato contro le riforme punitive della giustizia,  in particolare contro eventuali  novità in materia di responsabilità civile dei magistrati il cui spettro “viene spesso agitato  con lo “scopo di controllare o di condizionare l’esercizio della giurisdizione” e  contro le leggi ad personam. E ha invitato  i magistrati a “evitare accuratamente atteggiamenti non misurati che rischiano di appannare la nostra immagine di imparzialità e di professionalità”.  Sabelli ha sollecitato “norme rigorose  che, con maggiore decisione rispetto a quella attuale, regolino  la possibilità di accesso dei magistrati alle cariche elettive e all`amministrazione degli enti locali e disciplini il rientro in ruolo dei magistrati alla scadenza del mandato o della carica, in modo da evitare ogni rischio di appannamento della funzione giudiziaria”.  Quanto alla legge Severino, Sabelli ritiene che occorre intervenire con “opportuni correttivi, alla luce dei profili critici evidenziati dalle sue prime applicazioni e nella persistenza di gravi e diffusi fenomeni di corruzione”.

Rateazione retroattiva

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Rateazione dei debiti fiscali in dieci anni anche per il passato. L’allungamento della dilazione con Equitalia potrà riguardare pure i piani di rimborso varati prima del dl n. 69/2013. Le istruzioni operative arriveranno a breve. Mentre bisognerà attendere ancora, probabilmente qualche mese, per l’accordo attuativo della normativa Fatca che l’Italia andrà a stipulare con gli Stati Uniti. È quanto ha chiarito il sottosegretario all’economia Alberto Giorgetti rispondendo ieri a due interrogazioni in commissione finanze alla camera.

RISCOSSIONE. L’articolo 52 del decreto “Fare” ha previsto la possibilità di estendere la durata del pagamento a rate delle somme dovute a Equitalia: nei casi di comprovata e grave situazione di difficoltà del debitore per ragioni estranee alla propria responsabilità, dalle attuali 72 rate mensili si passerà a un massimo di 120. Le modalità di attuazione sono state demandate a un decreto del Ministero dell’economia e delle finanze, da emanare entro lo scorso 20 settembre. Tuttavia, il termine è decorso senza che il dm abbia visto la luce. Il 16 ottobre il presidente della commissione finanze di Montecitorio, Daniele Capezzone (Pdl), aveva chiesto lumi al governo in question time, incassando rassicurazioni riguardo a una celere emanazione. Visto che però l’atto non risulta ancora approvato, Capezzone ha sollecitato nuovamente l’esecutivo, definendo «sconcertante» il fatto che il dm sia ancora work in progress «nonostante si tratti di un adempimento che risulta indispensabile al fine di tutelare i contribuenti in difficoltà». Giorgetti ha ribadito ieri che il provvedimento «è in fase di stesura avanzata» e che il ritardo è imputabile «alla complessità delle misure tecnico-operative volte ad assicurare che il nuovo meccanismo di rateazione sia inserito e coerentemente raccordato alle variegate disposizioni già vigenti in materia».

Quando il verde pubblico è “attrezzato”

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Premessa
Nella vicenda su cui si è pronunciata la sentenza in commento, un Comune aveva impressa ad una data zona una certa destinazione (in particolare, F3 – Verde pubblico attrezzato, viene così definita: “Territorio destinato a uso pubblico. E’ ammessa la realizzazione delle attrezzature pubbliche e di uso pubblico espressamente individuate nelle tavole di zonizzazione e rete viaria allegate, comprendenti attrezzature sportive, per lo svago, la cultura e il tempo libero, attrezzature commerciali compatibili con l’uso pubblico, con esclusione degli impianti rumorosi o comunque nocivi all’igiene fisica”).
La nozione di verde pubblico
In considerazione di ciò, confermando un proprio precedente (sentenza n. 4790 del 28 giugno 2004, sezione V), i giudici di Palazzo Spada hanno osservato che, per effetto della indicata destinazione e delle prescrizioni previste, si deve ritenere che nella zona F3 valgano le regole seguenti: il territorio deve essere destinato all’uso pubblico e non a quello privato; il territorio deve essere prevalentemente conservato a verde, per la presenza di vegetazione che deve poter essere fruita dalla collettività; sono ammesse, in forma coerente con l’uso pubblico e la conservazione del verde, attrezzature sportive, culturali e per il tempo libero (anche eventualmente gestite da privati); sono ammesse anche attrezzature commerciali, che tuttavia debbono essere limitate e debbono essere compatibili con l’uso pubblico e debbono avere quindi una funzione meramente accessoria (come per esempio, un punto di ristoro e una rivendita di giornali).

Il verde pubblico attrezzato
Nelle zone destinate a verde pubblico attrezzato, quando la loro particolare disciplina vi ammetta la presenza anche di altre attrezzature, la funzione di queste non può che essere gerarchicamente subordinata e servente rispetto a quella propria della intera zona. Pertanto, tali attrezzature in tanto sono ammesse in quanto, per caratteristiche edilizie ed architettoniche, per dimensioni o per le modalità in cui si inseriscono nel contesto, sono compatibili con la destinazione a verde pubblico.
Sulla base di tali principi riguardanti gli interventi compatibili con la destinazione a verde pubblico attrezzato, la Sezione ha rigettato la tesi secondo cui un ristorante sarebbe perfettamente in linea con la destinazione a verde pubblico attrezzato, atteso che esso non può ritenersi mero punto di ristoro, quasi un accessorio del verde attrezzato; né può ritenersi che la ludoteca, sol perché struttura destinata a bambini (gestita da privati), sia strumentale alla fruizione del verde pubblico.

L’approfondimento
La sentenza è esatta e condivisibile.
Se si muove dalla premessa che il verde, vale a dire la presenza di vegetazione distribuita sul territorio secondo modalità indicate, costituisce esso stesso la “attrezzatura pubblica o privata di uso pubblico” a cui tali zone sono riservate e la fruizione del verde da parte della collettività ne è la funzione tipica nell’ambito dell’organizzazione generale del territorio comunale, non può non discenderne la conseguenza che, nelle zone destinate a verde pubblico attrezzato, quando la loro particolare disciplina vi ammetta la presenza anche di altre attrezzature, la funzione di queste non può che essere gerarchicamente subordinata e servente rispetto a quella propria della intera zona.
Pertanto, tali attrezzature in tanto sono ammesse in quanto, per caratteristiche edilizie ed architettoniche, per dimensioni o per le modalità in cui si inseriscono nel contesto, sono compatibili con la destinazione a verde pubblico. E’ ammesso, cioè, solo ciò che può essere considerato un accessorio del verde attrezzato, mentre non è sufficiente a rispettare la funzione primaria del “verde attrezzato” la presenza di fontane, panchine, alberature, illuminazione, vari giochi per bambini.
Si tratta, per vero, di un indirizzo pretorio in linea anche con la normativa più recente. A inizio 2013, è entrata infatti in vigore la legge n. 10/2013, intitolata Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani, la quale ha fra l’altro modificato l’art. 43, comma 1, della legge n. 449/1997, introducendovi una disposizione che prevede, nella sua parte finale, che: “Fermi restando quanto previsto dalla normativa generale in materia di sponsorizzazioni nonché’ i vincoli per la tutela dei parchi e giardini storici e le altre misure di tutela delle aree verdi urbane, lo sfruttamento di aree verdi pubbliche da parte dello sponsor ai fini pubblicitari o commerciali, anche se concesso in esclusiva, deve aver luogo con modalità tali da non compromettere, in ogni caso, la possibilità di ordinaria fruizione delle stesse da parte del pubblico”.
Questa impostazione, come si vede fatta propria con assoluta chiarezza dal legislatore, attribuisce un valore speciale al verde pubblico, e per vero tende ad orientare anche il dibattito, allo stato per buona parte irrisolto, in ordine alla natura giuridica del servizio comunale di manutenzione del verde urbano.

On. Giorgio Zanin: Incontro con le Cooperative Pasianesi

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download (1)In data odierna, l’On. Giorgio Zanin si recherà in visita alle cooperative sociali Laboratorio Scuola ed Arca, situate ad Azzanello, nel comune di Pasiano di Pordenone.

Queste le sue parole : “Per l’iniziativa, promossa insieme al direttore di Laboratorio Scuola Alessandro Bagnariol,  ho voluto coinvolgere anche le consigliere regionali Renata Bagatin e Chiara Da Giau e la consigliera comunale Monica Pase”.

“Sarà un pomeriggio importante per conoscere e ascoltare le necessità di realtà periferiche ma significative. Come componente della Commissione bicamerale per l’infanzia, sono doppiamente interessato”. “Il mondo cooperativo, che si prodiga per dare servizi alle comunità locali, deve essere sostenuto e valorizzato con tutti gli strumenti possibili”.

A livello di attività parlamentare, grazie anche all’approvazione in settembre di un mio ordine del giorno la legge di stabilità prevede di non innalzare l’iva al 10%, cosa che avrebbe finito per danneggiare non solo le cooperative mettendo a rischio molti posti di lavoro, ma anche i Comuni e i servizi sociali, colpendo in particolare soggetti deboli come ad esempio i minori”.

Riceviamo e pubblichiamo:

Ufficio Stampa

On. Giorgio Zanin

Rassegna teatrale e presentazione Premio Città – Futuro

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premiocittafuturoConferenza stampa Naviganti InVersi.

Il teatro che nasce da una gestualità che diventa – da particolare – un momento quotidiano, della nostra vita, presente e non occasionale. Per questo la scelta di una conferenza stampa in data 29 c.m., lì nello stesso luogo dove da palcoscenico a sala conferenze regnerà comunque la sete di cultura, il teatro del Museo Archeologico Virtuale di Ercolano, sito in via IV Novembre 44, in provincia di Napoli.

Inizio ore 11.30, per i videoperatori che necessitano di interviste, con la presenza di Anna Calemme, madrina di Premio Città – Futuro, e vari altri testimonial, di cui uno a sorpresa.

Per la cartella stampa e prenotazioni (è gradita l’indicazione della testata o della rete e del canale radio o TV), contattare redazionenewage@gmail.com.

Rai: Da Maroni polemiche sterili e nessuna idea per Expo Roma

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viniciohome“Maroni ha perso un’altra occasione, partecipando al convegno sul futuro di Rai ed Expo: ha innescato l’ennesima polemica, inutile e dannosa sul canone tv anziche’ spiegare cosa intende fare come governatore della Lombardia per sfruttare fino in fondo l’opportunita’ rappresentata dall’evento“. Lo afferma in una nota il capogruppo Pd in commissione di Vigilanza Vinicio Peluffo.

“Maroni – continua Peluffo – non può cavarsela domandando alla Rai cosa intende fare. Piuttosto dovrebbe essere lui a dire cosa intende fare per Expo. Tre anni fa il centrodestra lombardo si è fatto sfuggire la possibilità di caratterizzare il dopo Expo con la costruzione di una cittadella dell’informazione che ospitasse il nuovo centro di produzione Rai. Oggi e’ tardi, o Maroni presenta nelle prossime settimane il master plan del dopo Expo e chiarisce quanto vi investe Regione Lombardia, oppure sono chiacchiere“. “Per conto nostro – conclude Peluffo – continueremo a chiedere alla Rai di fare quello che ha promesso: il gruppo di lavoro Expo con sede a Milano, la valorizzazione del cptv di Milano come ribadito oggi dal direttore generale Gubitosi, la scelta immediata di essere host broadcaster di Expo, la promozione dell’evento in tutti i palinsesti nazionali da qui all’aprile 2015 e poi la sua piena valorizzazione durante i sei mesi di svolgimento“.