27 Ottobre 2026, martedì
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Le rate di Agos Ducato si pagano al tabacchi

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Agos Ducato ha firmato un accordo con Lottomatica Italia Servizi per consentire ai clienti della società finanziaria di pagare le rate dei prestiti personali presso le oltre 50mila ricevitorie che offrono i servizi LIS Paga di Lottomatica.

I bollettini delle rate possono essere pagati sia in contanti sia con carta PagoBancomat presso tutti i bar e i tabacchi abilitati.

«La capillarità di diffusione dei nostri punti vendita sul territorio e l’ampia flessibilità degli orari di apertura rendono particolarmente semplici i pagamenti – afferma Marco Silvio Bellini, Amministratore Delegato di Lottomatica Italia Servizi. La continua ricerca di efficienti strumenti e processi tecnologici attesta la grande attenzione che Lottomatica dedica al “valore del tempo” per il cittadino».

La Bcc di Manzano apre le porte ai giovani

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Aprire le porte alle start up. Nel vero senso della parola. È quello che ha fatto la Banca di Credito Cooperativo di Manzano tramite il progetto “FACTORY Banca Manzano”, fornendo a 12 start up uno spazio ufficio temporaneo, un finanziamento e dei seminari formativi.

UFFICI PER LE START UP – La factory si trova nel cuore di Udine, nel Piazzale XXVI Luglio, ed è composta da uffici privati per le singole aziende e da aree comuni. Uno spazio curato in ogni dettaglio da tre giovani progettiste dell’Associazione Future Factory, il gruppo giovani della Banca di Manzano.

FINANZIAMENTI E FORMAZIONE – Le nuove imprese, di carattere innovativo e gestite da under 35, potranno usufruire degli uffici con forme di comodato d’uso gratuito, di uno speciale finanziamento start-up e partecipare a seminari formativi con manager esperti.

Azimut: 5 strumenti a sostegno delle imprese

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Gli imprenditori sono il nuovo target del gruppo Azimut che, con il nuovo progetto “Libera Impresa”, ha esteso il proprio modello di business, affiancando alla gestione dei patrimoni nuovi servizi dedicati a tutto il ciclo di vita delle imprese.

PIATTAFORMA WEB PER START UP – “Libera Impresa” raggruppa, infatti, cinque progetti capaci di seguire le imprese dalla loro nascita alla loro maturazione. Si parte da una piattaforma web, SiamoSoci, dedicata all’investimento in start up innovative, che ha l’obiettivo di supportare i giovani imprenditori nella fase di avvio dell’impresa e in cui Azimut stessa interviene tramite un aumento di capitale pari al 25%, con un investimento di 1,2 milioni di euro.

OPERAZIONI DI VENTURE CAPITAL – 15 milioni di euro, in tre anni, invece, sono elargiti dal Gruppo Azimut all’operatore di Venture Capital P101, specializzato in investimenti early-stage nel settore digitale, con l’appoggio del Fondo Italiano di Investimento.

ADVISORY – A supporto delle scelte strategiche delle aziende con un fatturato superiore ai 10 milioni di euro, invece, il Gruppo Azimut ha messo in campo Azimut Global Counseling, la nuova società guidata da Giancarlo Maestrini e Marco Rognoni, dedicata all’attività di Advisory nell’Investment Banking.

IPO – Per avvicinare le imprese ai listini borsistici, offrendo nel contempo opportunità di investimento per i clienti Azimut, è stata messa a disposizione IPO Challenger (SPAC): un’iniziativa per investitori professionali interessati alla possibilità di esercitare un’opzione discrezionale e individuale di sottoscrizione dell’IPO Riservato di un’azienda.

OTTIMIZZARE LA QUOTAZIONE – Infine, grazie alla partnership nel progetto ELITE di Borsa Italiana, Azimut ha la possibilità di aiutare le aziende nel loro processo di quotazione.

LANCIO NEL 2014 – Il lancio del progetto “Libera Impresa” è previsto per il prossimo anno, dal 28 al 30 gennaio 2014, con un evento unico dedicato agli imprenditori.

«L’innovazione, anche negli approcci, è da sempre il fondamento della nostra crescita – afferma Pietro Giuliani, Presidente e Amministratore Delegato del Gruppo Azimut. Grazie alla possibilità di fare investimenti e alla nostra indipendenza siamo liberi di evolverci con flessibilità, proponendo soluzioni e strategie innovative in grado di adattarsi efficacemente ai mutamenti dello scenario in cui viviamo. In un momento di forte immobilismo e difficoltà, in cui falliscono 40 aziende al giorno, abbiamo elaborato soluzioni alternative per sostenere giovani imprenditori e piccole medie imprese contribuendo anche al rilancio del Sistema Italia. Tenendo ben saldo il nostro core business della gestione dei patrimoni, abbiamo deciso di ampliare il nostro modello affiancando l’imprenditore e l’impresa durante tutto il loro ciclo di vita attraverso l’intervento di diversi progetti capaci di proporre risposte ed iniziative specifiche. Questo nuovo percorso intrapreso dal Gruppo è una sfida che ci impegnerà nel prossimo futuro e sicuramente non si esaurirà con questi progetti ma evolverà ulteriormente».

Il freddo saudita sulla relazione con gli Stati Uniti

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Tra Riyadh e Washington è calato il grande freddo. Nelle ultime settimane, l’Arabia Saudita è stata spiazzata dal riavvicinamento – forse tattico – dell’Iran alla Casa Bianca e dall’accordo del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla distruzione dell’arsenale chimico del regime siriano.

Se la prima fase delle rivolte arabe iniziate nel 2011 aveva sorriso alle ambizioni geopolitiche di Riyadh, i sauditi temono ora l’isolamento regionale. La paura è che la relazione speciale con gli statunitensi smetta di essere tale. La recente visita del segretario di stato John Kerry nella capitale saudita ha avuto quindi il compito di placare le angosce dell’alleato. Tuttavia, gli Al-Sa‘ud e l’amministrazione statunitense hanno ancora bisogno l’uno dell’altra.

Rabbia e rifiuto sauditi
In reazione ai recenti colpi di scena diplomatici, Riyadh ha voluto manifestare la propria rabbia attraverso due mosse politiche di sicuro effetto mediatico. Dapprima, il rappresentante dell’Arabia Saudita ha evitato di pronunciare il tradizionale discorso all’Assemblea generale dell’Onu. In seguito, i sauditi hanno rifiutato il seggio non permanente in Consiglio di sicurezza, per la cui elezione si erano attivamente spesi nei mesi scorsi.

Il ministro degli Affari esteri saudita, Saud Faysal bin Al-Sa‘ud, ha giustificato tale gesto accusando le Nazioni Unite di “inattività” di fronte alla guerra civile – e ormai regionale – che si combatte in Siria. Ancor prima dell’Onu, il vero bersaglio delle parole di Riyadh è parso la Casa Bianca, colpevole -agli occhi dei sauditi- di aver abbandonato l’ipotesi di un intervento militare contro il regime di Bashar Al-Assad.

Guerra indiretta in Siria
Damasco rappresenta il terreno di confronto indiretto fra le monarchie della penisola e l’Iran. In Siria, l’Arabia Saudita è inoltre impegnata – come in Egitto e in Yemen – in una competizione finanziaria e politica intra-sunnita con l’ambizioso Qatar.

Matrioska sciita
Dietro e dentro la Siria c’è poi l’Iran. Riyadh teme che il riavvicinamento fra Teheran e Washington depotenzi l’efficacia interna del discorso politico anti-iraniano. Negli ultimi anni, “l’ossessione Iran” è infatti servita a delegittimare e a reprimere i focolai di protesta nella penisola arabica, accusati -dalla propaganda di regime- di essere organizzati dal rivale sciita.

Se la tensione politica fra l’Iran e gli Stati Uniti dovesse ridursi in maniera stabile, i sauditi dovrebbero misurarsi con uno scenario regionale profondamente cambiato, nel quale le sollevazioni della popolazione sciita (si pensi al Bahrein e alla regione orientale dell’Arabia) non potrebbero più essere liquidate con la sola etichetta del settarismo. Questo potrebbe aprire inediti spazi interni di rivendicazione politica, anche da parte di quei segmenti di mondo sunnita che per ora sono rimasti ai margini dei movimenti per le riforme, proprio perché confessionalmente connotati.

La crisi siriana e la nuova diplomazia iraniana rivelano che il Consiglio di cooperazione del Golfo (Ccg) non è un monolite. La medesima linea politica viene infatti declinata in tre posture differenti.

Alleato ancora necessario
Nonostante il “pivot to Asia” e le novità di shale gas e tight oil (gas e petrolio da scisti bituminosi), gli Stati Uniti sanno che chi non è capace di giocare le complicate partite della geopolitica mediorientale non può avere aspirazioni di leadership globale.

Anche perché gli Stati hanno sempre meno alleati nel quadrante e i rapporti con i partner tradizionali, come i militari egiziani, sono ora carichi di tensione e diffidenza. Dunque Riyadh e Washington hanno ancora interesse a percorrere un lungo tratto di strada insieme. Soprattutto in questo Medio Oriente rinnovato e carico di insidie.

Miliardari sempre più miliardari: ricchi quanto il Pil mondiale

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Il numero dei miliardari ha raggiunto un nuovo record nel 2013, dopo una forte progressione del numero di super-ricchi in Asia. Lo sostiene uno studio pubblicato dalla banca elvetica Ubs e Wealth-X, studio di consulenza con sede a Hong Kong. Il numero dei miliardari a livello mondiale si é elevato a 2.170 persone nel giugno 2013, che corrisponde ad una crescita dello 0,5% sull’anno. L’ammontare della loro fortuna é aumentato ancor più velocemente, progredendo del 5,3% fra luglio 2012 e giugno 2013.

Che ne fanno dei soldi?

Lo studio Ubs ha anche analizzato lo stile di vita miliardari e in particolare i loro investimenti e consumi: in media ciascuno di loro possiede un patrimonio immobiliare pari a 78 milioni di dollari e altrettanto in yacht; 22 milioni di euro è il valore dei loro aerei privati mentre ciascuno dei paperoni possiede quadri e oggett’ d’arte pari a 16 milioni di dollari. Dopo la crisi finanziaria del 2008, un totale di 810 individui hanno raggiunto lo status di miliardari. I patrimoni dei miliardari é più che raddoppiato e totalizza 6.500 miliardi di dollari (4.800 miliardi di euro), una somma che potrebbe «finanziare il deficit di bilancio degli Stati Uniti fino al 2024» sottolinea lo studio.

Trasferimento del conto corrente senza spese, credito di imposta per la ricerca

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Arriva il disegno di legge collegato alla Legge di Stabilità. La bozza si intitola “Ddl concernente disposizioni in materia di sviluppo economico e semplificazione”. Il provvedimento dovrebbe andare venerdì 8 novembre in consiglio dei ministri. Tra le misure più importanti, l’abolizione delle spese per trasferire i conti correnti e il credito d’imposta per la ricerca. Resterebbe invece congelato, per un problema di coperture, il taglio della bolletta energetica da 2-3 miliardi.

In arrivo il credito di imposta sulla ricerca. Molto atteso dalle imprese il credito di imposta sulla ricerca. «A valere sulla prossima programmazione 2014-2020 dei fondi strutturali comunitari – si legge nella bozza – è istituito, per gli anni 2014, 2015 e 2016, un credito di imposta a favore delle imprese che investono in attività di ricerca e sviluppo, per un valore complessivo di 200.000.000 per ciascuno dei periodi di imposta considerati». L’importo massimo annuale per ciascun beneficiario è di 2,5 milioni .

Trasferimento di conto corrente senza spese. Il collegato prevede inoltre che «il cliente può chiedere il trasferimento del rapporto di conto corrente ad altra banca senza spese aggiuntive di qualsiasi natura ed origine, mediante contratto sottoscritto con la banca di destinazione e comunicato alla banca di origine». In particolare i nuovi commi introdotti nell’articolo 120 del Testo unico bancario dettagliano le circostanze per consentire al cliente la possibilità di richiedere il trasferimento del conto corrente a un’altra banca senza spese aggiuntive. «Entro il giorno lavorativo successivo – si legge ancora nel provvedimento – la banca di destinazione deve richiedere alla banca di origine le informazioni necessarie a garantire il servizio di portabilità del conto corrente. Le informazioni sono fornite entro sette giorni dalla data di ricezione della richiesta dalla banca di origine alla banca di destinazione, che entro sette giorni predispone gli ordini periodici di pagamento associati al nuovo conto corrente, alle condizioni pattuite con il cliente. Alla data di efficacia del trasferimento, la banca di origine sospende l’esecuzione degli ordini di pagamento e l’accettazione dei bonifici effettuati a favore del cliente, provvede a trasferire alla banca di destinazione l’eventuale saldo attivo, se da questi richiesto, e procede alla chiusura del conto».

Rilancio delle Siiq. La bozza prevede inoltre il rilancio delle Siiq (società di investimento immobiliare quotate) che, introdotte nel 2006, non hanno avuto la diffusione sperata, sia per la crisi sia per alcune rigidità normative. Sono finalizzate a raccogliere risorse per rafforzare il mercato delle grandi locazioni ad uso non abitativo, in linea con quanto previsto dalle normative di altri paesi Ue, come Francia e Germania.

Misure per la crisi dell’editoria. Arriva infine un pacchetto di norme in larga misure ordinamentali, finalizzata al contrastare la grave crisi del comparto dell’editoria. Tra queste la proroga al 31 dicembre 2016 del sistema delle tariffe postali massime e l’estensione dell’aliquota Iva ridotta dl 10% per i canoni di abbonamento alle testate giornalistiche tematiche in regola con la legge sulla stampa.

Via le navi dai canali di Venezia

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Via le grandi navi dal Canale della Giudecca a Venezia, addio al passaggio dei «bisonti del mare» con vista su Piazza San Marco. È stata trovata a Roma la soluzione al problema veneziano del transito delle mega navi da crociera, che negli ultimi mesi ha portato la città lagunare sulle prime pagine dei giornali di mezzo mondo. Dalla riunione, presieduta dal presidente del consiglio Enrico Letta, è arrivato dunque il divieto al transito delle navi da crociera dirette o in partenza da Venezia per il Canale di Giudecca, come già previsto dal decreto Clini-Passera. Inoltre è prevista la realizzazione di una nuova via di accesso alla stazione marittima, individuata nel canale Contorta Sant’Angelo, come diramazione del Canale Malamocco-Marghera.
In attesa della realizzazione del nuovo canale, dal primo gennaio prossimo è ridotto fino al 20% (rispetto al 2012) il numero delle navi da crociera di stazza superiore alle 40 mila tonnellate e il passaggio dei traghetti (con conseguente riduzione del 25% dei transiti davanti a San Marco e del 50% delle emissioni inquinanti).

Pirelli, nei prossimi 4 anni investimenti per 1,6 mld

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Il piano 2013-2017 di Pirelli & C., presentato dal gruppo a Londra, prevede una riduzione del debito netto dagli 1,3 miliardi attuali a 500 milioni di euro, una generazione di cassa lorda (prima di investimenti e dividendi) pari a 3 mld, oltre alla cessione di asset finanziari per 150 mln. La liquidità complessiva servirà per finanziare 1,6 mld di investimenti previsti nell’arco di quattro anni, distribuire oltre 700 mln di dividendi (con un payout confermato pari al 40% dell’utile netto consolidato) e ridurre la posizione finanziaria netta per la parte rimanente, pari a 850 milioni di euro di cassa netta. Gli investimenti saranno destinati per l’82% del totale al segmento consumer e per il 18% al segmento industrial. Grazie a tali investimenti, nel business consumer la capacità complessiva crescerà dai 69 mln di pezzi annui attuali a 81 mln nel 2017, con il segmento Premium previsto in aumento al 63% del totale rispetto al 48% attuale. Nell’industrial la capacità aumenterà dai 6,2 milioni attuali a 6,8 milioni nel 2017. Tali volumi tengono conto dell’evoluzione della domanda di mercato. Per raggiungere gli obiettivi del nuovo piano 2013-2017, Pirelli punta a rafforzare ulteriormente l’impegno nella ricerca e sviluppo in tutti segmenti di business.

Le tasse a rate, come si pagano a Equitalia

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E’ ufficiale, il “regolamento” con cui si potranno pagare a rate i debiti fiscali. Cittadini e imprese, se in comprovate condizioni di crisi economica, potranno pagare i debiti con Equitalia in 10 anni, cioè 120 rate. Ogni rata non potrà superare il 20% del reddito mensile famigliare, o il 10% del valore della produzione dell’azienda.
Il Sole 24 Ore dedica il suo titolo principale di prima pagina e le pagine 2 e 3 al regolamento. Questo stabilisce in buona sostanza che sia le persone fisiche che le aziende devono dimostrare di non essere in condizioni di pagare per ottenere 10 anni di tasse a rate.
Ma, come titola lo stesso Sole 24 Ore, “più facile pagare le tasse a rate”, queste condizioni non sono capestro e sono facilmente dimostrabili. Si può quindi avere una dilazione ordinaria fatta appunto di 72 rate oppure una straordinaria di 120 rate.

BTp Italia da record: prenotati 16,8 miliardi. Il Tesoro chiude in anticipo il collocamento

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Richieste da primato per il nuovo BTp Italia in collocamento da questa mattina. Nell’intera giornata odierna sono infatti pervenuti ordini per un ammontare complessivo di 16,8 miliardi di euro attraverso 224,878 contratti. Il Tesoro ha pertanto deciso di chiudere in anticipo la sottoscrizione già fin da domani: il termine ultimo per depositare (o inviare per via telematica) le richieste è fissato per le ore 14.

Probabile, a questo punto, che il rendimento reale (alla quale andrà sommato poi il tasso di inflazione rilevato dall’Istat per calcolare la cedola semestrale) venga confermato al 2,15% indicato ieri in serata. Tenendo presente che il BTp non indicizzato con scadenza più vicina rende al momento il 2,51%, la cosiddetta «break-even inflation», cioè il livello minimo dell’inflazione media annua che si deve verificare nei prossimi 4 anni affinché il titolo in collocamento sia più conveniente rispetto al rivale «tradizionale» si colloca allo 0,36%.

I risparmiatori potranno comunque continuare a sottoscrivere l’emissione allo sportello bancario (o postale) oppure attraverso il canale online anche domani mattina. Il taglio minimo è pari a mille euro, quello massimo a 500mila euro. Gli investitori privati che manterranno i titoli in portafoglio fino alla naturale scadenza (12 novembre 2017) otterranno un «premio» dello 0,4%.