Il trattamento fiscale dei pensionati italiani è pesante e punitivo. Sia perché soffre dell’eccesso di prelievo che scaturisce dalla combinazione fra Irpef e addizionali regionale e comunale; sia perché, diversamente da quanto avviene nel resto d’Europa, il carico fiscale sulle pensioni è superiore a quello che grava sui redditi da lavoro dipendente di analogo ammontare. È quanto emerge da uno studio di Confesercenti che confronta il rapporto tra fisco e pensioni in Europa, e che verrà trattato domani, nel corso dell’assemblea Fipac Confesercenti. In particolare, spiega Confesercenti, l’importo delle detrazioni d’imposta riconosciute ai pensionati (1.725 euro al di sotto dei 75 anni e a 1.783 euro oltre 75 anni) è inferiore a quello previsto a favore dei redditi da lavoro dipendente corrispondente a 1.840 euro. Inoltre in Italia non vi è traccia dei trattamenti impositivi agevolati che sono riconosciuti nella quasi generalità dei paesi europei, ricorrendo a deduzioni maggiorate e, talora, esentando parzialmente dall’imposta sul reddito l’importo della pensione. Secondo lo studio di Confesercenti infine il pensionato italiano è soggetto a un prelievo doppio rispetto a quello spagnolo, triplo rispetto a quello inglese, quadruplo rispetto a quello francese e, infine, incommensurabilmente superiore a quello tedesco. Il divario emerge ancor più nettamente prendendo in considerazione i valori in euro delle imposte pagate in ciascun paese con riferimento a una pensione pari a tre volte il minimo: si va dagli oltre 4 mila euro sopportati dal pensionato italiano ai 39 a carico del pensionato tedesco.
Cazzola: il Milano Auto Show sarà il più trendy del mondo
“Vogliamo fare il salone dell’auto più bello del mondo”. Così Alfredo Cazzola, amministratore unico di Promotor, ha pesentato il Milano Auto Show che si terra’ alla Fiera di Milano dall’11 al 21 dicembre 2014. “Sarà il più trendy, diffuso, coinvolgente e divertente”, ha a affermato Cazzola, spiegando che il nuovo salone internazionale dell’automobile verrà ospitato a Milano con l’obiettivo di sviluppare una nuova piattaforma per il mondo dell’auto.
Lindt apre il Pantheon del cioccolato
Lindt apre a Roma il Pantheon del cioccolato. L’azienda svizzera ha inaugurato ufficialmente un punto vendita monomarca a due passi dal monumento, in via della Maddalena, in uno spazio che è stato firmato dal designer Franco Costa. Dando l’addio al classico colore blu che ha caratterizzato fino a oggi Lindt, e adottando le cromie del cioccolato. Con un’area market che offre la possibilità di scegliere tra mille prodotti dell’azienda svizzera, sinonimo in tutto il mondo della qualità applicata al cacao.
Alla presentazione il ceo di Lindt & Sprüngli, Fabrizio Parini, ha detto che «il fascino di Lindt Experience ha sempre attirato i romani». E al gruppo, che nel 2012 ha registrato un fatturato di 2,670 miliardi di franchi svizzeri, con un utile di 362 milioni, le ambizioni non mancano. Forti di 43 punti vendita italiani (che entro Natale diventeranno 45), aperture a Shanghai, Città del Capo, Mosca, 8 stabilimenti nel mondo (2 dei quali in Italia, Lindt e Caffarel), controllando tutta la filiera. Un gruppo che in Italia conta 690 persone, più i 300 di Select Trade. E senza dimenticare l’intenzione di aprire uno shop tutto milanese.
Addetti alla privacy in azienda
Le imprese dovranno dotarsi di un Data profession officer, un responsabile della protezione dati personali. I colossi informatici invece avranno a che fare con nuove regole uniche europee, che porranno un argine (e sanzioni) alla loro impunibilità nel trattamento dati. Anche le p.a. dovranno rispettarne i limiti, Agenzia delle entrate inclusa. Nell’utilizzo dei dati, il grande fratello fiscale non potrà sfondare il recinto della lotta all’evasione. La commissione libertà civili, giustizia e affari interni dell’Europarlamento, competente nel merito, ha finalmente approvato un testo per il regolamento generale sulla protezione dei dati. I negoziati sono stati lunghi, con 90 compromessi raggiunti su oltre 4 mila emendamenti presentati. Adesso l’Europarlamento è in attesa della posizione del Consiglio per poter avviare i negoziati (detti «triloghi informali») e cercare di approvare il testo entro la fine di questa legislatura, cioè entro maggio. A spiegarlo a ItaliaOggi sono i relatori al provvedimento, il tedesco Jan Philip Albrecht (Verdi) che ha condotto un vero e proprio tour de force sul testo e Laura Comi (Ppe) relatore ombra per l’Italia, componente del team europarlamentare che lavora al tema.
Acqua pagata in base al reddito
L’acqua sarà pagata in base al reddito. In bolletta comparirà una nuova componente tariffaria tarata sulle singole utenze, il cui gettito servirà invece a garantire l’accesso universale alla risorsa idrica agli utenti domestici a basso reddito. A cui saranno garantite condizioni di consumo agevolate, ma per la sola quantità d’acqua necessaria al soddisfacimento dei bisogni fondamentali. La novità è prevista dal disegno di legge Collegato ambiente alla legge di Stabilità, varato ieri dal Consiglio dei ministri. Non solo: un livello minimo di fornitura d’acqua sarà assicurato anche agli utenti morosi, cioè a coloro che non sono in regola con i pagamenti. Al contempo, però, verrà messo in campo un nuovo meccanismo di gestione della sempre più numerose morosità, per limitarne l’insorgenza e per assicurare che i costi da queste derivanti non ricadano sugli utenti non morosi.
In bolletta anche un’altra tariffa. Il ddl, che il governo definisce una vera e propria Agenda Verde dell’esecutivo, contiene anche altre novità rispetto a quanto previsto nelle ultime bozze. Dal 2014 verrà istituito un Fondo di garanzia per il servizio idrico nazionale, che servirà ad assicurare copertura finanziaria ai programmi di investimento per il mantenimento e lo sviluppo delle infrastrutture idriche. Obiettivi prioritari: completare le reti di fognatura e depurazione; evitare sanzioni europee per inadempimento dell’Italia; ridurre gli oneri finanziari della realizzazione degli investimenti, contenendo gli oneri sulle tariffe. Anche qui il Fondo di garanzia verrà alimentato da una specifica componente della tariffa del servizio idrico integrato, che deve ancora essere definita dal governo.
Cade un altro paradiso fiscale
Su Gibilterra, cade il velo fiscale. Il consiglio dei ministri ha approvato ieri il disegno di legge di ratifica dell’Accordo fra l’Italia e Gibilterra per lo scambio di informazioni in materia fiscale, fatto a Londra il 2 ottobre 2012, che costituisce la base giuridica per intensificare la cooperazione tra le amministrazioni fiscali dei due Paesi, al fine di garantire un adeguato livello di trasparenza, in vista di una più efficace lotta all’evasione fiscale. L’Accordo con Gibilterra, spiega una nota della Presidenza, è in linea con gli orientamenti condivisi dall’Italia nelle sedi G8-G20-Ocse Global forum on taxation – Onu e Unione europea. Le disposizioni dell’Accordo con Gibilterra consentiranno, fra l’altro, il superamento del segreto bancario in conformità con gli attuali standard dell’Ocse. Nulla da fare invece, almeno per ora, per il collegato sviluppo: l’esecutivo ha semplicemente avviato l’esame, in via preliminare, del disegno di legge collegato alla legge di Stabilità recante disposizioni in materia di sviluppo economico e competitività, per l’attuazione di prime misure indicate nel piano «Destinazione Italia». L’esame proseguirà in una prossima seduta del consiglio.
Cartelle, arriva la rottamazione
Due sole certezze sulla rottamazione delle cartelle esattoriali: l’operazione si farà, perché c’è l’accordo politico, e comporterà il pagamento del 100% delle imposte. Su tutto il resto (versamento totale o parziale di interessi e sanzioni) le due anime della maggioranza troveranno l’accordo nelle prossime ore. Ancora in bilico, inoltre, la questione dell’estensione della no tax area fino a 12 mila euro (si veda ItaliaOggi del 13 novembre 2013). L’emendamento che prevedeva l’estensione della soglia di esenzione è stato, infatti, solo accantonato, in attesa del parere del governo previsto per la prossima settimana, dopo l’esito delle votazioni sui primi sei articoli degli emendamenti al ddl Stabilità, iniziate ieri in Commissione bilancio al senato.
Le cartelle. In arrivo, quindi, in Commissione bilancio al senato, l’accordo per la sanatoria delle cartelle esattoriali che potrebbe incidere, in breve tempo, sul gettito. A tenere banco, sulla questione, i due relatori al ddl Stabilità, Giorgio Santini (Pd) e Antonio D’Alì (Pdl): «C’è un’apertura del governo sulla rottamazione delle cartelle esattoriali e saranno i relatori, se sarà raggiunta l’intesa, a presentare un emendamento alla legge di Stabilità sul tema», ha sottolineato D’Alì a margine dei lavori a palazzo Madama, «bisogna però rimanere fermi, almeno per quanto ci riguarda, sul pagamento del 100% dell’imposta senza applicazione di sanzioni e interessi». Non ha, però, tardato ad arrivare la risposta di Santini. «Il Pd è disponibile a ragionare sulla rottamazione delle cartelle esattoriali purché si paghi l’imposta al 100% e sanzioni e interessi siano solo alleggeriti e non eliminati», ha evidenziato Santini, «al limite, possiamo anche accettare che venga ridimensionato il sistema sanzionatorio ma, in questo caso, non potrebbero esserci sconti sul sistema sanzionatori.
Orecchio distrutto dal morso di un ragno velenoso: ragazza morsa in Italia
Una ragazza olandese di 22 anni a perso parte di un orecchio a causa del morso di un ragno velenoso del Mediterraneo. L’incidente che ha compromesso la cartilagine è accaduto in Italia.
L’orecchio da principio si è gonfiato richiedendo la somministrazione di un antistaminico. Il dolore era lancinante e col tempo le cellule della pelle si sono distrutte.
Come riporta il Daily Mail, il dottor Marieke van Wijk, un chirurgo plastico che ha esaminato l’orecchio, ha spiegato che per la prima volta ha constatato che il veleno dei ragni può distruggere la cartilagine e la pelle. Il tutto utilizzando una miscela complessa di sostanze chimiche che degradano le proteine e non c’è nessun trattamento farmacologico efficace .
Il dottor van Wijk ed i suoi colleghi sono stati costretti a rimuovere il tessuto morto dall’orecchio della donna e a rigenerarlo utilizzando la cartilagine dalle sue costole.
Italiani spendono due miliardi in meno per cibo
Meno merendine e bibite gassate e più dolci fatti in casa: gli italiani, secondo uno studio di Unioncamere – risparmiano sul cibo e hanno ridotto la spesa di due miliardi l’anno. Nel 2013 la spesa alimentare dovrebbe tornare ai livelli degli anni Sessanta mentre nel 2014 è attesa una stabilizzazione dei consumi. L’associazione si attende, dopo un periodo di bassa inflazione, una ripresa dei prezzi di circa mezzo punto nei prossimi 6-9 mesi a causa dell’aumento dell’Iva. Sei anni di crisi, secondo l’indagine dell’Indis, Istituto dell’Unioncamere specializzato nella distribuzione dei servizi., hanno cambiato le abitudini di consumo, rendendo gli italiani più cauti nella spesa e più attenti agli sprechi.
Oggi, un italiano su due compra solo l’essenziale, acquista facendo ricorso a promozioni e offerte, riscoprendo il valore della cucina domestica e delle attività amatoriali di coltivazione e cura del verde. Uno su tre ha addirittura ridotto le quantità, cioè compra semplicemente di meno. L’insieme di queste strategie di risparmio permette alle famiglie italiane di ridurre la spesa alimentare di oltre 2 miliardi all’anno, e in pratica di sterilizzare completamente l’aumento dei prezzi alimentari. L’inflazione comunque, secondo lo studio, anche nel 2014 dovrebbe mantenersi sotto il punto e mezzo percentuale.
“La crisi- commenta il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello – ha indotto tante famiglie italiane a industriarsi in mille modi per ridurre il costo della spesa e far quadrare i bilanci a fine mese. Sarebbe auspicabile ora individuare strumenti in grado di sostenere i redditi per non alimentare una spirale deflattiva”. Dall’inizio della crisi, le famiglie hanno messo in campo una serie di accorgimenti alla ricerca del risparmio: dal nomadismo commerciale e la caccia alle promozioni fino allo spostamento verso i prodotti a marchio del distributori.
Sciopero autotrasporti 4 giorni a dicembre: “Perseguitati, stranieri favoriti”
Quattro giorni di sciopero del settore autotrasporti sono stati fissati dal 9 al 13 dicembre, un periodo cruciale, proprio a ridosso delle feste di Natale.
Lo ha deciso la Unatrans, che riunisce le principali sigle nazionali: Confartigianato Trasporti, Fai, Cna-Fita, Confatrasporto e Fiap L.
Un comunicato informa che il Comitato Esecutivo di Unatrans ”ha ratificato la decisione di proclamare il fermo dei servizi dell’autotrasporto a partire dalle ore 00 di lunedì 9 dicembre fino alle ore 24 di venerdì 13 dicembre assunta dalla Presidenza dell’Unatras al termine dell’incontro con il Sottosegretario Girlanda avvenuto in data 13/11/2013″.
Queste le motivazioni:
“Il taglio del rimborso delle accise, l’assoluta incertezza sulle risorse destinate al settore con particolare riferimento agli interventi per il contenimento del costo del lavoro, la mancata emanazione dei provvedimenti richiesti sulla riforma dei poteri assegnati all’Albo, l’assenza di iniziative concrete per arginare il fenomeno del cabotaggio abusivo praticato dai vettori esteri”.
Prosegue il comunicato di Unatrans:.
“Il Governo, nel corso di questi mesi si è completamente disinteressato delle questioni sollevate dall’autotrasporto, dimostrand0o in tal modo di non aver compreso il ruolo fondamentale del settore nella auspicata ripresa econonomica”.










