Roma – Nessuna revisione, nessun passo indietro. Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, mette un punto fermo nella discussione sull’obbligo vaccinale e allontana ogni ipotesi di modifica della legge Lorenzin, il provvedimento che nel 2017 ha introdotto l’obbligatorietà di dieci vaccinazioni per l’iscrizione a scuola. “Rivedere l’obbligo vaccinale non esiste. Non è nel programma del centrodestra. E nessuno me ne ha mai parlato”, dichiara in un’intervista al Messaggero, intervenendo direttamente nel dibattito riacceso dopo le polemiche sui nuovi componenti della Commissione vaccini.
Il chiarimento del ministro arriva in un momento delicato, segnato dalla decisione di azzerare la precedente commissione tecnico-scientifica e nominare nuovi commissari, tra cui Eugenio Serravalle e Paolo Bellavite, entrambi medici con posizioni notevolmente critiche nei confronti dell’obbligo vaccinale e, in passato, associati all’area no vax. Una scelta che ha sollevato interrogativi e critiche nel mondo scientifico, politico e dell’opinione pubblica.
“Scelto per competenza, non per casacca politica”
Schillaci difende con decisione la propria posizione: “Io sono un professore universitario, vengo dal mondo scientifico, e quel mondo ha le sue regole”. Rivendica con fermezza il proprio ruolo di ministro tecnico, nominato non in virtù di un’appartenenza partitica ma per la propria esperienza nel campo accademico e medico. “La salute è un patrimonio da preservare, andrebbe tolta dall’agone politico”, afferma. Un messaggio diretto non solo agli interlocutori istituzionali, ma anche al clima culturale che da anni accompagna il dibattito vaccinale in Italia, spesso polarizzato e segnato da eccessi ideologici.
Il ministro ribadisce di rispettare le opinioni di tutti, ma allo stesso tempo chiarisce che le scelte sanitarie devono basarsi su evidenze scientifiche e non su pressioni di natura politica o mediatica. Una posizione netta, che punta a distinguere la gestione tecnica della salute pubblica dalle battaglie identitarie che hanno, in passato, trasformato il tema dei vaccini in una linea di faglia tra schieramenti.
La nuova commissione vaccini e le tensioni con la comunità scientifica
Le critiche alla composizione della nuova commissione vaccini non si sono fatte attendere. In particolare, la presenza di Serravalle e Bellavite è stata accolta con sconcerto da numerosi esponenti del mondo medico e scientifico, che temono un’erosione del principio di obbligatorietà vaccinale e un possibile ammorbidimento della linea istituzionale. Entrambi i medici sono noti per aver espresso in passato posizioni critiche sui vaccini obbligatori, alimentando così preoccupazioni sull’indirizzo futuro del ministero.
Schillaci, tuttavia, invita alla prudenza. “So che di vaccini e vaccinazione devono parlare i medici esperti di questa materia”, precisa, sottolineando che le decisioni in ambito sanitario devono essere il frutto di un confronto interno alla comunità scientifica, non il risultato di pressioni o correnti esterne.
La riformulazione della commissione, spiega il ministro, si inserisce in una normale dinamica di aggiornamento degli organi consultivi, e non rappresenta una rottura con il passato né un segnale politico. Tuttavia, non è sfuggita agli osservatori la delicatezza del momento: in un Paese ancora segnato dalle controversie legate alla gestione della pandemia e alle campagne vaccinali anti-Covid, ogni cambiamento in materia di governance vaccinale viene inevitabilmente letto anche alla luce delle tensioni sociali e del riemergere di sentimenti scettici o apertamente ostili alle vaccinazioni.
La sanità come bene comune, fuori dalle logiche di partito
In un passaggio particolarmente denso della sua intervista, Schillaci sottolinea un concetto che appare come il vero fulcro del suo mandato: la sanità è di tutti. “È anzitutto dei cittadini e non dovrebbe essere politicizzata”, afferma, rivendicando il valore universale e condiviso del Servizio sanitario nazionale, che definisce “straordinario” nonostante le molte difficoltà che affliggono chi vi lavora.
Un richiamo al principio di universalismo sanitario, oggi messo alla prova da tagli, carenze di personale, differenze regionali e ritardi strutturali, ma che continua a rappresentare uno degli elementi fondanti dell’identità repubblicana. Schillaci, in questo senso, rilancia l’idea di una sanità pubblica autorevole, equa, centrata sulla scienza e capace di difendersi da derive ideologiche.
Obbligo vaccinale: un caposaldo che non si tocca
Sul tema dell’obbligo, il ministro è categorico: la legge Lorenzin non è in discussione. Una dichiarazione che non lascia spazio a interpretazioni, e che di fatto chiude la porta alle suggestioni avanzate da alcune forze politiche e movimenti critici nei confronti della normativa del 2017. Introdotta dall’allora ministra della Salute Beatrice Lorenzin, la legge prevede l’obbligatorietà di dieci vaccinazioni per i bambini che frequentano scuole dell’infanzia e dell’obbligo, ed è stata una delle più controverse della legislatura, oggetto di aspre polemiche ma anche di ampi consensi nel mondo medico.
Schillaci, pur evitando di entrare nel merito delle dispute passate, ne riafferma il valore: “La revisione della legge Lorenzin non c’è, non è all’ordine del giorno”, ribadisce. E lo fa nel momento in cui, dentro e fuori dal Parlamento, tornano a circolare proposte di modifica o abolizione del sistema dell’obbligatorietà.
Un ministero tecnico in un governo politico
Il profilo tecnico di Schillaci, pur garantendogli una certa autonomia, non lo sottrae del tutto alle dinamiche politiche del governo. La sua posizione su un tema sensibile come i vaccini viene inevitabilmente letta anche in chiave di equilibrio interno all’esecutivo, in cui convivono sensibilità diverse. La sua fermezza sull’obbligo vaccinale e la difesa della legge Lorenzin assumono quindi anche il significato di una dichiarazione d’intenti istituzionale, con cui ribadisce l’impegno a una gestione della salute pubblica fondata su criteri scientifici e non soggetta a oscillazioni dettate dal consenso.
In un contesto in cui la fiducia nelle istituzioni sanitarie resta un elemento chiave per la coesione sociale, la linea del ministro appare chiara: difendere la centralità della scienza, proteggere i cittadini e preservare l’autorevolezza del sistema sanitario nazionale.
La salute, dice Schillaci, non è una bandiera politica. È un diritto. E come tale, va tutelata.
