29 Agosto 2026, sabato
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Evergrande, la resa dei conti: ergastolo per il fondatore Xu Jiayin

Il tribunale di Shenzhen condanna il patron del colosso immobiliare cinese per una lunga serie di reati finanziari. Confiscati tutti i beni e revocati a vita i diritti politici. Sanzioni miliardarie per il gruppo e pene detentive anche per altri cinque dirigenti.

La parabola di Evergrande, simbolo per anni dell’inarrestabile espansione del mattone cinese, si chiude con una condanna senza appello per il suo fondatore. Xu Jiayin, conosciuto in cantonese come Hui Ka Yan, è stato condannato all’ergastolo dal tribunale intermedio di Shenzhen per una serie di gravi reati finanziari che hanno accompagnato la crescita e il successivo tracollo del colosso immobiliare.

La sentenza non riguarda soltanto il fondatore. Evergrande è stata condannata a pagare una multa di 8,82 miliardi di yuan, pari a circa 1,3 miliardi di dollari, mentre Evergrande Real Estate dovrà versare altri 7 miliardi di yuan. Il conto complessivo delle sanzioni supera così i 2,35 miliardi di dollari.

Un impero costruito anche sulla finanza

Secondo quanto riferito dalla televisione di Stato cinese Cctv, le irregolarità contestate risalgono agli anni compresi tra il 2016 e il 2021, quando il gruppo avrebbe alterato sistematicamente la propria situazione finanziaria.

L’accusa centrale è quella di aver gonfiato gli asset e occultato le passività, ricorrendo a pratiche fraudolente su larga scala per rappresentare una situazione patrimoniale più solida di quella reale. Un meccanismo che avrebbe consentito al gruppo di continuare ad attrarre capitali e finanziamenti mentre le sue fondamenta finanziarie diventavano progressivamente più fragili.

Le condotte contestate a Xu comprendono, tra l’altro, raccolta illegale di depositi, frode nella raccolta di fondi, emissione fraudolenta di titoli e divulgazione irregolare di informazioni rilevanti.

Per il fondatore, la pena non si limita al carcere. Il tribunale ha disposto la confisca di tutti i suoi beni personali e la revoca a vita dei diritti politici.

Il ruolo delle tangenti

Tra gli elementi più pesanti emersi nel procedimento c’è anche il ricorso alla corruzione. Xu avrebbe utilizzato tangenti per ottenere il controllo di istituzioni finanziarie e consentire a Evergrande di accedere illegalmente a fondi di credito e assicurativi.

Una condotta che, secondo il tribunale, presenta una particolare gravità per la dimensione delle somme coinvolte, per le perdite economiche provocate e per l’impatto sull’ordine dell’economia di mercato.

La sentenza fotografa dunque non soltanto il dissesto di un’impresa, ma il funzionamento di un modello di crescita nel quale l’espansione immobiliare, il credito e l’indebitamento avevano assunto dimensioni difficili da sostenere.

La condanna non si ferma a Xu

Il procedimento ha coinvolto anche altri vertici del gruppo. Cinque dirigenti di alto livello di Evergrande sono stati condannati in primo grado dal tribunale di Shenzhen a pene comprese tra 18 mesi e sei anni di reclusione.

Il messaggio delle autorità cinesi appare quindi più ampio della semplice punizione del fondatore: la responsabilità per il dissesto e per le irregolarità finanziarie viene estesa alla struttura manageriale che ha guidato il gruppo negli anni della sua crescita più aggressiva.

Dal gigante immobiliare al simbolo della crisi

La condanna di Xu Jiayin rappresenta l’ultimo capitolo della storia di uno dei più grandi sviluppatori immobiliari della Cina e, a un certo punto, del promotore immobiliare più indebitato al mondo.

Prima della liquidazione, Evergrande aveva accumulato oltre 300 miliardi di dollari di passività, trasformandosi da protagonista del boom edilizio cinese in uno dei principali simboli delle fragilità del settore.

Il suo tracollo, esploso nel 2020 nel pieno della stretta imposta da Pechino contro l’eccessivo indebitamento delle società immobiliari, ha contribuito ad aggravare una crisi che ha investito l’intero comparto. Il settore, per anni motore della crescita cinese, si è trovato alle prese con debiti elevati, cantieri incompiuti, calo della fiducia e difficoltà finanziarie di numerosi sviluppatori.

La vicenda Evergrande diventa così anche una fotografia del passaggio da un’epoca all’altra dell’economia cinese: da una crescita alimentata da credito, cemento e leva finanziaria a una fase in cui Pechino sembra voler ristabilire disciplina e controllo sui rischi sistemici.

L’ergastolo inflitto a Xu Jiayin chiude simbolicamente la parabola del manager che aveva costruito un impero immobiliare di dimensioni gigantesche. Ma la crisi che ha contribuito a rendere visibile non è finita con la sua condanna: il vero conto del caso Evergrande continua a pesare sul mercato immobiliare cinese.

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