24 Ottobre 2026, sabato
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Anthropic, il Pentagono perde in tribunale: “Il bando è illegittimo, viola il Primo emendamento”

La giudice federale Rita Faye Lin accoglie le ragioni della società di IA: la decisione del Dipartimento della Difesa è stata una ritorsione e una misura “arbitraria e capricciosa”. Contestata anche la violazione delle garanzie procedurali previste dal Quinto emendamento

Il muro eretto dal Pentagono contro Anthropic non regge alla prova del tribunale. La giudice federale Rita Faye Lin, della Corte distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto settentrionale della California, ha stabilito che l’inserimento della società di intelligenza artificiale nella “lista nera” del Dipartimento della Difesa è stato illegittimo.

Al centro della decisione c’è una questione che va ben oltre il rapporto, sempre più delicato, tra governo americano e aziende tecnologiche: i limiti che l’amministrazione può incontrare quando un provvedimento pubblico assume i contorni di una ritorsione per le posizioni espresse da un’impresa.

Nella sentenza, lunga quasi 60 pagine, la giudice accoglie le principali argomentazioni di Anthropic e definisce particolarmente grave la condotta contestata al governo. Secondo Lin, dagli atti emerge che le misure adottate nei confronti della società hanno costituito una “ritorsione illegittima” in violazione del Primo emendamento della Costituzione statunitense.

Non solo. La Corte rileva anche un secondo profilo di illegittimità: prima dell’adozione del provvedimento restrittivo, ad Anthropic non sarebbe stata garantita la procedura prevista dal Quinto emendamento, che tutela il diritto a un giusto procedimento.

La conclusione della giudice è dunque netta: la restrizione imposta alla società è stata “arbitraria e capricciosa”.

Il nodo del Primo emendamento

La portata della sentenza è particolarmente significativa perché investe direttamente il rapporto tra libertà costituzionali e potere esecutivo. Il Primo emendamento tutela, tra l’altro, la libertà di espressione e limita l’uso del potere pubblico come strumento di punizione nei confronti di chi assume determinate posizioni.

È proprio questo, secondo la Corte, il punto decisivo nel caso Anthropic. Gli elementi agli atti, ritenuti incontestati, avrebbero dimostrato che l’azione del governo non si è limitata a una valutazione tecnica o contrattuale dell’azienda, ma ha assunto i caratteri di una ritorsione.

La distinzione è tutt’altro che formale. Un’amministrazione può stabilire regole, porre condizioni e tutelare interessi di sicurezza nazionale; ciò che non può fare, secondo il principio costituzionale richiamato dalla giudice, è utilizzare il proprio potere per colpire un soggetto in risposta a un’espressione o a una posizione tutelata dalla Costituzione.

Anche il procedimento finisce sotto accusa

La sentenza non si ferma però alla libertà di espressione. La giudice individua anche un problema di natura procedurale.

Prima di imporre una misura così incisiva nei confronti di Anthropic, sostiene Lin, alla società non sarebbe stata assicurata la possibilità di beneficiare delle garanzie previste dal Quinto emendamento. In altre parole, non sarebbe stato rispettato il percorso procedurale necessario prima di adottare il provvedimento restrittivo.

È un passaggio importante perché aggiunge alla contestazione costituzionale sul Primo emendamento quella relativa al corretto esercizio del potere amministrativo. La decisione, quindi, non mette in discussione soltanto il contenuto della misura adottata dal Pentagono, ma anche il modo in cui quella misura è stata concepita e applicata.

Un precedente rilevante per il rapporto tra Washington e l’industria dell’IA

La vicenda assume un peso particolare in un momento in cui il governo statunitense guarda alle società di intelligenza artificiale come a interlocutori strategici per la sicurezza nazionale, la difesa e lo sviluppo tecnologico.

La sentenza della Corte californiana introduce così un limite preciso: la collaborazione tra Stato e industria dell’IA non può trasformarsi in uno spazio sottratto alle garanzie costituzionali.

Il caso Anthropic diventa quindi un banco di prova per un rapporto destinato a diventare sempre più stretto ma anche più complesso. Da una parte ci sono le esigenze del Pentagono, legate alla sicurezza e all’impiego delle tecnologie di IA; dall’altra, aziende private che rivendicano autonomia nelle proprie scelte e nelle proprie posizioni pubbliche.

Con la sua decisione, la giudice Lin ricorda che anche nel terreno sensibile della sicurezza nazionale il potere esecutivo resta sottoposto ai vincoli della Costituzione.

E, in questo caso, secondo la Corte, quei limiti sono stati superati.

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