L’effetto a catena parte dagli Stati Uniti, attraversa l’Asia e arriva in Europa. L’ultima seduta della settimana si apre all’insegna della prudenza, con i mercati globali scossi da una nuova ondata di vendite sul comparto tecnologico. Piazza Affari cede lo 0,7% nelle prime battute, con i semiconduttori tra i titoli più penalizzati, mentre Francoforte arretra dello 0,6%. Lo spread tra Btp e Bund si mantiene stabile a 74 punti base.
Il crollo dei listini asiatici
Il segnale più evidente arriva dall’Asia, dove le Borse archiviano la settimana in forte ribasso. A Seul il Kospi perde il 5,8%, dopo aver toccato un calo intraday dell’8,5% che ha fatto scattare il meccanismo di sospensione delle contrattazioni per 20 minuti, per la quinta volta dall’inizio dell’anno.
Pesante anche Tokyo: il Nikkei chiude in flessione del 4,5%. A trascinare verso il basso l’indice sono i grandi gruppi tecnologici, con SoftBank in calo di oltre il 12%, Advantest del 10% e Kioxia intorno al 12%. Un’ondata di vendite che riflette i timori degli investitori sulle valutazioni del comparto.
Le origini del sell-off a Wall Street
A innescare il movimento è stata Wall Street, dove il settore tech ha mostrato segnali di debolezza nonostante alcune performance positive, come il +15% di Micron. A pesare è stato soprattutto il calo di Apple (-6,1%), dopo l’annuncio della possibile revisione al rialzo dei prezzi dei propri dispositivi per compensare l’aumento dei costi dei chip di memoria.
A questo si aggiungono le indiscrezioni su OpenAI, che potrebbe rinviare la propria quotazione in Borsa al 2027. Un’ipotesi che contribuisce ad aumentare l’incertezza sulle prospettive del settore legato all’intelligenza artificiale.
Inflazione americana in linea con le attese
Sul fronte macroeconomico, i dati statunitensi non hanno modificato lo scenario. L’indice Pce di maggio ha registrato un aumento dello 0,4% su base mensile, leggermente inferiore alle attese, e del 4,1% su base annua, in linea con le previsioni.
Il Pce core, osservato speciale della Federal Reserve, si è attestato al 3,4% annuo, anch’esso in linea con le aspettative. Numeri che non cambiano in modo significativo le prospettive sui tassi, mantenendo alta l’attenzione degli investitori sulle prossime mosse della banca centrale.
Tensioni a Hormuz e mercato del petrolio
Lo scenario geopolitico torna a pesare sui mercati. Nello Stretto di Hormuz, le forze iraniane hanno attaccato una nave battente bandiera di Singapore, episodio che rischia di complicare i rapporti tra Teheran e Washington. La Casa Bianca ha fatto sapere di essere al lavoro per verificare quanto accaduto.
Nonostante le tensioni, il petrolio non registra rialzi duraturi: il Brent si attesta a 74,1 dollari al barile dopo un breve recupero, mentre il Wti continua a scendere verso quota 70 dollari. A influire è anche il malcontento all’interno dell’Opec, con l’Iraq che ha minacciato l’uscita dall’organizzazione in caso di mancato aumento delle quote produttive.
Piazza Affari, attenzione su Unipol
Sul listino milanese, gli occhi sono puntati su Unipol, che ha convocato per il 30 luglio un’assemblea straordinaria per deliberare un aumento di capitale fino a 2,5 miliardi di euro. L’operazione servirà a finanziare l’acquisizione di 635 filiali di Mps, in collaborazione con Intesa Sanpaolo, nell’ambito dell’offerta sull’istituto senese.
Valute e beni rifugio
Tra le materie prime, l’oro arretra dello 0,4% a 4.008 dollari l’oncia, segnalando un calo della domanda di beni rifugio. Sul mercato valutario, l’euro si mantiene stabile a 1,1374 dollari e a 183,8 yen, mentre il dollaro si attesta a 161,6 yen.
Nel complesso, i mercati chiudono la settimana in un clima di cautela: il comparto tecnologico resta il principale fattore di instabilità, mentre le incognite geopolitiche e monetarie continuano a frenare la propensione al rischio.
