29 Giugno 2026, lunedì
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Sanzioni alla Russia, l’Ue allunga l’orizzonte: stretta fino al 2027. E nel Mediterraneo si muove la flotta ombra

Bruxelles rafforza la linea dura contro Mosca: proroga annuale delle misure economiche e nuove azioni di contrasto all’elusione. Intanto la guerra si intensifica tra Crimea e territorio russo.

L’Unione europea consolida la sua strategia di pressione economica sulla Russia e cambia passo: non più rinnovi semestrali, ma una proroga annuale delle sanzioni. Il Consiglio Ue ha infatti deciso di estendere fino al 31 luglio 2027 il pacchetto di misure restrittive introdotte dopo l’invasione dell’Ucraina, recependo l’intesa politica raggiunta dai leader dei Ventisette nel vertice del 18 e 19 giugno.

Una scelta che segna un salto di qualità nella postura europea, rendendo più stabile e prevedibile il quadro sanzionatorio. Restano pienamente operative tutte le principali leve economiche: dalle restrizioni commerciali ai limiti sul sistema finanziario, fino ai vincoli su energia e tecnologie a duplice uso, snodo cruciale per l’industria militare. Confermato anche il divieto di importazione di petrolio russo via mare, misura simbolo del tentativo di colpire le entrate strategiche del Cremlino.

Ma proprio sul petrolio si gioca una partita parallela, meno visibile e più insidiosa: quella della cosiddetta “flotta ombra”, il sistema di navi utilizzate per aggirare le sanzioni. In questo contesto si inserisce l’intervento della marina francese, che ha intercettato e fermato al largo della Sicilia una petroliera sospettata di operare fuori dalle regole internazionali. A renderlo noto è stato il presidente Emmanuel Macron, secondo cui l’imbarcazione — la Deliver, battente bandiera camerunense — navigava “in violazione del diritto del mare”.

L’operazione si inserisce in una più ampia strategia europea di contrasto all’elusione delle sanzioni. “Non permetteremo alla flotta ombra di finanziare lo sforzo bellico russo”, ha dichiarato Macron, sottolineando la crescente cooperazione tra alleati. Dallo scorso settembre, Parigi ha già effettuato ispezioni su diverse navi sospette, alcune in collaborazione con il Regno Unito e altri partner occidentali.

Sul fronte militare, intanto, la guerra continua a colpire infrastrutture e territori sensibili. Nella notte tra mercoledì e giovedì, la Crimea è stata teatro di un massiccio attacco di droni ucraini, con incursioni provenienti da più direzioni. Esplosioni e blackout diffusi hanno interessato diverse aree della penisola, inclusa Yalta, rimasta senza elettricità per ore. Tra gli obiettivi, secondo fonti di intelligence open source, figurano le centrali termiche di Tavricheskaya e Balaklava.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha rivendicato l’operazione, definendola “pianificata con precisione” e collegandola alla necessità di ottenere maggiore sostegno internazionale. “Se riceveremo quanto discusso con i partner del G7, potremo creare rapidamente le condizioni per costringere la Russia a scegliere la pace”, ha affermato.

Di tutt’altro segno la versione di Mosca. Il governatore della Crimea nominato dal Cremlino, Sergei Aksyonov, ha parlato di un bilancio civile pesante: due morti, tra cui un bambino, e due feriti nel villaggio di Denisovka. La penisola, annessa dalla Russia nel 2014, resta uno dei punti più caldi del conflitto, bersaglio frequente di operazioni ucraine.

Le ostilità si sono estese anche al territorio russo. Nella regione di Krasnodar, le forze ucraine avrebbero colpito un deposito petrolifero nel distretto di Krasnoarmeysky. Immagini diffuse sui social mostrano fiamme e colonne di fumo nell’area di Poltavskaya. Le autorità locali attribuiscono l’incendio alla caduta di detriti di droni abbattuti.

Tra sanzioni rafforzate, operazioni navali e attacchi mirati alle infrastrutture energetiche, il conflitto entra così in una nuova fase: più lunga, più strutturata e sempre più globale nei suoi effetti.

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