29 Giugno 2026, lunedì
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Banche centrali, Invesco smorza le attese dei mercati: “Stretta meno aggressiva del previsto”

Nel mid year outlook 2026 Benjamin Jones analizza il nuovo equilibrio tra inflazione e crescita. Fed prudente, BCE attendista, mentre restano aperti spiragli per futuri tagli dei tassi.

Le turbolenze che hanno segnato il 2026 stanno ridisegnando le priorità delle banche centrali globali. Più che comprimere l’attività economica, gli shock degli ultimi mesi hanno alimentato nuove pressioni sui prezzi, acuendo il dilemma di fondo: contenere l’inflazione senza compromettere la crescita. È questo il quadro che emerge dal Mid Year Outlook 2026 di Invesco, secondo cui i mercati starebbero sopravvalutando la portata della stretta monetaria attesa.

“Le aspettative degli investitori sono cambiate in modo significativo, con l’ipotesi diffusa che molte banche centrali possano alzare o mantenere elevati i tassi. Tuttavia non riteniamo realistico il livello di inasprimento attualmente incorporato nei prezzi”, osserva Benjamin Jones, Global Head of Research della casa di gestione.

Fed tra prudenza e continuità

Negli Stati Uniti il quadro resta complesso. L’economia mostra segnali di resilienza, mentre le spinte inflazionistiche si mantengono superiori alle attese. In questo contesto, la Federal Reserve potrebbe scegliere una linea di continuità, mantenendo i tassi invariati o, al limite, valutando ulteriori ritocchi al rialzo.

L’arrivo alla guida della banca centrale di Kevin Warsh, insediatosi a giugno, contribuisce però a raffreddare le aspettative di nuove strette aggressive. Anche in caso di ritorno a politiche più accomodanti, l’effetto dei tagli potrebbe essere in parte neutralizzato dalla prosecuzione della riduzione del bilancio della Fed. A complicare ulteriormente il quadro resta la presenza di Jerome Powell nel board con diritto di voto, elemento che potrebbe imprimere una linea ancora improntata alla cautela restrittiva.

BCE tra inflazione e rischi per la crescita

Sul fronte europeo, i mercati scommettono su due rialzi dei tassi nel corso del 2026. Una previsione che trova un precedente nella storia della Banca centrale europea, spesso incline a reagire agli shock dell’offerta con una politica più rigida.

Tuttavia, l’atteggiamento attuale dell’Eurotower appare più prudente. La crisi legata allo Stretto di Hormuz e le tensioni geopolitiche in Medio Oriente hanno indotto Francoforte a privilegiare un’attenta valutazione degli effetti sull’economia reale. Secondo Invesco, la BCE starebbe dando maggiore peso ai rischi per la crescita legati al conflitto in Iran rispetto alle possibili ricadute inflazionistiche di lungo periodo.

Bank of England: scenari aperti

Nel Regno Unito, la Bank of England ha delineato tre possibili traiettorie per l’economia, tutte accomunate dall’ipotesi di un aumento dei tassi entro la fine del 2026, seguito da una discesa nel 2027. Ma la lettura di Invesco è meno restrittiva: la debolezza del mercato del lavoro e l’assenza di una domanda interna capace di alimentare l’inflazione suggerirebbero piuttosto la necessità di un taglio dei tassi.

In questo scenario, un allentamento delle tensioni energetiche rappresenterebbe un fattore positivo anche per il mercato dei Gilt, favorendo un contesto finanziario più disteso.

Giappone, normalizzazione graduale

La Bank of Japan prosegue invece lungo il percorso di normalizzazione della politica monetaria avviato all’inizio dell’anno. Nonostante le pressioni inflazionistiche in aumento e le incognite sulla crescita, il processo di rialzo dei tassi dovrebbe proseguire, seppur con gradualità e sotto la costante attenzione del contesto politico.

Tagli possibili, ma non scontati

Il filo conduttore dell’analisi resta la possibilità di un cambio di rotta. Se le tensioni nello Stretto di Hormuz dovessero attenuarsi e i prezzi del petrolio ridursi, le banche centrali potrebbero tornare a considerare politiche più accomodanti.

La variabile decisiva resta però quella delle aspettative di inflazione. “Finché rimarranno ancorate, non prevediamo un nuovo ciclo di inasprimento. Ma un loro rialzo significativo cambierebbe radicalmente lo scenario, con possibili vendite sia sui mercati obbligazionari sia su quelli azionari”, avverte Jones.

In un contesto globale ancora instabile, il messaggio di Invesco è chiaro: la politica monetaria resterà prudente e flessibile, lontana da automatismi e sempre più legata all’evoluzione degli equilibri geopolitici ed energetici.

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