29 Giugno 2026, lunedì
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Petrolio, il Brent torna ai livelli pre-crisi: prezzi in calo con la riapertura di Hormuz

Le quotazioni scendono sotto i valori precedenti al conflitto tra Stati Uniti e Iran. Riprende il traffico nello stretto strategico e si raffreddano i timori di un’impennata fino a 200 dollari al barile

Il petrolio archivia, almeno per ora, la stagione delle tensioni e riporta le lancette ai livelli precedenti allo scoppio del conflitto tra Stati Uniti e Iran. Le quotazioni del Brent, riferimento globale del greggio, sono scese fino a 72 dollari al barile, tornando sotto i valori registrati alla vigilia dell’attacco americano a Teheran di fine febbraio. Un segnale chiaro: i mercati energetici stanno progressivamente riassorbendo lo shock geopolitico.

La discesa, costante nelle ultime sedute, è alimentata da un fattore chiave: la graduale normalizzazione dei flussi nello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il trasporto mondiale di greggio. La firma del memorandum che apre a un percorso diplomatico in Medio Oriente ha contribuito a ridurre la percezione del rischio, favorendo un raffreddamento dei prezzi.

Nel dettaglio, il Brent ha toccato un minimo di 72,24 dollari al barile, scivolando sotto i 72,48 dollari della chiusura del 27 febbraio. I contratti future mostrano un mercato in fase di assestamento: il contratto con scadenza giugno si attesta a 72,50 dollari (-1,75%), mentre quello di luglio sale leggermente a 72,8 dollari. Lo spot si mantiene in area 72,60 dollari. Numeri che smentiscono, almeno nel breve periodo, le previsioni più allarmistiche che ipotizzavano un’impennata fino a 200 dollari al barile, con conseguenze potenzialmente destabilizzanti per inflazione e crescita globale.

Andamento simile anche per il Wti americano, che scivola sotto la soglia psicologica dei 70 dollari. Dopo aver toccato quota 69 dollari, il greggio Usa si muove in mattinata a 69,34 dollari per il contratto di giugno (-1,4%), mentre lo spot si posiziona a 69,59 dollari, in lieve flessione. Anche in questo caso, il ritorno ai livelli pre-crisi è quasi completo, seppur con un differenziale ancora leggermente superiore rispetto ai 67,60 dollari registrati prima dell’escalation.

A incidere sul riequilibrio dei prezzi è soprattutto la ripresa del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz. Secondo i dati della piattaforma di monitoraggio Kpler, nella serata di mercoledì 24 giugno sono stati registrati 17 passaggi di petroliere, rispetto ai 25 del giorno precedente. Un dato ancora in evoluzione, poiché le rilevazioni satellitari vengono aggiornate con ritardo, ma che conferma una tendenza: dopo settimane di blocchi e tensioni, le rotte energetiche tornano progressivamente operative.

La riapertura, anche parziale, di uno dei corridoi più strategici per l’energia mondiale rappresenta un fattore determinante nel ridimensionamento dei prezzi. In un mercato fortemente sensibile alle dinamiche geopolitiche, il ritorno della navigabilità riduce il premio al rischio incorporato nelle quotazioni.

Resta tuttavia uno scenario fragile. La stabilizzazione dei prezzi è strettamente legata all’evoluzione diplomatica nella regione e alla capacità degli attori coinvolti di mantenere aperto il canale negoziale. Per ora, i mercati scommettono su una de-escalation. Ma la volatilità, in un contesto ancora incerto, resta un elemento strutturale.

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