29 Giugno 2026, lunedì
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Ustica, il governo contro l’archiviazione: la verità resta una ferita aperta

A 46 anni dalla tragedia del DC-9 Itavia, Palazzo Chigi annuncia opposizione alla richiesta della Procura. Il 30 settembre l’udienza decisiva. Mattarella: “Dovere irrinunciabile fare piena luce”

A quarantasei anni dalla strage di Ustica, lo Stato torna a schierarsi — almeno sul piano formale — dalla parte della ricerca della verità. Il governo ha infatti annunciato, tramite l’Avvocatura dello Stato, l’opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura nell’ambito dell’ultima inchiesta sulla tragedia del 27 giugno 1980. Un passaggio tutt’altro che simbolico, che riapre il confronto su una delle pagine più oscure e controverse della storia repubblicana.

L’udienza davanti al giudice per le indagini preliminari è fissata per il prossimo 30 settembre: sarà in quella sede che si deciderà se mettere definitivamente un punto all’indagine oppure disporre ulteriori approfondimenti. Al momento, il procedimento si trova ancora nella fase preliminare, circostanza che impedisce allo Stato di costituirsi parte civile.

La decisione dell’esecutivo arriva nel giorno dell’anniversario della tragedia, in cui persero la vita 81 persone — tra passeggeri ed equipaggio — a bordo del DC-9 Itavia partito da Bologna e diretto a Palermo. Un disastro che, a distanza di quasi mezzo secolo, continua a interrogare coscienze e istituzioni.

Nel suo messaggio commemorativo, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ribadito con forza la centralità della ricerca della verità: “Ricostruire quanto avvenne rimane un dovere irrinunciabile”, ha affermato, ricordando come molti corpi non abbiano mai avuto una sepoltura e come per anni la dinamica dell’accaduto sia rimasta avvolta nell’incertezza. “Il segno di quella catastrofe — ha aggiunto — è indelebile nella storia della Repubblica”.

Le parole del Capo dello Stato richiamano il lungo e tortuoso percorso giudiziario che ha caratterizzato la vicenda. Dalle prime ipotesi — cedimento strutturale o esplosione interna — si passò, dopo il recupero del relitto, a scenari ben più complessi. Fu il giudice istruttore Rosario Priore, nel 1999, a imprimere una svolta decisiva, parlando esplicitamente di un’azione militare: il DC-9 sarebbe stato abbattuto nel contesto di un’operazione di intercettazione aerea, configurando di fatto un atto di guerra in tempo di pace.

Una ricostruzione che si accompagnava a un’accusa pesantissima: l’esistenza di depistaggi e omissioni da parte di apparati dello Stato, che avrebbero ostacolato l’accertamento della verità. Su queste basi furono rinviati a giudizio alcuni alti ufficiali dell’Aeronautica militare, ma il processo penale si concluse con un nulla di fatto: assoluzioni in primo grado nel 2004, confermate in appello e rese definitive dalla Cassazione nel 2007.

Nessuna condanna, dunque, per l’abbattimento del DC-9. Ma una verità giudiziaria parziale ha trovato spazio nelle sedi civili: la Corte di cassazione ha infatti riconosciuto, negli anni successivi, la responsabilità dello Stato per non aver garantito la sicurezza del volo e per aver ostacolato la ricostruzione dei fatti, sancendo il diritto dei familiari delle vittime al risarcimento.

L’ultima inchiesta — aperta nel 2008 anche sulla scia delle dichiarazioni dell’ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che indicò in velivoli francesi i responsabili dell’abbattimento — sembra ora avviarsi verso l’archiviazione. Una prospettiva che incontra la netta opposizione dei familiari delle vittime e, da oggi, anche del governo.

Resta però il nodo centrale: dopo decenni di indagini, processi e ipotesi, la verità piena su Ustica continua a sfuggire. E con essa, la possibilità di chiudere una ferita che attraversa la memoria collettiva del Paese.

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