4 Ottobre 2026, domenica
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Accoltellò uno studente a Milano, il 19enne ammesso alla giustizia riparativa: il percorso che punta al dialogo tra vittima e autore del reato

Il giovane condannato a 20 anni per il tentato omicidio dello studente Davide Cavallo è stato ammesso al percorso previsto dalla riforma Cartabia. Decisiva la disponibilità della vittima a confrontarsi con il proprio aggressore.

La giustizia riparativa entra in uno dei casi di cronaca più drammatici degli ultimi anni a Milano. Alessandro Chiani, il 19enne condannato in primo grado a vent’anni di reclusione per il tentato omicidio e la rapina ai danni dello studente universitario Davide Cavallo, potrà intraprendere il percorso di mediazione previsto dalla riforma Cartabia. Una decisione che non modifica la condanna, ma apre uno spazio di confronto tra chi ha commesso il reato e chi ne ha subito le conseguenze.

A consentire l’accesso al programma è stato il giudice dell’udienza preliminare, valutando anche un elemento tutt’altro che scontato: la disponibilità della vittima a partecipare personalmente al percorso. Davide Cavallo, oggi 22enne, ha infatti espresso la volontà di incontrare il giovane che lo aggredì, nonostante le gravissime conseguenze riportate.

L’aggressione che sconvolse Milano

L’episodio risale a un’aggressione avvenuta nel capoluogo lombardo, quando Cavallo venne circondato da un gruppo di giovanissimi, rapinato e colpito con una coltellata che lo lasciò in fin di vita. Le lesioni riportate hanno avuto carattere permanente e hanno esposto il giovane a un concreto rischio di invalidità, trasformando quella violenza in una vicenda destinata a segnare per sempre la sua esistenza.

Per quei fatti Chiani è stato condannato a vent’anni di carcere. Ora, parallelamente all’esecuzione della pena, si apre una strada diversa: quella della responsabilizzazione personale e del dialogo, possibile soltanto con il consenso di entrambe le parti.

Il legale: “Ha compreso la gravità di quanto ha fatto”

La richiesta di accesso alla giustizia riparativa è stata presentata dal nuovo difensore del giovane, l’avvocato Amedeo Rizza.

Secondo il legale, il detenuto sarebbe maturato durante i mesi trascorsi in carcere e avrebbe acquisito una piena consapevolezza della gravità del gesto. “Non potendo tornare indietro – ha spiegato – cercherà, nella speranza di essere perdonato, di diventare una persona migliore attraverso il confronto con Davide. In questi mesi il suo pensiero è sempre stato rivolto alla vittima”.

Per la difesa, il percorso rappresenta un’opportunità di autentico recupero sociale, fondata non sull’attenuazione della responsabilità penale, ma sull’assunzione piena delle conseguenze delle proprie azioni.

Che cos’è la giustizia riparativa

Introdotta nel sistema italiano dalla riforma Cartabia del 2022, la giustizia riparativa rappresenta uno dei cambiamenti più significativi degli ultimi anni nel diritto penale.

Il principio di fondo è diverso rispetto al modello tradizionale, centrato esclusivamente sulla sanzione. Accanto alla pena inflitta dallo Stato, viene prevista la possibilità di un percorso volontario nel quale vittima, autore del reato e, quando opportuno, altri soggetti della comunità possono confrontarsi con l’assistenza di mediatori professionisti e imparziali.

L’obiettivo non è sostituire il processo penale né cancellare la condanna, ma affrontare le conseguenze umane, relazionali e sociali generate dal reato, favorendo la responsabilizzazione dell’autore e offrendo alla vittima uno spazio di ascolto e riconoscimento.

Chi può accedere e quali effetti produce

Contrariamente a quanto spesso si ritiene, la giustizia riparativa non è riservata ai soli condannati. La normativa consente infatti di accedere al percorso in qualsiasi fase del procedimento penale e per qualunque tipologia di reato, purché vi sia il consenso libero e informato delle persone coinvolte.

La partecipazione è interamente volontaria e può essere interrotta in qualsiasi momento, senza conseguenze processuali per chi decide di ritirarsi.

Qualora il percorso si concluda positivamente con un accordo riparativo o con una valutazione favorevole del mediatore, il giudice può tenerne conto nelle successive decisioni sull’esecuzione della pena. Gli esiti possono incidere, nei casi previsti dalla legge, sulla concessione di benefici penitenziari, sulla determinazione della pena o sull’accesso ad altri istituti, senza tuttavia comportare automaticamente riduzioni di pena o l’estinzione del reato.

Il valore simbolico del caso

Il caso Chiani-Cavallo assume un rilievo particolare perché mette alla prova uno degli strumenti più innovativi introdotti dalla riforma della giustizia. Da un lato resta una condanna severa per un’aggressione che ha cambiato la vita della vittima; dall’altro emerge la possibilità di costruire un percorso fondato sul confronto e sulla responsabilità, reso possibile dalla scelta di Davide Cavallo di partecipare personalmente al processo riparativo.

Una decisione che non cancella il reato né le sue conseguenze, ma che potrebbe rappresentare un passaggio significativo nel cammino di ricostruzione, personale e sociale, di una vicenda segnata da una violenza estrema.

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