29 Giugno 2026, lunedì
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Guerra sull’intelligenza artificiale: Anthropic accusa Alibaba di “clonare” Claude

Il gruppo americano denuncia il più grande caso di distillazione illecita mai registrato. Il titolo del colosso cinese crolla a Hong Kong, mentre Washington prepara nuove sanzioni tecnologiche

La nuova frontiera dello scontro tra Stati Uniti e Cina passa per l’intelligenza artificiale e, sempre più, per il controllo dei modelli più avanzati. A riaccendere la tensione è lo scontro diretto tra Anthropic e Alibaba: la società americana accusa il gigante cinese di aver “replicato” illegalmente le capacità del suo modello Claude, utilizzando tecniche vietate dai termini d’uso.

L’impatto sui mercati è stato immediato. A Hong Kong, il titolo Alibaba è scivolato fino al 4,9% nella seduta odierna, toccando quota 94,55 dollari di Hong Kong, il livello più basso degli ultimi sedici mesi. Il bilancio da inizio anno è ormai pesante, con una perdita che sfiora il 33%. Segnali negativi erano già arrivati dalla vigilia, quando le azioni quotate a New York avevano chiuso in calo del 3%.

Il caso: milioni di interazioni sospette

Al centro della controversia c’è una lettera datata 10 giugno, anticipata da Bloomberg, che Anthropic ha inviato alla Casa Bianca e ai vertici della commissione bancaria del Senato statunitense. Nel documento, l’azienda denuncia un’operazione sistematica e su larga scala: soggetti collegati al laboratorio Qwen di Alibaba avrebbero utilizzato quasi 25.000 account fraudolenti per generare oltre 28,8 milioni di interazioni con Claude, nel periodo compreso tra il 22 aprile e il 5 giugno.

L’obiettivo, secondo l’accusa, sarebbe stato duplice: aggirare le restrizioni che limitano l’accesso al software in Cina e, soprattutto, acquisire dati sufficienti per replicarne il funzionamento.

Che cos’è la “distillazione” e perché è controversa

La tecnica al centro del caso è nota come “distillazione”. In termini semplici, consiste nell’addestrare un modello più piccolo utilizzando le risposte generate da uno più avanzato, così da riprodurne le capacità a costi inferiori.

Si tratta di una pratica diffusa e, in alcuni contesti, perfettamente legittima. Tuttavia, quando viene impiegata per copiare modelli di frontiera senza autorizzazione, viola esplicitamente le condizioni d’uso e apre un fronte legale e strategico.

Anthropic parla senza mezzi termini di “minaccia sistemica” e invoca una risposta coordinata tra governo e industria: un segnale che il tema non è più solo tecnologico, ma riguarda direttamente la sicurezza economica e nazionale.

Mercati sotto pressione e rischio geopolitico

Alibaba, per ora, non ha commentato le accuse. Ma il contesto si complica ulteriormente: la società ha recentemente avviato un’azione legale contro il Pentagono dopo essere stata inserita nella lista delle “società militari cinesi”, mentre sul titolo pesano anche il taglio del prezzo obiettivo da parte di Daiwa e dati deludenti sul festival commerciale “618”.

La debolezza si estende all’intero comparto tecnologico asiatico, con Baidu e Xiaomi in calo di oltre il 3%, a conferma di un sentiment sempre più fragile.

Washington alza il livello dello scontro

Negli Stati Uniti, intanto, il dossier è già diventato politico. I senatori Bill Hagerty e Andy Kim stanno lavorando a un emendamento che prevede sanzioni per le aziende cinesi che accedono in modo improprio a modelli di intelligenza artificiale sviluppati negli Stati Uniti.

La vicenda Anthropic-Alibaba rischia così di diventare un precedente decisivo. Non solo per il futuro delle big tech, ma per l’equilibrio globale dell’innovazione. Per gli investitori, il messaggio è chiaro: nell’era dell’intelligenza artificiale, il rischio geopolitico non è più una variabile esterna, ma un fattore strutturale che incide direttamente sulle valutazioni di mercato.

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