La Cina ha cancellato 12mila corsi universitari ritenuti obsoleti implementando al loro posto corsi che mettono l’Umano a diretto rapporto con l’IA. I corsi cancellati riguardano invece le attività che saranno sostituite a breve dall’IA stessa.
In Italia sembra di vivere su un altro pianeta: il Ministero dell’Istruzione, quelli della Ricerca e dell’Università sembrano rimasti agli anni di Benedetto Croce senza riuscire minimamente a ridefinire i percorsi didattici e curriculari che saranno necessari non da qui a un secolo ma da oggi a fra cinque anni.
In Cina la disoccupazione giovanile è al 16%: un tasso elevatissimo, cresciuto proprio grazie allo sviluppo dell’IA e della sua graduale sostituzione operativa del lavoro umano.
In Italia la disoccupazione giovanile è meno preoccupante del fenomeno dei NEET, che non studiano e non cercano lavoro: la prospettiva occupazionale definita dalle nuove variabili generate dall’IA è devastante, non preoccupante.
Le imprese esercitano una discreta pressione sul Ministero, tanto che gli ITIS serviranno da serbatoio occupazionale di riserva e di rincalzo (e di lavoro sottopagato) per le imprese industriali, ma anche nel segmento imprenditoriale il gap che si va definendo tra capacità produttiva gestita dall’IA e quella altamente specializzata operata manualmente comincia a farsi rilevante.
Mi pare, in sostanza, che le problematiche generate dall’IA nel settore Occupazione siano state non recepite, non comprese e non adeguatamente valutate.
La rivoluzione in corso è identica, per ampiezza e cambiamento, rispetto alla rivoluzione industriale del XIX° secolo e produrrà effetti dirompenti così come quella produsse la nascita del proletariato industriale, l’inurbazione e l’inquinamento atmosferico.
Allora però c’era gente come Marx che studiava attentamente i processi produttivi e quelli economici che costituivano l’ossatura della rivoluzione industriale a trazione capitalista: oggi di Marx in giro mi pare non se ne vedano, e non intendo parlare di “persone di sinistra” ma di studiosi capaci di entrare nel merito della trasformazione in corso evidenziando le possibili correzioni di rotta e di traiettoria.
La prima Rivoluzione industriale creò il proletariato industriale e la classe media, la rivoluzione dell’IA sta generando un immenso sottoproletariato urbano che accorpa la categoria operaia alla classe media in caduta libera e affianca queste due alla nuova manovalanza a basso prezzo reperibile nelle periferie urbane e nelle contee agrarie.
La prima Rivoluzione industriale generò un Capitalismo diffuso, l’attuale rivoluzione concentra la ricchezza in un Tecnocapitalismo oligarchico.
La prima sviluppò il sistema bancario, l’attuale preme sulla finanza digitale fino a indicare la cittadinanza digitale, ovvero il controllo integrale sulle esistenze dei sudditi consumatori.
Marx fu un gigante perché entrò nel merito del sistema prima di sventolare ipotesi politiche, mentre oggi vedo troppe persone che sventolano ideologie senza entrare nel merito delle questioni che l’introduzione dell’IA pone agli occhi del mondo.
La politica, ma soprattutto il pianeta sindacale, finge di non accorgersi della catastrofe occupazionale in arrivo cercando di rimandare le soluzioni (che non ha) evitando di parlare del problema.
Ma nascondere la polvere sotto al tappeto non serve a un accidente, se non a peggiorare e incancrenire le problematiche.
Alle vista non mi pare di percepire un cambio di rotta nell’Istruzione, un adeguamento dei corsi di laurea alle prossime dinamiche lavorative e produttive. Nè mi pare che l’industria attuale invogli i nostri laureati a rimanere in Italia e farsi assumere per uno stipendio da fame, preferendo l’industria continuare a competere col dumping salariale piuttosto che investire in risorse tecnologicamente funzionali.
Che Paese è mai questo dove si vede lo Tsunami in arrivo e per proteggersi si apre l’ombrello ?
