13 Luglio 2026, lunedì
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Ponte sullo Stretto, ombre sull’iter: inchiesta per corruzione, tra gli indagati un ex vertice della Corte dei conti

Pressioni, informazioni riservate e promesse di incarichi: la Procura di Roma accende i riflettori sul cuore dei controlli pubblici. Il progetto simbolo del governo torna al centro delle polemiche

Non solo un’infrastruttura strategica, ma ormai anche un terreno di scontro giudiziario e politico. Il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina finisce sotto la lente della Procura di Roma, che indaga per corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio su presunti tentativi di condizionare uno snodo cruciale dell’iter: il controllo della Corte dei conti.

Tre le persone iscritte nel registro degli indagati: l’avvocato Giacomo Saccomanno, l’imprenditore Vincenzo Virgiglio e Tommaso Miele, già presidente aggiunto della Corte dei conti. Al centro dell’inchiesta, coordinata dal procuratore capo Francesco Lo Voi, vi sarebbe un sistema di pressioni e scambi di informazioni riservate finalizzato a orientare il giudizio sull’approvazione del progetto definitivo del ponte, affidato alla società Stretto di Messina.

Il sospetto: influenzare i controlli pubblici

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’avvocato e l’imprenditore avrebbero cercato di ottenere un via libera preliminare alla fattibilità dell’opera, facendo leva sui rapporti con il magistrato contabile. In cambio, a Miele sarebbe stato prospettato un sostegno per future nomine o incarichi pubblici dopo il pensionamento.

Un’ipotesi che, se confermata, configurerebbe un tentativo di interferenza diretta su un organo costituzionale chiamato a garantire la legittimità e la sostenibilità economica delle decisioni dello Stato. Non solo: la Procura ritiene che siano stati avviati contatti anche con altri magistrati ritenuti “sensibili” rispetto agli interessi della società concessionaria.

In questo quadro, Miele avrebbe fornito ai suoi interlocutori informazioni riservate sugli orientamenti interni della Corte dei conti, anticipando valutazioni e criticità legate al progetto.

Un passaggio decisivo per l’opera

Il parere della Corte rappresentava un passaggio chiave: dalla sua approvazione dipendeva la pubblicazione del progetto definitivo in Gazzetta Ufficiale, condizione necessaria per l’avvio dei cantieri.

Nell’ottobre 2025, però, la Corte dei conti non aveva dato il via libera, evidenziando criticità tali da indurre il governo a evitare forzature e a riaprire il dossier, rivedendo parte dell’impianto progettuale.

È proprio in questa fase delicata che si inserirebbero, secondo gli investigatori, i tentativi di condizionamento.

Perquisizioni e sequestri

Le indagini hanno già portato a una serie di perquisizioni tra Roma, la provincia di Frosinone e quella di Reggio Calabria. Gli inquirenti hanno sequestrato documenti e dispositivi elettronici, ora al vaglio per ricostruire relazioni, comunicazioni e flussi informativi.

Il profilo di Tommaso Miele

Figura centrale dell’inchiesta è Tommaso Miele, magistrato contabile con quasi quarant’anni di carriera. Nato ad Aquino nel 1956, laureato in giurisprudenza a Firenze, entra nella Corte dei conti nel 1986 dopo un’esperienza nella Polizia di Stato.

Nel corso degli anni ricopre numerosi incarichi, sia nell’ambito del controllo sia in quello giurisdizionale, operando tra Piemonte, Molise e Lazio. Ha presieduto la sezione giurisdizionale del Lazio, affrontando anche dossier delicati, come quello relativo all’acquisto di mascherine durante la pandemia.

Nel febbraio scorso ha concluso la carriera da presidente aggiunto, di fatto il numero due dell’istituzione, dopo aver firmato migliaia di sentenze e ricoperto ruoli di primo piano anche fuori dalla magistratura: dal ministero della Sanità durante il governo Prodi alla Presidenza del Consiglio, fino alla guida del collegio dei revisori di università e al commissariamento della Lega Pro.

Accademico e docente universitario, è stato inoltre presidente dell’associazione dei magistrati della Corte dei conti e protagonista di numerose attività scientifiche e formative.

Le reazioni politiche

L’inchiesta ha immediatamente acceso il dibattito politico. Angelo Bonelli, leader di Alleanza Verdi-Sinistra, ha parlato di «fatti di gravità inaudita», mentre dal Partito Democratico arrivano critiche dirette al governo.

Anthony Barbagallo, capogruppo PD in Commissione Trasporti alla Camera, punta il dito contro il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, accusandolo di aver trasformato il Ponte sullo Stretto in una «bandiera ideologica», più che in un progetto infrastrutturale condiviso e trasparente.

Dal canto suo, la società Stretto di Messina si dichiara estranea ai fatti e assicura piena collaborazione con la magistratura.

Un progetto simbolo tra politica e giustizia

Il Ponte sullo Stretto, da decenni al centro del dibattito nazionale, torna così a essere non solo un’opera strategica ma anche un banco di prova per la tenuta delle istituzioni e dei meccanismi di controllo.

Mentre la politica si divide e la magistratura approfondisce, resta sullo sfondo una domanda cruciale: se e come un progetto da miliardi di euro possa procedere in un clima di piena trasparenza e legalità.

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