Il confronto tra Stati Uniti e Iran torna a salire di intensità, trascinando l’intero scacchiere mediorientale in una nuova fase di instabilità. Nelle ultime ore si è consumata una pericolosa sequenza di azioni e reazioni militari: da un lato l’abbattimento, rivendicato dai pasdaran, di un elicottero Apache statunitense; dall’altro la pronta risposta di Washington, che ha ordinato raid mirati contro obiettivi iraniani nel sud del Paese.
L’amministrazione americana, in linea con la linea già tracciata dal presidente Donald Trump, ha definito l’operazione una misura di “autodifesa”, richiamando la stessa giustificazione utilizzata nei recenti attacchi nella regione. Una narrazione che Teheran respinge con fermezza, denunciando invece una violazione della propria sovranità territoriale.
La replica iraniana non si è fatta attendere. Una salva di missili è stata lanciata contro installazioni militari statunitensi nell’area mediorientale. Al momento non si registrano vittime né danni rilevanti, ma il clima resta altamente volatile. I pasdaran hanno inoltre sostenuto di aver distrutto alcuni caccia F-35 in Giordania, affermazione che non ha trovato conferme indipendenti.
Nel mezzo di questo braccio di ferro militare, si inseriscono le preoccupazioni della comunità internazionale. Mosca, attraverso la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova, ha auspicato un ritorno “il prima possibile” al dialogo politico e diplomatico, sottolineando la necessità di evitare una deriva incontrollabile del conflitto.
Sul fronte israeliano, invece, prevale una linea di fermezza. Il ministro del Patrimonio Amichai Eliyahu, in un’intervista al quotidiano Ynet, ha lanciato un messaggio diretto a Washington: “Se gli Stati Uniti hanno deciso di colpire duramente l’Iran, devono portare a termine il lavoro”. Parallelamente, ha ribadito che le operazioni militari in Libano contro Hezbollah proseguono con determinazione: “Li stiamo spezzando”, ha dichiarato.
Da Teheran, la risposta diplomatica si accompagna a un linguaggio sempre più assertivo. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha rivendicato il “diritto intrinseco all’autodifesa”, condannando i raid americani come una palese violazione dell’integrità territoriale iraniana. Le dichiarazioni, secondo l’agenzia Mehr, sono state ribadite in colloqui telefonici con i ministri degli Esteri di Turchia e Arabia Saudita.
Non meno significativo il messaggio politico rivolto ai Paesi della regione. In una nota ufficiale, il ministero degli Esteri iraniano ha invitato gli Stati, in particolare quelli affacciati sul Golfo Persico, a cessare ogni forma di supporto agli Stati Uniti e a Israele. Secondo Teheran, tali Paesi contribuirebbero attivamente alla pianificazione e al sostegno logistico delle operazioni militari considerate “criminali”.
Il rischio, ora, è quello di una spirale di escalation difficilmente controllabile, in cui ogni azione militare alimenta la successiva. Mentre le cancellerie internazionali invocano prudenza, sul terreno si moltiplicano segnali di un confronto sempre più diretto e sempre meno mediabile.
