Sono 42 i Comuni italiani chiamati a tornare alle urne per il turno di ballottaggio delle elezioni amministrative 2026, dopo che la prima tornata del 24 e 25 maggio non ha consegnato un vincitore. Tra questi, sei capoluoghi di provincia — Agrigento, Arezzo, Chieti, Lecco, Macerata e Trani — rappresentano il vero banco di prova politico di questa seconda fase elettorale, con equilibri ancora in bilico e alleanze decisive da costruire.
Si vota domenica 7 giugno dalle 7 alle 23 e lunedì 8 giugno dalle 7 alle 15. Una sfida che, più che mai, si giocherà sulla capacità dei candidati di intercettare i voti rimasti “orfani” dopo il primo turno, in particolare quelli delle liste civiche e delle forze centriste.
Agrigento: ago della bilancia il voto moderato
Ad Agrigento la corsa è tra Michele Sodano, candidato del centrosinistra fermo al 39,1%, e Dino Alonge, sostenuto da una coalizione di centrodestra allargata (Forza Italia, Fratelli d’Italia, Udc e autonomisti), che ha ottenuto il 34,7%. Determinanti saranno i consensi raccolti al primo turno da Luigi Gentile (14%), sostenuto da Lega e Democrazia Cristiana, vero serbatoio di voti in grado di orientare il risultato finale.
Arezzo: partita aperta sul fronte centrista
Scenario simile ad Arezzo, dove il candidato del centrodestra Marcello Comanducci parte in vantaggio con il 43,8%, inseguito da Vincenzo Ceccarelli del centrosinistra (32,3%). Ma il vero nodo è rappresentato dal bacino elettorale di Marco Donati, espressione civica sostenuta anche da Azione, che al primo turno ha sfiorato il 20,5%. La direzione di questi voti potrebbe ribaltare gli equilibri.
Chieti: centrodestra compatto al secondo turno
A Chieti il centrosinistra, con Giovanni Legnini al 47,2%, sembrava a un passo dalla vittoria già al primo turno. Ma la partita si è riaperta grazie alla ricomposizione del centrodestra attorno a Cristiano Sicari (27,47%). Dopo la divisione iniziale, le forze politiche hanno trovato un’intesa: decisivo l’apparentamento con le liste di Mario Colantonio (16,64%) e il sostegno delle formazioni centriste vicine ad Alessandro Carbone (4,76%). Una convergenza che potrebbe riequilibrare il confronto.
Lecco: sfida tra continuità e cambio di passo
A Lecco il ballottaggio vede contrapposti il sindaco uscente Mauro Gattinoni (centrosinistra), fermo al 42,53%, e lo sfidante del centrodestra Filippo Boscagli, in vantaggio con il 48,65%. I voti delle liste minori, in particolare quelli del candidato civico arrivato terzo (5,19%) e del Patto per il Nord (1,74%), restano senza indicazioni vincolanti, lasciando agli elettori piena libertà di scelta.
Macerata: equilibrio sul filo di lana
A Macerata il centrodestra ha sfiorato la vittoria al primo turno con il sindaco uscente Sandro Parcaroli, fermatosi al 49,96%. Ora dovrà vedersela con Gianluca Tittarelli (centrosinistra), che ha raccolto il 41,95% e ha lavorato intensamente sulle alleanze. Decisivo l’accordo con Marco Sigona (3,48%), candidato della lista Officina delle Idee, e l’attenzione rivolta all’elettorato cattolico.
Trani: decisivo il voto civico
A Trani, dopo due mandati a guida Partito Democratico, il confronto è tra Marco Galiano (40,69%), sostenuto dal Pd ma senza l’appoggio del Movimento 5 Stelle, e Angelo Guarriello (30,32%) per il centrodestra. Anche qui l’esito dipenderà in larga misura dal comportamento degli elettori di Giacomo Marinaro, candidato civico che al primo turno ha raccolto il 21,5%.
Come si vota e cosa cambia
Per votare è necessario presentarsi al seggio con un documento di identità valido e la tessera elettorale. In caso di smarrimento o esaurimento degli spazi disponibili, è possibile richiederne una nuova presso gli uffici comunali, aperti per tutta la durata delle operazioni di voto.
Rispetto al primo turno, cambia una regola fondamentale: non è ammesso il voto disgiunto. L’elettore può tracciare una “X” sul nome del candidato sindaco oppure su una delle liste a lui collegate; in entrambi i casi, il voto viene attribuito al candidato prescelto.
Cos’è il ballottaggio
Il ballottaggio è previsto nei Comuni con più di 15mila abitanti quando nessun candidato supera al primo turno la soglia del 50% più uno dei voti validi. In questo caso accedono al secondo turno i due candidati più votati, e sarà la sfida diretta tra loro a determinare il nuovo sindaco.
Una partita che, anche questa volta, si giocherà tutta sugli equilibri politici locali, sulle alleanze dell’ultima ora e sulla capacità di convincere quell’elettorato mobile che, più di ogni altro, può decidere il destino delle città.
