1 Giugno 2026, lunedì
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Addio a Gianni Mattioli, pioniere dell’ambientalismo italiano e ministro della Repubblica

Fisico, accademico e protagonista delle battaglie antinucleari, aveva 86 anni. Fu tra i fondatori dei Verdi e figura chiave nella politica ambientale italiana

Si è spento a 86 anni Gianni Mattioli, tra i padri fondatori dell’ambientalismo italiano, protagonista di una stagione politica che ha segnato profondamente il rapporto tra istituzioni, scienza e tutela del territorio. Era ricoverato in una clinica di Grottaferrata, alle porte di Roma.

Nato a Genova il 29 gennaio 1940, Mattioli aveva costruito il suo percorso pubblico su una solida formazione scientifica: laureato in Fisica nel 1964 all’Università “La Sapienza” di Roma, dove avrebbe poi insegnato, seppe trasferire nel dibattito politico il rigore dell’analisi scientifica, diventando uno dei riferimenti più autorevoli dell’ecologismo italiano.

La sua carriera parlamentare iniziò nel 1987 con la Federazione dei Verdi, in un momento in cui le istanze ambientaliste si affacciavano con forza nel panorama politico nazionale. Da allora fu eletto più volte alla Camera dei deputati, mantenendo il seggio fino al 2001. Nel 1996 venne rieletto nelle liste dell’Ulivo, contribuendo all’integrazione delle tematiche ambientali all’interno delle coalizioni di centrosinistra.

Nel corso della sua esperienza di governo, Mattioli ricoprì incarichi di rilievo: fu sottosegretario ai Lavori pubblici tra il 1996 e il 2000 nei governi guidati da Romano Prodi e Massimo D’Alema, per poi assumere il ruolo di ministro senza portafoglio per le Politiche comunitarie nel governo Amato, dal 2000 al 2001. In questi incarichi portò avanti una visione dello sviluppo sostenibile fondata su innovazione energetica, pianificazione responsabile e integrazione delle politiche europee.

Il suo nome resta legato in modo indissolubile alle battaglie antinucleari che segnarono un passaggio decisivo nella storia recente del Paese. Insieme ad altri esponenti del mondo scientifico e politico, tra cui Massimo Scalia, fu tra gli artefici di un movimento che contribuì a orientare le scelte energetiche italiane, ponendo al centro sicurezza, sostenibilità e partecipazione democratica.

A ricordarlo, tra i primi, Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde: «Con profondo dolore apprendo della scomparsa di Gianni Mattioli. Se ne va uno dei protagonisti più autorevoli dell’ambientalismo italiano, capace di coniugare rigore scientifico, impegno civile e passione politica». Bonelli ha sottolineato come Mattioli sia stato «un punto di riferimento dell’ambientalismo scientifico», capace di dedicare la propria vita «alla difesa dell’ambiente, alla ricerca di modelli energetici sostenibili e alla costruzione di una cultura ecologista fondata sulla responsabilità verso le future generazioni».

La sua scomparsa lascia un vuoto significativo non solo nel movimento ecologista, ma più in generale nella politica italiana, che in lui aveva trovato una figura capace di tenere insieme competenza, visione e impegno civile. Un intellettuale prestato alle istituzioni, che ha contribuito a rendere l’ambiente una questione centrale nel dibattito pubblico nazionale.

Con Gianni Mattioli se ne va una voce lucida e rigorosa, tra le prime ad aver compreso come la sfida ecologica non fosse un tema settoriale, ma una questione strutturale per il futuro del Paese.

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