15 Agosto 2026, sabato
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Diplomazia in bilico tra smentite e aperture: emissari di Trump in Pakistan per sondare Teheran

Witkoff e Kushner a Islamabad per un possibile contatto con il ministro iraniano Araghchi. Ma Teheran frena: “Nessun incontro diretto con gli Stati Uniti”. Intanto riapre l’aeroporto internazionale della capitale iraniana

Nel pieno di un Medio Oriente attraversato da tensioni persistenti e scenari in continua evoluzione, la diplomazia internazionale torna a muoversi lungo direttrici informali e canali paralleli. L’ultima iniziativa porta la firma di Donald Trump, che ha inviato due suoi fidati emissari, Steve Witkoff e Jared Kushner, in Pakistan con l’obiettivo dichiarato di riaprire un dialogo – diretto o mediato – con l’Iran.

La presenza dei due uomini a Islamabad è stata confermata dalla Casa Bianca. Secondo quanto riferito dalla portavoce Karoline Leavitt, la missione punta a favorire un confronto con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, sfruttando la mediazione pakistana. “Gli iraniani hanno risposto all’appello del presidente Trump chiedendo un faccia a faccia”, ha dichiarato Leavitt in un’intervista a Fox News, sottolineando il ruolo di Islamabad come interlocutore “incredibilmente amico” nel processo negoziale. L’auspicio, ha aggiunto, è quello di avvicinarsi a un’intesa attraverso un confronto “produttivo”.

Tuttavia, la dinamica dei contatti resta tutt’altro che lineare. Fonti pachistane, citate dal sito Axios, parlano di un viaggio di Araghchi incentrato proprio sul rilancio dei negoziati con l’amministrazione Trump. Un eventuale incontro trilaterale con gli Stati Uniti, precisano, verrebbe valutato solo successivamente ai colloqui preliminari con le autorità di Islamabad.

Il calendario, però, è ancora incerto. Il capo della diplomazia iraniana sarebbe atteso nei prossimi giorni prima a Muscat, in Oman, e poi a Mosca, in Russia, lasciando indefinita la finestra temporale per un possibile confronto con gli inviati statunitensi. Secondo alcune indiscrezioni, un primo contatto potrebbe avvenire già lunedì, dopo una serie di incontri separati tra Kushner, Witkoff e i mediatori pakistani.

A complicare ulteriormente il quadro interviene la smentita ufficiale di Teheran. Il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baqaei, ha negato in modo netto l’ipotesi di un incontro diretto tra Iran e Stati Uniti, raffreddando le aspettative alimentate dalle dichiarazioni americane. Una distanza narrativa che riflette, ancora una volta, la fragilità e l’ambiguità dei canali diplomatici tra i due Paesi.

Sul terreno, intanto, si registrano segnali di parziale normalizzazione. L’aeroporto internazionale Imam Khomeini di Teheran ha ripreso le operazioni sui voli internazionali. I primi passeggeri sono stati imbarcati verso destinazioni come Medina, Muscat e Istanbul, secondo quanto riportato da media locali, tra cui l’agenzia Tasnim, vicina ai Pasdaran.

Tra aperture tattiche e smentite ufficiali, il tentativo di riannodare i fili del dialogo tra Washington e Teheran resta dunque sospeso su un equilibrio precario, dove ogni mossa è accompagnata da prudenza, calcolo politico e, soprattutto, reciproca diffidenza.

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