Il pericolo non è immediato, ma è concreto, diffuso e potenzialmente imprevedibile. A delinearlo è il ministro della Difesa Guido Crosetto, che accende i riflettori su una minaccia meno visibile ma non per questo meno insidiosa: quella delle cellule dormienti legate all’Iran.
Intervenendo ai microfoni di RTL 102.5, Crosetto ha chiarito che al momento “attacchi diretti all’Italia da parte dell’Iran non sono presi in considerazione”, ma ha spostato l’attenzione su un rischio più ampio e sfuggente: il terrorismo. Secondo il ministro, nel mondo esisterebbero “centinaia di cellule dormienti iraniane”, composte da individui pronti ad essere attivati “in qualunque momento per un atto terroristico”. Una rete latente, radicata da anni e distribuita su scala globale, capace di trasformarsi rapidamente da presenza invisibile a minaccia operativa.
Parole che si inseriscono in un quadro internazionale già fortemente instabile, segnato da una crescente tensione tra Teheran e diversi attori regionali. Sul fronte diplomatico, l’Unione europea ha espresso una condanna netta nei confronti delle recenti azioni iraniane nel Golfo, definite “ingiustificabili”.
A ribadirlo è stato il rappresentante speciale dell’Ue per la regione, Luigi Di Maio, in un’intervista ad Arab News. L’ex ministro degli Esteri ha sottolineato come la campagna militare iraniana abbia conosciuto una significativa escalation nelle ultime settimane, arrivando a colpire non solo obiettivi militari ma anche infrastrutture civili e popolazione.
Di fronte a questo scenario, Bruxelles si dice pronta a rafforzare il proprio sostegno ai Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo, anche sul piano della sicurezza e della difesa. Un impegno che, ha precisato Di Maio, si fonda anche sul principio sancito dall’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, relativo al diritto all’autodifesa.
La visita del rappresentante europeo in Arabia Saudita assume così un duplice valore: da un lato un gesto politico di solidarietà verso un alleato sotto pressione, dall’altro un passaggio strategico per consolidare il coordinamento con i partner regionali. Sul tavolo, oltre alla cooperazione in materia di intelligence, anche lo sviluppo di tecnologie di difesa e il contrasto alle minacce emergenti, come l’uso dei droni in ambito militare.
Il messaggio che arriva da Bruxelles è chiaro: la sicurezza del Golfo non è più una questione circoscritta al Medio Oriente, ma riguarda direttamente anche l’Europa. Energia, commercio, trasporti e sicurezza alimentare rendono ormai le due aree profondamente interconnesse.
In questo scenario, l’allarme lanciato da Crosetto si intreccia con la strategia europea: da un lato la prevenzione di attacchi asimmetrici e difficilmente prevedibili, dall’altro il rafforzamento delle alleanze internazionali per contenere una crisi che rischia di estendersi ben oltre i confini regionali. Una partita complessa, giocata su più livelli, in cui la linea tra sicurezza interna e dinamiche geopolitiche globali appare sempre più sottile.
