È arrivata nelle scorse ore la conferma ufficiale che ha posto fine, almeno temporaneamente, a una vicenda carica di tensione e preoccupazione: Nessy Guerra è stata rilasciata in Egitto insieme alla figlia. A darne notizia è stato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha affidato a un messaggio sui social il commento istituzionale: la donna “è stata rilasciata e ha già fatto rientro a casa sua insieme alla figlia”, con un ringraziamento esplicito alla diplomazia italiana al Cairo e alle autorità egiziane per la collaborazione.
Ma dietro il sollievo resta una situazione tutt’altro che risolta. Il caso continua infatti a essere seguito ai massimi livelli dal governo italiano, impegnato in un delicato lavoro diplomatico per garantire la sicurezza della cittadina e della bambina e per ottenere, nel più breve tempo possibile, il loro rientro in Italia.
Il nodo centrale della vicenda è quello dell’affidamento della minore, al centro di una lunga e complessa disputa legale tra gli ex coniugi. Una questione che si intreccia con profili giudiziari e accuse pesanti nei confronti dell’ex marito, Tamer Hamouda, già condannato in Italia per diversi reati e recentemente arrestato in Egitto nell’ambito di un procedimento legato a presunte minacce al console italiano a Hurghada. Un arresto seguito però dal rilascio su cauzione, elemento che ha contribuito ad accrescere il clima di incertezza.
A rendere ancora più delicata la situazione sono state le ore precedenti al rilascio, segnate da un episodio che ha sollevato forti interrogativi. Secondo quanto riferito dall’avvocata Agata Armanetti, legale di Guerra, la donna sarebbe stata prelevata in piena notte, intorno alle 3, insieme alla figlia, su disposizione della procura egiziana. L’obiettivo: consentire al padre di vedere la bambina.
Una decisione che la difesa ha immediatamente contestato, sottolineando l’assenza di una sentenza che stabilisca l’affidamento, la custodia o anche solo il diritto di visita. “Temiamo che sia un escamotage per arrestare Nessy e mandarla in carcere”, aveva dichiarato la legale, descrivendo una scena carica di tensione e incertezza: la donna in attesa, in una stanza, mentre si preparava l’arrivo dell’ex marito.
Parole dure, che chiamano in causa non solo il caso specifico ma anche il rispetto delle tutele internazionali per le vittime di violenza. “Mi chiedo come sia possibile permettere a un pluripregiudicato di vedere la figlia in queste condizioni e trattare così una donna che si dichiara vittima di violenza”, ha aggiunto Armanetti, evocando la Convenzione di Istanbul e interrogandosi sui limiti della sua applicazione in contesti complessi come quello egiziano.
Il rilascio di Nessy Guerra segna dunque un passaggio importante, ma non definitivo. La vicenda resta aperta su più fronti: giudiziario, diplomatico e umano. E mentre Roma continua a lavorare per il rientro in Italia della donna e della bambina, resta sospesa la questione più delicata: quella di una tutela piena e duratura dei loro diritti.
