2 Luglio 2026, giovedì
HomeItaliaCronacaCarceri toscane, due morti in pochi giorni: indagini su Prato, polemiche su...

Carceri toscane, due morti in pochi giorni: indagini su Prato, polemiche su Sollicciano

Dal giovane detenuto che denunciava violenze all’anziano malato entrato in cella dopo un ictus: il sistema penitenziario sotto accusa

Due morti in pochi giorni, due storie diverse ma accomunate da un interrogativo sempre più urgente: cosa sta accadendo nelle carceri toscane? Tra Prato e Firenze si riaccendono i riflettori su un sistema penitenziario già segnato da criticità strutturali, carenze sanitarie e tensioni crescenti.

Il caso più recente arriva dalla casa circondariale della Dogaia di Prato, dove all’alba è stato trovato senza vita Dennis Antonio Rodriguez Matute, 26 anni, originario dell’Honduras. Il giovane era detenuto per l’aggressione a coltellate di un cameriere in piazza Mercatale, ma la sua posizione giudiziaria si intreccia ora con un nuovo filone d’indagine: quello legato alle presunte violenze subite durante l’arresto.

A dare l’allarme sono stati i compagni di cella, che lo hanno trovato privo di sensi. L’intervento dei sanitari del 118 si è rivelato inutile. La procura di Prato ha aperto un fascicolo ipotizzando il reato di morte come conseguenza di altro reato e ha disposto l’autopsia, passaggio decisivo per chiarire le cause del decesso e ricostruire le ultime ore di vita del detenuto.

Rodriguez Matute, infatti, avrebbe dovuto essere ascoltato a breve dai magistrati proprio in relazione alla denuncia presentata dopo il fermo. Ai medici aveva raccontato di aver riportato una frattura alla mandibola durante le fasi dell’arresto, circostanza che aveva fatto scattare accertamenti. Un elemento che ora assume un peso ancora maggiore nel quadro investigativo.

Il suo legale, l’avvocato Simone Valenti, lo aveva incontrato pochi giorni prima della morte: “Mi disse di aver avuto un malore quella mattina, ma di sentirsi bene. Escludeva l’uso di sostanze stupefacenti in carcere”. Il giovane aveva anche accennato a un presunto problema pregresso, parlando di un “grumo di sangue in testa”, dettaglio che potrebbe rivelarsi significativo.

Al momento, nessuna ipotesi è esclusa. Le prime indicazioni parlano di un possibile arresto cardiaco, ma gli inquirenti stanno verificando anche l’eventuale assunzione di sostanze. Un aspetto che si inserisce in un contesto già critico: la stessa procura ricorda come la Dogaia sia da tempo oggetto di un’intensa attività investigativa per traffici illeciti interni. Negli ultimi mesi sono stati sequestrati decine di telefoni cellulari e ingenti quantitativi di droga — oltre 800 grammi di hashish e più di 90 di cocaina — introdotti con modalità diverse. Resta però da capire se e in che misura questo scenario sia collegato alla morte del 26enne.

A poche decine di chilometri, un’altra morte alimenta polemiche e interrogativi. A Firenze, un uomo di 75 anni è deceduto all’ospedale di Torregalli dopo appena una settimana di detenzione nel carcere di Sollicciano. Era stato incarcerato per scontare una condanna a quattro anni, ma le sue condizioni di salute apparivano fin da subito incompatibili con il regime detentivo.

Colpito da un ictus che gli aveva compromesso la parte sinistra del corpo, l’anziano mostrava segni evidenti di grave fragilità. A raccontarlo è un volontario dell’associazione Pantagruel, che lo aveva incontrato pochi giorni dopo l’ingresso in carcere: “Aveva il braccio sinistro immobilizzato e arti inferiori violacei. Era sovrappeso, in evidente difficoltà. Era chiaro che non fosse in condizioni di affrontare la detenzione”. Nel giro di pochi giorni la situazione è precipitata: l’uomo non riusciva più ad alzarsi dal letto, quindi il trasferimento in ospedale e infine il decesso.

Una vicenda che solleva interrogativi pesanti sulla valutazione sanitaria all’ingresso in carcere e sulla gestione dei detenuti fragili. L’uomo viveva solo, in un alloggio del Comune di Fiesole, ed era conosciuto nel territorio di Compiobbi per il suo rapporto con il volontariato.

Di fronte a questa doppia tragedia, il garante toscano dei detenuti Giuseppe Fanfani parla senza mezzi termini di “deriva inaccettabile”. “Quella a cui assistiamo è una striscia di morti che rappresenta il frutto avvelenato di una concezione del carcere come luogo di mera segregazione e abbandono”, denuncia. Il richiamo è diretto all’articolo 27 della Costituzione, che impone allo Stato di garantire trattamenti rispettosi della dignità umana e orientati alla rieducazione. “Quando una persona viene privata della libertà — prosegue Fanfani — lo Stato assume un obbligo assoluto di tutela. Oggi, invece, vediamo un sistema inefficiente, sordo, vicino al collasso”.

Nel frattempo, la Regione prova a intervenire. Il 2 luglio è previsto un sopralluogo dell’assessore alla sanità Monia Monni nel carcere di Sollicciano, accompagnata dal direttore generale dell’Asl Toscana Centro, Valerio Mari. Un’ispezione che arriva in un contesto già critico: alcune sezioni del penitenziario sono state recentemente poste sotto sequestro per carenze strutturali e sanitarie.

Le due morti, pur diverse nelle dinamiche, riportano al centro un nodo irrisolto: quello di un sistema penitenziario che fatica a garantire sicurezza, legalità e assistenza sanitaria. E che, sempre più spesso, si trova a fare i conti con il suo fallimento più grave: quello di non riuscire a proteggere le vite affidate alla sua custodia.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti