2 Luglio 2026, giovedì
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Orbán alza il veto: “Senza il nostro petrolio, niente sostegno a Kiev”

Il premier ungherese lega ogni decisione europea sull’Ucraina allo sblocco delle forniture energetiche: “Questione esistenziale, non politica”

Bruxelles – Un ultimatum netto, scandito senza margini di ambiguità. All’arrivo al vertice europeo, il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha ribadito la linea dura di Budapest: nessun via libera a decisioni favorevoli all’Ucraina finché non verrà risolta la disputa sul petrolio che, secondo il governo ungherese, Kiev starebbe di fatto bloccando.

“Siamo pronti a sostenere l’Ucraina quando avremo di nuovo il nostro petrolio”, ha dichiarato il leader magiaro, trasformando una questione energetica in un vero e proprio nodo politico europeo. “Fino ad allora – ha aggiunto – nessuna decisione a favore dell’Ucraina sarà appoggiata dall’Ungheria”.

Parole che pesano come un macigno nel delicato equilibrio dell’Unione, già messo alla prova dal protrarsi della guerra e dalle tensioni sulle forniture energetiche. Orbán, però, respinge qualsiasi interpretazione ideologica del suo atteggiamento e insiste su un punto: non si tratta di politica, ma di sopravvivenza economica.

“Stiamo aspettando il petrolio. Tutto il resto è solo una favola. Noi crediamo ai fatti”, ha incalzato, sottolineando come la questione abbia un carattere “esistenziale” per il suo Paese. Il premier ha poi chiarito le conseguenze di un eventuale protrarsi dello stallo: senza quelle forniture, o anche solo con quantitativi ridotti, il sistema produttivo ungherese rischierebbe il collasso.

“Senza quel petrolio, le aziende ungheresi fallirebbero. Non è una questione politica”, ha ribadito, rivolgendosi indirettamente al presidente ucraino Volodymyr Zelensky: “Dovrebbe capire che così non va bene”.

Dietro lo scontro si intravede l’ennesima frattura all’interno dell’Unione Europea, dove l’Ungheria continua a giocare un ruolo di freno su diverse iniziative di sostegno a Kiev. Una posizione che, se da un lato riflette le specificità energetiche del Paese, dall’altro rischia di complicare ulteriormente la già fragile unità europea di fronte al conflitto.

Il messaggio di Orbán, in ogni caso, è chiaro: senza garanzie concrete sul fronte energetico, Budapest è pronta a usare il proprio potere di veto. E a trasformare il petrolio in leva negoziale decisiva nei rapporti tra Europa e Ucraina.

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