16 Agosto 2026, domenica
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Hormuz, lo stretto che nutre il mondo: il blocco dei fertilizzanti accende l’allarme carestie

Dalla guerra in Iran alla crisi globale dell’agricoltura: l’Europa avverte, Asia e Africa le più esposte. Prezzi in impennata e forniture a rischio nel momento cruciale delle semine

Lo spettro di una crisi alimentare globale prende forma lungo poche decine di chilometri di mare. È lo Stretto di Hormuz, snodo vitale del commercio mondiale, oggi al centro delle tensioni legate alla guerra in Iran. Da qui passa una quota decisiva dei fertilizzanti destinati ai campi di mezzo pianeta, e il suo possibile blocco sta già producendo effetti a catena.

A lanciare l’allarme è stata l’Alta rappresentante dell’Unione europea per la politica estera, Kaja Kallas: “La maggior parte dei fertilizzanti passa attraverso lo Stretto di Hormuz. Se non li avremo quest’anno, il prossimo rischiamo una carestia”. Un monito netto, che individua le aree più vulnerabili: Asia e Africa, ma con ripercussioni che potrebbero estendersi ben oltre.

Il collo di bottiglia dell’agricoltura globale

Il momento è particolarmente delicato. In molte regioni del mondo la semina primaverile è già iniziata, e la domanda di fertilizzanti è al suo picco stagionale. Proprio ora, però, il traffico attraverso Hormuz rallenta drasticamente, dopo che Teheran ha minacciato di colpire le navi straniere in transito.

I numeri chiariscono la portata del problema: circa un terzo del commercio marittimo globale di fertilizzanti – pari a 16 milioni di tonnellate – attraversa questo passaggio strategico. Non si tratta solo di quantità, ma anche di qualità: dal Golfo Persico arrivano elementi fondamentali per l’agricoltura moderna come urea, ammoniaca, fosfati e zolfo, indispensabili per colture chiave quali grano, mais e riso.

In particolare, lo zolfo è essenziale per la produzione di acido solforico e fertilizzanti fosfatici, pilastri della resa agricola contemporanea. A ciò si aggiunge il flusso di gas naturale liquefatto, materia prima cruciale per la sintesi dei concimi: un ulteriore anello della catena che rischia di spezzarsi.

I Paesi più esposti

L’impatto potenziale è già stato mappato dall’UNCTAD, che ha analizzato la dipendenza dei Paesi dalle importazioni di fertilizzanti provenienti dal Golfo Persico.

In cima alla lista c’è il Sudan, che importa da quell’area il 54% dei propri concimi. Un dato allarmante, soprattutto alla luce della crisi già in corso: secondo il World Food Programme e l’UNICEF, oltre 24,6 milioni di sudanesi vivono in condizioni di insicurezza alimentare acuta.

Seguono lo Sri Lanka (36%) e l’Australia (32%). La presenza di un Paese sviluppato tra i più esposti dimostra come la vulnerabilità non sia limitata alle economie fragili, ma possa colpire l’intero sistema globale.

In Africa, Tanzania (31%) e Somalia (30%) mostrano livelli di dipendenza altrettanto critici. In Tanzania, un quinto delle famiglie non ha accesso sufficiente al cibo e oltre la metà non può permettersi una dieta adeguata; quasi un terzo dei bambini soffre di malnutrizione. In Somalia, la situazione è ancora più drammatica: siccità e conflitti stanno già spingendo il Paese verso una crisi definita “catastrofica” dal Programma alimentare mondiale.

La lista prosegue con Pakistan e Thailandia (27%), Kenya e Nuova Zelanda (26%) e Mozambico (22%), dove la fragilità economica amplifica gli effetti di qualsiasi shock sui prezzi o sulle forniture.

Prezzi in corsa e tensioni nei mercati

Le ripercussioni non si limitano ai Paesi più vulnerabili. Anche in Europa cresce la preoccupazione tra gli operatori agricoli. La Confagricoltura segnala un rapido aumento dei prezzi e difficoltà di approvvigionamento.

Dall’inizio della crisi, il costo dell’urea è passato da 55 a 75 euro al quintale. Un balzo significativo per un prodotto che può incidere fino al 90% sui costi di produzione agricola. Non mancano episodi di indisponibilità sul mercato, spesso legati – secondo gli operatori – a dinamiche speculative più che a una reale scarsità immediata.

Il presidente della Copagri, Tommaso Battista, sottolinea la gravità del momento: la coincidenza tra tensioni geopolitiche e picco stagionale della domanda rischia di mettere in ginocchio molte aziende agricole.

Una crisi che somma le crisi

Il nodo dei fertilizzanti si inserisce in un contesto già estremamente fragile. Instabilità internazionale, guerre commerciali, cambiamenti climatici e diffusione di fitopatie stanno erodendo la resilienza del sistema agricolo globale.

Il rischio, ora, è che il blocco di un singolo snodo strategico trasformi tensioni latenti in una crisi sistemica. Perché se è vero che i fertilizzanti sono invisibili agli occhi del consumatore, è altrettanto vero che senza di essi la produzione agricola moderna non può reggere.

E se oggi si fermano le navi nello Stretto di Hormuz, domani potrebbero fermarsi i raccolti. Con conseguenze che, come avverte Bruxelles, il mondo intero non può permettersi.

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