15 Agosto 2026, sabato
HomeMondoCronaca nel MondoPetroliera Usa in fiamme nel Golfo Persico, rivendicazione dei Pasdaran

Petroliera Usa in fiamme nel Golfo Persico, rivendicazione dei Pasdaran

Teheran annuncia l’attacco nelle acque settentrionali del Golfo. A Roma la maggioranza prepara una risoluzione: sostegno agli Stati Ue contro missili e droni iraniani, vigilanza sulle forniture energetiche

Il Golfo Persico torna a bruciare. Una petroliera statunitense sarebbe stata colpita e incendiata nelle acque settentrionali del bacino, in un’azione rivendicata direttamente dai Pasdaran, il corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica iraniana.

«La petroliera è stata colpita questa mattina nel nord del Golfo dalle forze navali dei Guardiani della Rivoluzione ed è in fiamme», si legge nel comunicato diffuso da Teheran. Poche righe, asciutte e assertive, che certificano un salto di tensione in una delle aree più strategiche e sensibili del pianeta, snodo cruciale per il traffico energetico globale.

Un segnale politico oltre che militare

L’attacco – se confermato nei dettagli operativi e nelle responsabilità – assume un valore che va oltre l’episodio bellico. Il Golfo Persico è da sempre un barometro delle crisi mediorientali: ogni detonazione, ogni nave colpita, ogni drone abbattuto si riflette immediatamente sui mercati, sulle rotte commerciali e sugli equilibri geopolitici.

La rivendicazione dei Pasdaran appare come un messaggio diretto a Washington e ai suoi alleati regionali, nel contesto di un’escalation che nelle ultime settimane ha visto moltiplicarsi lanci missilistici e attacchi con droni, anche verso Paesi non direttamente coinvolti nelle operazioni militari in corso.

Il rischio evocato da più capitali occidentali è quello di un “allagamento regionale” del conflitto: un’espansione progressiva che, per effetto domino, coinvolga nuovi attori e trasformi tensioni circoscritte in una crisi su vasta scala.

L’Italia e la risposta europea

Sul piano politico, la crisi irrompe nel dibattito parlamentare italiano. Alla Camera è in via di definizione una bozza di risoluzione della maggioranza, collegata alle comunicazioni del vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, e del ministro della Difesa, Guido Crosetto, dopo le richieste di sostegno provenienti dai Paesi del Golfo.

Il testo impegna il governo a «partecipare con assetti nazionali allo sforzo comune in ambito Unione europea» per sostenere, su richiesta, gli Stati membri dell’Ue nella difesa del proprio territorio da eventuali attacchi missilistici o con droni di matrice iraniana.

Un passaggio che, pur senza evocare esplicitamente scenari operativi, delinea la disponibilità italiana a concorrere a un sistema di protezione integrato europeo, nel quadro delle alleanze esistenti e degli impegni internazionali.

Altro punto centrale della risoluzione riguarda l’utilizzo delle installazioni militari presenti sul territorio nazionale e concesse alle forze statunitensi. Il documento sottolinea la necessità di confermare «il rispetto del quadro giuridico definito dagli accordi internazionali vigenti», richiamando attività addestrative e di supporto tecnico-logistico. Un chiarimento che mira a ribadire la cornice legale delle eventuali operazioni connesse alla crisi.

L’energia, vero fronte sensibile

Ma è sul terreno energetico che si gioca la partita più delicata. Il documento della maggioranza evidenzia come l’impatto sulle forniture – «in termini di flussi e costi» – debba essere «assolutamente contrastato».

Il Golfo Persico è una delle arterie vitali del sistema energetico globale: eventuali interruzioni, blocchi o sabotaggi possono tradursi in un’immediata impennata dei prezzi del petrolio e del gas, con ripercussioni su inflazione, crescita e stabilità sociale. L’Italia, come il resto dell’Europa, resta esposta alle oscillazioni dei mercati e alla vulnerabilità delle rotte marittime.

La risoluzione richiama inoltre la necessità di rivalutare la sicurezza del personale militare italiano schierato nell’area e dei cittadini presenti nei Paesi coinvolti o limitrofi, in un contesto in cui il livello di rischio viene giudicato in aumento.

Una crisi in equilibrio instabile

L’incendio della petroliera – simbolo tangibile della tensione – rappresenta l’ennesimo episodio di una crisi che si muove su un equilibrio instabile, fatto di deterrenza, dimostrazioni di forza e messaggi incrociati.

Il timore, condiviso da osservatori e governi, è che un errore di calcolo o un’azione ritorsiva possa innescare una spirale difficile da contenere. In gioco non c’è soltanto la sicurezza delle rotte marittime o la stabilità dei mercati, ma l’assetto stesso di un’area che da decenni condiziona gli equilibri mondiali.

E mentre nel Golfo il fuoco continua a bruciare, nelle cancellerie europee si lavora per evitare che le fiamme si estendano oltre il perimetro già fragile del Medio Oriente.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti