9 Marzo 2026, lunedì
HomeMondoEconomia nel MondoBorse in rosso, petrolio e gas in fiammata: la crisi tra Iran...

Borse in rosso, petrolio e gas in fiammata: la crisi tra Iran e Israele scuote l’Europa

Guerra in Medio Oriente e tensioni sullo Stretto di Hormuz agitano i mercati globali: energia in corsa, listini europei in forte calo

Un’altra mattinata all’insegna delle vendite. Le Borse europee aprono in deciso ribasso, travolte dall’inasprirsi del conflitto in Medio Oriente e dal timore di un’escalation capace di colpire il cuore dei traffici energetici mondiali. A guidare i cali sono Milano e Francoforte, entrambe in flessione di oltre il 2%, mentre Parigi cede l’1,5% nei primi scambi.

A Piazza Affari soffrono in particolare i titoli industriali e della difesa: tra i peggiori figura Prysmian, insieme a Leonardo, entrambi penalizzati dal clima di avversione al rischio che sta spingendo gli investitori verso asset rifugio e liquidità. In controtendenza Lottomatica, che balza di circa il 4% in avvio grazie a conti giudicati solidi dal mercato, in un contesto però dominato da vendite diffuse.

Droni contro l’ambasciata Usa a Riad

A pesare sui listini è soprattutto l’evoluzione del conflitto tra Iran e Israele, che si sta estendendo ad altre aree strategiche del Medio Oriente. Israele ha annunciato un’operazione di terra in Libano con l’obiettivo dichiarato di impedire il lancio di missili da parte di Hezbollah, mentre da Teheran proseguono gli attacchi contro obiettivi nella regione.

Nelle ultime ore due droni iraniani hanno colpito l’ambasciata americana a Riad, in Arabia Saudita, senza provocare vittime. L’episodio ha innescato una dura reazione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che ha annunciato una risposta ancora più severa. Nel frattempo, continuano i bombardamenti americani e israeliani su obiettivi iraniani, mentre Teheran rilancia con missili diretti verso Paesi limitrofi, inclusi gli Emirati Arabi Uniti.

Lo scenario si fa così sempre più ampio e imprevedibile, con il rischio di un coinvolgimento diretto di ulteriori attori regionali.

Energia in corsa: petrolio verso nuovi massimi

La prima e più immediata conseguenza sui mercati è l’impennata delle materie prime energetiche. Il petrolio accelera per la seconda seduta consecutiva: il Wti sale del 2,78% a 73,21 dollari al barile, mentre il Brent avanza del 3,25% a 80,26 dollari.

Ancora più marcato il movimento del gas naturale, che dopo il balzo del 40% registrato nella vigilia continua la sua corsa con un ulteriore +17%, attestandosi a 52,33 euro al megawattora. Una dinamica che riaccende lo spettro di una nuova fiammata inflazionistica in Europa, proprio mentre le banche centrali speravano in una fase di stabilizzazione.

Gli analisti di Bernstein hanno rivisto al rialzo le previsioni sul Brent per il 2026, portandole da 65 a 80 dollari al barile. Ma lo scenario estremo, in caso di conflitto prolungato e blocchi strutturali delle rotte, potrebbe spingere le quotazioni tra i 120 e i 150 dollari, con effetti dirompenti su crescita globale e bilance commerciali.

A Wall Street, nella seduta precedente, gli indici sono riusciti a limitare i danni grazie al rimbalzo dei titoli tecnologici, che hanno in parte compensato le tensioni sul comparto energetico e industriale. Ma la volatilità resta elevata.

Lo spettro dello Stretto di Hormuz

Il vero punto di frizione resta lo Stretto di Hormuz, crocevia attraverso cui transita circa un quinto del petrolio e del gas mondiali. Formalmente, secondo una fonte del Comando militare statunitense citata da Fox, non risulta una chiusura ufficiale dello stretto. Tuttavia, le minacce iraniane e gli attacchi a diverse petroliere negli ultimi giorni hanno di fatto paralizzato il traffico marittimo, generando un effetto immediato sui prezzi.

Le economie asiatiche, fortemente dipendenti dalle forniture energetiche provenienti dal Golfo Persico, sono tra le più esposte. Non a caso la Borsa di Tokyo ha archiviato la seduta con un calo del 3%, segnale di un contagio che supera i confini regionali e si proietta sui mercati globali.

Oro in pausa, cambi sotto osservazione

Nel quadro di tensione internazionale, l’oro si prende una pausa dopo la recente corsa, ma resta stabilmente sopra quota 5.300 dollari l’oncia (5.313 dollari, -0,13%), confermandosi bene rifugio di riferimento in una fase di incertezza geopolitica.

Sul mercato valutario, l’euro si attesta a 1,1669 dollari, in lieve arretramento rispetto alla chiusura precedente. Il cambio euro/yen scende a 183,45, mentre il dollaro/yen si posiziona a 157,24, segno di un equilibrio ancora fragile tra ricerca di sicurezza e scommesse sulle prossime mosse delle banche centrali.

In questo scenario, la variabile geopolitica torna a dominare le scelte degli investitori. Finché il fronte mediorientale resterà acceso e lo Stretto di Hormuz sotto pressione, energia e mercati continueranno a muoversi al ritmo delle notizie provenienti dall’area più calda del pianeta.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti