2 Ottobre 2026, venerdì
HomeItaliaCronacaPaolo, 14 anni, e l’ombra delle persecuzioni a scuola: quattro compagni indagati...

Paolo, 14 anni, e l’ombra delle persecuzioni a scuola: quattro compagni indagati per stalking

Tragedia a Latina: la Procura dei Minori iscrive quattro studenti nel registro degli indagati. In parallelo l’inchiesta per istigazione al suicidio

C’è una cameretta a Santi Cosma e Damiano dove l’11 settembre 2025 si è consumata una tragedia che oggi interroga un’intera comunità. Paolo Mendico aveva 14 anni. Prima di togliersi la vita, avrebbe ricevuto l’ennesimo messaggio offensivo. Un insulto come tanti, forse l’ultimo di una sequenza che – secondo gli inquirenti – andava avanti da tempo.

Lo chiamavano “Paoletta”. Oppure “Nino D’Angelo”, in riferimento al cantante dai capelli biondi, Nino D’Angelo, per deriderlo a causa dei suoi lunghi capelli chiari. Soprannomi che, nella grammatica crudele dell’adolescenza, diventano etichette difficili da scrollarsi di dosso. Nel diario che Paolo teneva con sé, la scuola era descritta come “una prigione”. Parole che oggi pesano come macigni.

Le due inchieste: stalking e istigazione al suicidio

Sulla sua morte si muovono due fronti giudiziari. La Procura di Cassino procede contro ignoti per istigazione al suicidio. La Procura dei Minori di Roma ha invece iscritto nel registro degli indagati quattro ex compagni di classe, oggi tra i 16 e i 17 anni, con l’accusa di atti persecutori.

Secondo l’ipotesi investigativa, i ragazzi avrebbero messo in atto “condotte reiterate consistenti in insulti, offese e minacce”, capaci di provocare nel 14enne “un perdurante e grave stato d’ansia” e di costringerlo a modificare le proprie abitudini di vita. È la formulazione tipica dell’articolo 612-bis del codice penale, lo stalking, applicato in un contesto scolastico.

Paolo frequentava la sede distaccata di Fondi dell’istituto tecnico “Pacinotti”. È lì che, secondo chi indaga, si sarebbe consumato un accanimento quotidiano fatto di parole, messaggi, prese in giro. Un clima che avrebbe progressivamente isolato il ragazzo.

Le due Procure, nelle prossime settimane, potrebbero incrociare gli esiti dei rispettivi accertamenti per valutare eventuali responsabilità convergenti. Il lavoro del Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche (Racis) su chat, fotografie e contenuti digitali è in fase avanzata. Per l’indagine della Procura di Cassino, la chiusura potrebbe arrivare tra la fine di marzo e aprile.

L’audio della psicologa e le responsabilità interne

Un elemento chiave dell’inchiesta è un audio inviato dalla psicologa dell’istituto alla vice preside, nel quale si segnalava “una possibile situazione di bullismo nella classe prima” frequentata da Paolo. Un passaggio che, per gli investigatori, potrebbe dimostrare come la scuola fosse stata quantomeno allertata.

Al vaglio c’è anche la posizione della dirigente scolastica, Gina Antonietti, sospesa dal Ministero dell’Istruzione, così come due docenti, Floriana Forte e Teresa Di Viccaro. I provvedimenti amministrativi non equivalgono a responsabilità penali, ma segnalano la delicatezza del caso.

I carabinieri stanno analizzando i telefoni cellulari per verificare se, come sostiene la famiglia, le difficoltà del ragazzo fossero state più volte comunicate al personale scolastico anche tramite messaggi WhatsApp. Se emergesse che quelle segnalazioni non hanno prodotto interventi adeguati, il quadro delle omissioni assumerebbe un peso rilevante.

Il dolore della famiglia e la domanda di giustizia

Il padre di Paolo parla con la fermezza di chi chiede verità: “Abbiamo segnalato le sofferenze di nostro figlio in più occasioni e nessuno è intervenuto come doveva. Per questo vogliamo che i responsabili paghino per gli errori compiuti”.

La vicenda di Paolo riapre una ferita mai rimarginata: quella del bullismo che si trasforma in persecuzione, della solitudine che si consuma tra i banchi, dell’incapacità – talvolta – degli adulti di intercettare il grido silenzioso di un adolescente.

Ora saranno le indagini a stabilire se dietro quella porta chiusa l’11 settembre ci sia stata soltanto una fragilità individuale o, piuttosto, una catena di responsabilità fatta di parole, omissioni e sottovalutazioni. In gioco non c’è solo la verità giudiziaria, ma la credibilità di un sistema chiamato a proteggere i più giovani quando la scuola, da luogo di crescita, rischia di diventare – come scriveva Paolo – una prigione.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti