21 Settembre 2026, lunedì
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Arrestato in Spagna il boss Domenico Paviglianiti: fine della latitanza di “Don Mico”

Storico esponente della ’ndrangheta reggina, irreperibile dal 2022, è stato fermato a Soria dopo un lungo lavoro investigativo tra Italia e Spagna

Si chiude in Spagna la latitanza di Domenico Paviglianiti, detto “Don Mico”, figura apicale dell’omonima cosca di ’ndrangheta radicata nella provincia di Reggio Calabria e da anni proiettata anche nel Nord Italia e oltreconfine. Il boss è stato arrestato nella giornata di oggi a Soria, nell’entroterra spagnolo, al termine di un’operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria e condotta dalla Guardia di Finanza in stretta sinergia con le autorità iberiche.

L’arresto rappresenta l’esito di una complessa attività investigativa sviluppata sul doppio binario della cooperazione giudiziaria e di polizia internazionale. Decisivo il contributo dell’Udyco, l’unità specializzata della polizia spagnola impegnata nel contrasto al narcotraffico e alle organizzazioni criminali, insieme al G.I.C.O. delle Fiamme Gialle. Nei prossimi giorni saranno attivate le procedure per il trasferimento in Italia.

Paviglianiti era irreperibile dal 2022, quando la Procura della Repubblica di Bologna aveva emesso nei suoi confronti un ordine di carcerazione per cumulo pene superiore ai 19 anni. Le condanne riguardano reati di estrema gravità: associazione mafiosa, omicidio e detenzione illegale di armi. Nello stesso anno era stato anche destinatario di una misura di prevenzione – la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno – mai eseguita proprio a causa della sua fuga.

L’individuazione del latitante è stata possibile grazie al monitoraggio costante della sua rete di contatti. Gli investigatori hanno seguito gli spostamenti di soggetti a lui vicini, che viaggiavano frequentemente tra Italia e Spagna, fino a circoscrivere la sua presenza nella regione di Soria, dove peraltro il boss aveva già trovato rifugio sin dagli anni Novanta. Qui è stato bloccato all’uscita di un ristorante, ponendo fine a una latitanza durata oltre due anni.

Il profilo criminale di Paviglianiti affonda le radici nella stagione più sanguinosa della storia recente della ’ndrangheta: la seconda guerra di mafia (1985-1991). In quel conflitto interno, segnato da decine di omicidi e da profondi riassetti degli equilibri criminali nella provincia reggina, “Don Mico” si schierò al fianco della cosca De Stefano contro il gruppo Condello, assumendo già allora un ruolo di primo piano.

Nel corso dei decenni, il suo nome è ricorso in numerose inchieste e procedimenti giudiziari. Condannato all’ergastolo – pena poi rideterminata in 30 anni – per fatti risalenti agli anni Ottanta, ha collezionato ulteriori sentenze definitive per omicidio e traffico internazionale di stupefacenti. Non è la prima volta che la sua latitanza termina in territorio spagnolo: già nel 1996 e nel 2021 era stato individuato e arrestato oltre i Pirenei.

L’arresto di oggi si inserisce nel più ampio sforzo di contrasto alle cosche calabresi, sempre più capaci di operare su scala internazionale. E conferma, ancora una volta, come la cooperazione tra Stati rappresenti una leva decisiva per colpire le reti della criminalità organizzata anche oltre i confini nazionali.

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